Casa al Colosseo, per l’ex ministro Scajola scatta la prescrizione

Scajola

In primo grado era stato assolto, ma in secondo grado per la casa con vista sul Colosseo comprata «a sua insaputa» l’ex ministro Claudio Scajola ha rischiato la condanna. Al termine del processo infatti la seconda corte d’appello di Roma ha dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione.

Cancellato

Scajola era imputato di finanziamento illecito perché l’acquisto dell’appartamento in via del Fagutale 2 – 210 metri quadri pagati dall’ex ministro 600mila euro, ma costati in realtà 1,7 milioni – sarebbe avvenuto, in parte, con i soldi del costruttore Diego Anemone. Il 27 gennaio il tribunale lo ha scagionato con la formula «perché il fatto non costituisce reato», ma il 31 ottobre la corte d’appello non ha confermato la sentenza. Senza accettare o respingere la richiesta del procuratore generale Otello Lupacchini (tre anni di carcere), il collegio si è limitato a calcolare il tempo trascorso dalla compravendita: e poiché si è dovuti risalire al 2004, sul reato ipotizzato dalla procura si è abbattuta la mannaia della prescrizione. La posizione di Anemone invece, su cui pure pende il rischio di una condanna a tre anni, è stata stralciata per un difetto di notifica.

Lo sfogo

Scajola, agli arresti domiciliari per la vicenda che coinvolge anche l’ex parlamentare Amedeo Matacena, assiste al processo. E alla fine sbotta: «Questo processo ha causato tutto il casino nella mia vita». Ma i suoi difensori sono soddisfatti: «C’è stata sostanzialmente una conferma del giudizio di primo grado – sostengono gli avvocati Giorgio Perroni ed Elisabetta Busuito -. I giudici hanno rigettato la richiesta di condanna».

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