Caos M5S, Grillo e Casaleggio sotto accusa

BEPPE GRILLO

Alle critiche per l’alleanza con Nigel Farage, ora si aggiungono quelle sulla gestione dell’intera campagna elettorale del Movimento 5 Stelle, così come l’hanno voluta Beppe Grillo e Giandomenico Casaleggio. Ad alzare la tensione alle stelle, ieri mattina, una fuga di notizie da Montecitorio, con cui sono stati resi pubblici i contenuti di un documento che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto essere riservatissimo, elaborato dallo staff comunicazione del gruppo penta stellato alla Camera. In cui, sostanzialmente, si propone un radicale cambio di marcia rispetto alla linea imposta dal gotha milanese, immaginando invece un massiccio investimento, in termini di comunicazione, sulla televisione, un cambio di strategia nella selezione dei parlamentari, la presentazione chiara di una squadra di governo. 
LE RELAZIONI RISERVATE

«Il voto del 25 maggio non è stato tanto pro-Renzi o pro-Pd, nonostante le percentuali bulgare, quanto contro il MoVimento 5 Stelle e lo spettro della paura costruito finemente ed efficacemente per portare, quindi, tutti gli elettori in un alveo di sicurezza, rappresentata da Renzi», è l’analisi contenuta nel report, secondo cui «la chiamata alle armi contro la forza del male (riproduzione del modello anti berlusconiano) è riuscita, tanto è vero che a sinistra, invece di esultare per un risultato mai ottenuto, hanno invece tirato un sospiro di sollievo (la Repubblica è salva) o inveito contro il grillino sconfitto». Perché? «Non siamo da governo. Ciò che i parlamentari hanno percepito è stato l’atteggiamento di sfiducia nei loro confronti. Seppur elogiati per il loro impegno, i parlamentari del M5S non sono ancora percepiti come affidabili. Si ritengono poco concreti (la battaglia sul 138 l’hanno capita ben poche persone). Mancano di umiltà e a volte sono percepiti come saccenti», è la spiegazione proposta dall’analisi. Il documento, presentato ai deputati martedì sera, è andato ad aggiungersi alla relazione di Silvia Virgulti, tv coach dei parlamentari, in cui avrebbe attribuito la responsabilità del fallimento elettorale a Grillo e Casaleggio, e all’uso disinvolto di temi come quello della vivisezione o dei tribunali del popolo. Critiche che hanno fatto andare su tutte le furie i fedelissimi del vertice penta stellato, e il responsabile comunicazione di Palazzo Madama, Rocco Casalino, avrebbe fatto capire che Grillo e Casaleggio, non l’hanno presa bene: quelle tesi sono all’antitesi del pensiero grillino sull’uso della tv e poi farebbe fare una figuraccia al Movimento. 
LA VACANZA

E mentre Grillo si trasferiva a Bivona, «per una vacanza», i suoi parlamentari si confrontavano a muso dure in due distinte assemblee alla Camera e al Senato. Benzina sul fuoco delle polemiche per il dialogo con l’Ukip: se ieri il professor Aldo Giannulli, dal blog di Grillo ne escludeva le dimissioni, auspicando per il movimento «una immagine più ricca e collegiale», alle critiche di Giulia Sarti, si sono aggiunti i tweet di Aris Prodani, «l’alleanza con Farage è #dabrivido», e di Eleonora Bechis secondo cui il populista britannico è «uno speculatore finanziario». Aria da espulsioni, insomma, come confermato da Roberta Lombardi. Anche se il secondo round è stato rinviato a dopo i ballottaggi.

Il Messaggero