Caos FI, i gruppi verso la conta interna

SILVIO BERLUSCONI

In Forza Italia la linea esterna la continua a dettare Silvio Berlusconi ma nel partito scoppia il caos dopo la sfida di Renato Brunetta che nonostante la nota ufficiale che lo scredita, non indietreggia di un passo e ammacca il progetto dellex Cavaliere che dopo aver invitato Angelino Alfano a un confronto, puntava a presentarsi al tavolo delle trattative per il nuovo inquilino del Quirinale con un centrodestra unito e 200 grandi elettori sul piatto. Gli attacchi di Brunetta a Matteo Renzi, apostrofato come un «fannullone, perché aspetta il 20 febbraio per fare i decreti fiscali che gli italiani aspettano» e minacciato di andare ai materassi «se insiste sul calendario con le riforme prima del Colle» avevano fatto scendere ufficialmente in campo Berlusconi.
L’ex Cavaliere, dopo che a causa degli attacchi di Brunetta e l’incontro con Raffaele Fitto, veniva descritto come sul punto di strappare il patto del Nazareno e puntare sulla linea dei vecchi e nuovi lealisti, con una nota ufficiale ha prima rassicurato il premier che «le riforme necessarie a rendere governabile il Paese abbiamo preso degli impegni che intendiamo rispettare, come sempre abbiamo rispettato la parola data. E questo vale anche per i tempi e le procedure. Stia tranquillo perciò il Presidente Renzi».
L’INSISTENZA
Non è bastato e davanti all’insistenza del capogruppo forzista che insisteva di aver concordato tutto con lui, lo ha strigliato dichiarando che «è esattamente il contrario. Non sono d’accordo sui giudizi espressi da Brunetta e neppure sulla sua abitudine di attaccare personalmente gli avversari politici. Chiedo a Brunetta di cambiare atteggiamento».
L’ex ministro però non ha indietreggiato e ha dato appuntamento a mercoledì quando Berlusconi incontrerà i deputati per un chiarimento. Intanto però il pattista e capogruppo al Senato Paolo Romani è partito con un documento in favore della linea pro patto del Nazareno che dovrebbe servire a una conta interna. Ieri Romani ha detto che per lui «la spaccatura è già ricomposta. Può darsi che ci sia ancora un dibattito all’interno dei gruppi come è giusto che sia… è importante dibattere ma alla fine è anche legittimo e giusto prendere anche una decisione che appartenga a tutti». Di fatto la spaccatura si allarga ora dopo ora e tra i deputati si parla di un dimissionamento di Brunetta dalla guida del gruppo dopo il voto per il Colle, per sostituirlo con Mariastella Gelmini che due anni fa venne sconfitta nella corsa alla presidenza proprio da uno sprint dell’economista.
GLI OBIETTIVI

Intanto la scelta dell’incontro con Ncd per presentarsi uniti alla trattativa sul nome per il Quirinale compatta il partito di Alfano che ieri, pur riconoscendo che la prima mossa spetta al leader Pd si è spinto a chiedere un presidente di centrodestra, invitando il premier a seguire l’esempio di «una forza del 40% come la Dc» che «ha avuto la lungimiranza di far eleggere coi propri voti figure di spessore quali un liberale come Einaudi, un grande socialista come Pertini, un fondatore della socialdemocrazia come Saragat».

Il Messaggero