Carpi-Torino 2-1. Autogol di Padelli, gol di Matos, rigore di Maxi Lopez

Foto Mauro Locatelli - LaPresse
07 04 2012 Bergamo ( Italia )
Sport Calcio
Atalanta vs Siena
Campionato italiano di calcio Serie A Tim 2011 2012 - Stadio  di Bergamo
Nella foto:sannino
Photo Mauro Locatelli - LaPresse
07 04 2012 Bergamo ( Italy )
Sport Soccer
Atalanta vs Siena
Italian Football Championship League A Tim 2011 2012 - Stadium of Bergamo.
In the pic:sannino

Altro che una notte da solo in testa alla classifica: il Torino inciampa in un atteggiamento troppo diverso da quello che l’aveva portato a respirare l’aria di lassù, ancora prima che nei suoi moltissimi (otto) assenti, e dà coraggio ad un Carpi che aveva già provato a darsene da solo, alla prima partita con il neo tecnico Sannino in panchina. Risultato: prima vittoria assoluta per gli emiliani, con un 2-1 che ha premiato una maggior compattezza difensiva rispetto alle prime partite (due gol e mezzo incassati a partita) e il coraggio di attaccare più e meglio il Toro nella ripresa.

LE SCELTE — Sannino aveva scelto un ingresso morbido, senza stravolgere per ora scelte e lavoro fatti da Castori: il sistema di gioco resta il 3-5-2, le due novità a livello di uomini sono il portiere Belec (risolto così il dilemma Benussi-Brkic, che tanti problemi aveva creato al predecessore) e Martinho, che il tecnico ebbe con lui a Catania, scelto al posto di Lollo, peraltro indisponibile come Romagnoli. L’inedito tattico è che al centro della difesa va Zaccardo, finora sempre sul centrodestra, con Bubnjic e Gagliolo al suo fianco. Ventura, con gli otto assenti che si ritrova, non ha granché da sbizzarrirsi: a parte in attacco, dove la coppia Quagliarella-Maxi Lopez però è collaudatissima, le sue scelte sono praticamente obbligate e l’unica semi-sorpresa è il recupero di Gazzi, che dunque sta davanti alla difesa, con Benassi e Vives interni e Acquah in panchina. Sulla fascia sinistra, data l’assenza di Avelar (infortunato) e Molinaro (squalificato, come Obi), viene adattato Gaston Silva.

IL VECCHIO DIFETTO — E proprio sulle fasce a Ventura è mancata, soprattutto ad inizio partita, la spinta che rappresenta di solito uno dei punti di forza. Di fronte ad un Torino così sulle sue il Carpi ha giocato quasi mezzora da aspirante padrone della partita, con il consueto moto perpetuo sulla trequarti di Matos, più assistito del solito da Fedele e Martinho: al brasiliano è mancato il colpo vincente due volte, sempre su cross di Fedele, con due colpi di testa mai indirizzati in porta con la necessaria cattiveria. La prima scossa ad un Toro fin troppo attendista l’ha data Gaston Silva, al 24’, con un tiro dalla distanza respinto con qualche difficoltà da Belec. A quel punto il Carpi è ricaduto nel vecchio difetto di abbassarsi troppo, consentendo ai granata di ritrovare coraggio e di prendere 20-30 metri di campo, appoggiandosi in particolare sui movimenti di Maxi Lopez. E proprio l’argentino, giocando su qualche incertezza di Bubnjic, per due volte (29’ e 37’) ha cercato la porta, andando molto vicino al gol con la seconda girata, finita poco lontano dal palo alla sinistra di Belec.
TUTTO PER TUTTO — Nell’intervallo il Carpi ha capito che era il momento di giocarsi il tutto per tutto. Quello che ha fatto al 10’ Gabriel Silva, che di destro ha cercato la porta e ha trovato la fortuna di far carambolare il suo tiro prima sul palo e poi sul corpo di Padelli. E’ stato solo a quel punto che il Torino, anche grazie agli ingressi di Acquah e Belotti, ha provato a mettere il Carpi con le spalle al muro, esponendosi però al pericolo del suo gioco di rimessa. E proprio con un mezzo contropiede il Carpi ha raddoppiato al 27’, con un colpo di testa di Matos che è andato a raccogliere uno splendido assist di Borriello. Tempo un minuto e il Torino si è regalato la possibilità di credere ancora nell’ennesima rimonta, ancora grazie a Maxi Lopez che è andato a cercarsi un rigore (fallo di Bubnjic), poi trasformato. Ma anche il 3-4-3 finale, con Martinez, non ha concretizzato gli ultimi sforzi: il Carpi si è chiuso molto e bene lasciando Lasagna unica punta e l’ultima chance per i granata, una girata di Benassi, era troppo centrale per preoccupare Belec.

La Gazzetta dello Sport