Canone Rai in bolletta, Consiglio di Stato: criticità, il regolamento va rivisto

Rai: sede di roma

Mancanza di “un qualsiasi richiamo ad una definizione di cosa debba intendersi per apparecchio televisivo”, dal momento che sul mercato sono ormai disponibili molti “device” per la ricezione dei programmi. Nessun riferimento allo scambio dati tra vari enti necessario per l’addebito. Formule tecniche di non facile comprensione. Segnalando queste “criticità”, il Consiglio di Stato invita l’amministrazione a rivedere il regolamento sul canone Rai in bolletta, sospendendo il proprio parere in merito.

Nell’atto del Consiglio di Stato (Sezione consultiva per gli atti normativi) vengono esaminati i contenuti dello schema di regolamento sui contenuti dalla legge di Stabilità e le disposizioni sul canone Rai con l’addebito nella bolletta elettrica. Uno dei primi aspetti segnalati, è che “l’adozione del decreto non è avvenuta nel rispetto del termine previsto dalla norma di riferimento e che non risulta espresso il concerto del Ministro dell’economia e delle finanze”, come previsto dalla legge di Stabilità 2016; e “con il concerto – si sottolinea – il Ministro partecipa dell’iniziativa politica, concorrendo ad assumerne la responsabilità: pertanto, il concerto può essere manifestato da un funzionario soltanto per espresso incarico o per delega del Ministro e non sotto la forma di semplice nulla osta al prosieguo dell’iter procedurale”.

Il Consiglio di Stato di sofferma quindi su “alcuni profili di criticità” del regolamento “che dovrebbero trovare soluzione prima della sua definitiva approvazione” per “non condizionare il grado di efficacia di tale strumento normativo”. Innanzitutto nel testo “manca un qualsiasi richiamo ad una definizione di cosa debba intendersi per apparecchio televisivo”. E siccome oggi anche smartphone, tablet e altri apparecchi si prestano alla ricezione di programmi tv, “precisare che il canone di abbonamento è dovuto solo a fronte del possesso di uno o più apparecchi televisivi in grado di ricevere il segnale digitale terrestre o satellitare direttamente o tramite decoder costituirebbe un elemento informativo particolarmente utile”, in relazione agli obblighi contributivi dei cittadini.

In secondo luogo, il procedimento di addebito e riscossione del canone di abbonamento alla televisione presuppone uno scambio di dati fra i vari enti: Anagrafe tributaria, Autorità per l’energia, Acquirente unico spa, Ministero del’interno, Comuni e alcune società private. Ma nelle norme non si fa alcun riferimento a questo tema che, “viceversa, potrebbe trovare soluzione quantomeno con la previsione di una disposizione regolamentare che espliciti che le procedure ivi previste avvengano nel rispetto della normativa sulla privacy, sentito il Garante per la protezione dei dati personali”.

Un ulteriore profilo di criticità è dato dal fatto che «non tutte le norme ivi previste risultano formulate in maniera adeguatamente chiara, tenendo conto del’ampia platea di utenti cui le medesime si rivolgono»: ne è un esempio l’art. 3 del regolamento che «nell’individuare, ai fini dell’addebito del canone, le categorie di utenti, utilizza formule tecniche di non facile comprensione per i non addetti al settore».

Sottosegretario Giacomelli: «Non è una bocciatura»
«Quella del Consiglio di Stato non è affatto una bocciatura ma un utile suggerimento di integrazioni e chiarimenti peraltro assolutamente nella prassi dei pareri del Consiglio stesso». Lo afferma il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli. «È un po’ singolare – afferma – trasformare nella comunicazione i pareri e i contribuito consultivi che servono esattamente a migliorare il testo e che sono accolti da noi con spirito costruttivo in una inesistente bocciatura».

La riforma annunciata
Secondo la riforma annunciata dal Governo Renzi, il nuovo canone Rai costerà 100 euro annui. Le rate, dieci da gennaio a ottobre, saranno raggruppate a seconda della cadenza (bimestrale o trimestrale) delle bollette elettriche e arriveranno anche a chi non ha consumato elettricità. La prima maxirata sarà a luglio da 70 euro. La famiglia che possiede la tv ma non ha nessun contratto elettrico pagherà in un’unica soluzione tramite codici forniti dalle Entrate. Per i rimborsi dei canoni non dovuti ma addebitati in bolletta, infine, le Entrate hanno 60 giorni dal’emanazione del Dm per definire le modalità.

L’associazione dei consumatori
Per il Codacons i giudici di Palazzo Spada oggi hanno «confermato pienamente i tanti dubbi del Codacons sulla legittimità del canone Rai in bolletta, ravvedendo le stesse criticità sollevate dalla nostra associazione».

«Come conseguenza del parere del Consiglio di Stato – spiega l’associazione dei consumatori – non sarà possibile inserire il canone in bolletta, almeno fino a che non saranno superate le pesanti criticità rilevate». Il Governo deve quindi ora «sospendere il decreto e apportare tutte le correzioni richieste dai giudici. L’unica cosa certa in mezzo ai tanti dubbi e alla totale mancanza di informazioni per i cittadini, è che sul canone Rai in bolletta regna il caos più totale, motivo per cui il Governo farebbe bene a rinunciare del tutto al provvedimento», conclude il presidente del Codacons Carlo Rienzi.

Il Sole 24 Ore