Caos Forza Italia il vertice si dimette Berlusconi frena Fitto: azzerare tutto

SILVIO BERLUSCONI 3

In Forza Italia la tensione resta altissima. Il comitato di presidenza, convocato in fretta e furia ieri mattina (senza alcuni dissidenti) per tentare di lanciare all’esterno un messaggio di rassicurazione cercando di ricucire gli strappi provocati dalla sconfitta subita sul Quirinale fra gli esponenti del partito più vicini allo stesso Berlusconi, non ha sciolto i nodi strategici del partito dove pare ancora regnare il tutti contro tutti. Sul piano formale le dimissioni dei capigruppo del partito sono state respinte da Berlusconi mentre, con l’obiettivo di far depositare polvere, è stata rinviata la riunione dei gruppi parlamentari.
Si è preferito comunque spostare il tiro all’esterno con un comunicato mirato parola per parola che attacca il Pd e inasprisce i toni della ”dialettica parlamentare” («voteremo solo quello che ci convince») ma non dà l’addio al percorso delle riforme intrapreso con Palazzo Chigi.
Sul piano dei rapporti interni sembrerebbe emergere un ridimensionamento di Denis Verdini rimasto in silenzio per tutta la riunione del Comitato di presidenza. Ma in realtà nessuno, nemmeno chi nei giorni scorsi lo ha criticato a fondo, nel corso del vertice ha proferito parola contro di lui chiedendogli conto della gestione dei rapporti con il Pd. Anzi, a riunione ancora in corso, Giovanni Toti ci ha tenuto a precisare come «nessuno è sotto processo o messo in discussione, nè Verdini nè altri». La messa in discussione della linea portata avanti insieme a Gianni Letta consente all’ex premier però di ricompattare il grosso dell’esercito, evitare fughe dal partito e mantenere nell’isolamento Raffaele Fitto. Il capo dei frondisti non ha fatto nulla per evitare una nuova rottura e finire per l’ennesima volta sul banco degli imputati durante la riunione.
L’ex governatore della Puglia, per nulla convinto che gli accordi con Renzi siano rotti – cita San Tommaso: «Se non vedo non credo» – ribadisce quanto chiesto da mesi: «azzeramento di tutti gli incarichi per una vera svolta».
DOCUMENTO CALIBRATO
Ma ancora una volta non è stato accontentato. I presupposti con cui Silvio Berlusconi l’altro ieri sera, riunito con lo stato maggiore azzurro, aveva deciso di convocare il comitato di presidenza del partito e a seguire la riunione congiunta dei gruppi parlamentari poi rinviata, lasciavano presagire venti di guerra contro Matteo Renzi con la definitiva rottura del patto del Nazareno. E invece, nonostante la rabbia sia tutt’altro che svanita e nonostante le polemiche violentissime con il Pd, il documento discusso con i capibastone del partito e limato parola per parola, è calibrato in modo tale da consentire all’ex Cavaliere di continuare a giocare su più tavoli.
Ed è pr oprio in alcune passaggi del testo letto dall’ex premier nel corso del comitato di presidenza, che si racchiude il senso della linea scelta: «da opposizione responsabile voteremo solo ciò che riterremo condivisibile per il bene del Paese, senza pregiudizi, come abbiamo fatto sino ad oggi». Un concetto generico, nessun annuncio concreto in vista delle votazioni della prossima settimana alla Camera sulla riforma della Costituzione.

Il Messaggero