Caos centrodestra da FI scheda bianca Travaglio del Ncd, poi: «Votiamo sì»

ANGELINO ALFANO 1

ROMA La notte è stata lunga e pochissimi hanno dormito. Non Angelino Alfano e i suoi, che si riuniscono in tarda serata per decidere alla luce dell’appello del premier Renzi, se votare per Mattarella con il resto della maggioranza, anche consci della defezione dei parlamentari eletti al Sud. Decisione di fatto presa, e personalmente comunicata da Alfano al telefono a Mattarella. Ma la rabbia che serpeggia tra i neocentristi è tanta. «Non ci facciamo prendere in giro da Lotti dopo che per salvare il governo abbiamo rotto il Pdl», spiega un pezzo grosso del governo.
IL DOCUMENTO
Un vertice tra i big del partito, al Viminale, viene convocato in serata per ratificare l’ok e preparare un documento da presentare alla riunione dei Grandi elettori di stamattina. Un documento nel quale non si mancherà di far notare al premier il prezzo che, sul piano delle riforme, Renzi dovrà pagare per la sua scelta. «È una grossa delusione politica, abbiamo capito che Renzi, con noi, non va oltre un certo punto», si sfoga infatti nel pomeriggio un parlamentare mentre un inedito Quagliariello quasi avverte che, se lo schema usato da Renzi è questo al «primo voto segreto sull’Italicum va sotto». E su premio alla lista e clausola di salvaguardia al 2016 Ncd già starebbe preparando il piano di battaglia. E Roberto Formigoni si spinge anche oltre: «Adesso serve una verifica di governo». Il ministro dell’Interno, pressato per tutta la giornata da Renzi e dai suoi, che sostengono come «sia difficile per il titolare del Viminale non condividere il voto per il Capo dello Stato», si tiene in costante contatto con Berlusconi, costretto ad Arcore, nel tentativo di trovare una posizione comune. Cosa che non avviene, almeno fino a ieri sera perché Berlusconi dà ancora indicazione di votare scheda bianca.
Non dormono, ovviamente, i forzisti, più divisi che mai, che attendono l’ultima mossa del loro leader. Alla fine della convulsa giornata di ieri, il Cavaliere, pur ribadendo di «stimare Mattarella, ma di non apprezzare affatto il metodo con cui Renzi lo ha scelto», si rende conto di essere alle corde. Lo capisce già nel pomeriggio, quando apprende che l’Area popolare, della quale fanno parte l’Ncd e l’Udc, sta rompendo il fronte. E infatti, undici senatori di Area popolare, dopo le parole del premier, auspicano «un voto convinto e compatto a sostegno della candidatura a presidente della Repubblica di Sergio Mattarella, persona di alto profilo giuridico ed istituzionale».
Sembra la fine della riconciliazione tra gli ex forzisti. Ma anche la sua Forza Italia è in ebollizione. Gli ex dc e i parlamentari del Meridione sono pronti a votare Mattarella. Letta e Verdini consigliano prudenza. Ma, quando arriva Renzi, il suo consigliere politico, Giovanni Toti, dichiara che l’appello alla condivisione «è arrivato tardi» e, sprezzante, commenta: «Renzi, chi?». E Renato Brunetta, getta ancora benzina sul fuoco con un irridente «Matteo, stai sereno». Intanto, Fitto e i suoi si riuniscono in un albergo vicino Montecitorio e cannoneggiano il vertice. «Si tratta dell’elezione del presidente della Repubblica – scandisce l’ex governatore della Puglia – non partecipare al voto è roba da Sud America». Berlusconi capisce al volo. Dice no all’Aventino e dà l’indicazione della scheda bianca alla quarta votazione «per responsabilità e per senso delle istituzioni».

IL MESSAGGERO