Caso Diaz, primi poliziotti puniti

TORTOSA

La sospensione per Fabio Tortosa è arrivata con una rapidità che nessuno, né al Viminale né tra gli agenti del Reparto mobile, aveva messo in conto. Ieri mattina gli è stato notificato un provvedimento di sospensione cautelare, in attesa dell’azione disciplinare ex articolo 92 del dpr 3 del ’57. Si parla di condotta «grave, inopportuna e lesiva dell’immagine dell’amministrazione della Pubblica sicurezza». Il riferimento è, e non potrebbe essere altrimenti, al post sul suo profilo Facebook: «Io ero quella notte alla Diaz. Io ci rientrerei mille e mille volte», pubblicato il 9 aprile scorso, poco dopo la sentenza della Corte di Strasburgo che ha condannato l’Italia per tortura. Ma la sospensione potrebbe essere la prima di una lista di provvedimenti analoghi. Il comandante del Reparto mobile di Cagliari Antonio Adornato, che aveva cliccato ”mi piace” al commento pubblicato da Tortosa è stato sospeso dall’incarico e trasferito seduta stante a Roma, all’ufficio ispettivo del Viminale. E dopo gli accertamenti sarebbero in arrivo decine di procedimenti analoghi.
IL DECRETOIl decreto di sospensione che posiziona immediatamente l’agente Tortosa a riposo in attesa che si avvii la procedura disciplinare, ricostruisce la storia di quella pubblicazione in poche righe: «In data 9 aprile 2015 il dipendente ha postato sul social network ”Facebook” commenti e giudizi riguardanti l’irruzione effettuata il 21 luglio 2001 presso la scuola Diaz di Genova, in occasione del vertice del G8 dal personale del VII nucleo del I reparto mobile di Roma di cui faceva parte». Il provvedimento, sottolinea che il danno all’immagine della Polizia deriva anche dall’impatto mediatico che ha avuto quella notizia: «Letti gli articoli di stampa apparsi su testate giornalistiche a tiratura nazionale e ripresi anche da alcune trasmissioni televisive, che hanno riportato le dichiarazioni postate dal dipendente sul proprio profilo Fb», si legge nel testo che evidenzia l’«ampia risonanza mediatica» della notizia che ha «suscitato l’indignazione da parte dell’opinione pubblica», si stigmatizza il «rilevante nocumento che deriva agli interessi ed al prestigio» del dipartimento di Pubblica sicurezza e di «condotta, in netto contrasto con le aspettative della società e con i doveri assunti con il giuramento» sulla carta costituzionale. «Abbiamo fatto il giusto e abbiamo fatto presto», ha commentato il ministro degli interni Angelino Alfano.
LE CONSEGUENZELe conseguenze sono immediate: per questo mese e finché il procedimento disciplinare non sarà concluso, Tortosa vedrà dimezzato lo stipendio del 50%, da 1.400 euro a 700. E i tempi saranno lunghi: da ieri, il suo caso è affidato ad un funzionario ”istruttore” presso il suo stesso reparto che redige una ”relazione di contestazione”. Tortosa avrà poi 20 giorni per presentare le controdeduzioni e, se il caso non si chiuderà in questa fase iniziale, sarà deferito al consiglio di disciplina, dove avverrà una specie di piccolo processo, durante il quale il vice ispettore potrà essere assistito da un superiore. Le sanzioni arrivano a 6 mesi di sospensione, anche se gli effetti di mancato avanzamento di carriera potrebbero protrarsi fino a cinque anni. «Sono una vittima sacrificale – ha detto Tortosa – io, e tanti come me, sono entrato obbedendo a un ordine legittimo e non ho commesso alcun atto contrario alle norme e all’etica. Mi sembra grottesco che, nonostante moltecplici sentenze, non si sia fatta piena luce su quei fatti e adesso va a pagare una persona perché scrive su Facebook la propria estraneità ai fatti». Il poliziotto valuta l’appello al Tar. Il sindacato al quale è iscritto, Consap, ha chiesto la scorta per lui e la sua famiglia, aggiungendo che l’agente avrebbe ricevuto minacce di morte via web ed un proiettile. «Attenzione a non fare di un capro espiatorio una vittima designata», dicono dalla Consap.

Il Messaggero