Cambiamo per i figli non per Angela Merkel

MATTEO RENZI

«Più Europa nelle Istituzioni per avere più euro in tasca». Con questo slogan il presidente del Consiglio Matteo Renzi conclude la propria informativa alla Camera sul Consiglio Europeo in programma oggi e domani a Bruxelles. All’ordine del giorno c’è la situazione economica e Renzi invita il Parlamento a fare le riforme «non perché ce lo chiede l’Europa, ma per i nostri figli». E sulle prossime elezioni europee, il premier invita a evitare i populismi e a non dare l’idea che il voto sia una sorta di referendum sull’Ue o un «derby tra europeisti e antieuropeisti». «Chi immagina di dare tutta la colpa all’Europa inganna i propri elettori» e il Parlamento deve rincunciare «l facile alibi dell’Ue» e pensare a varare le riforme necessarie: giustizia, lavoro, fisco, Senato e Titolo V. «È l’ultima occasione per riaffermare il valore della politica, ci aspettano 8 mesi di duro lavoro», spiega Renzi.

«Trovo fondamentale che si esca da una visione per la quale l’Europa ci controlla i compiti o ci fa le pulci: dobbiamo affermare con decisione che Italia e Europa non sono due controparti, ma sulla stessa barca», dice il premier specificando che «dobbiamo lottare contro un’Europa che sia solo espressione della burocrazia e della tecnocrazia e per un’Europa che abbia lo spirito alto dei padri fondatori. Non è necessario uno sforamento del 3% ma il rispetto del 3% con una eventuale, possibile, modifica dal 2,6 al 3%». Ma Renzi non nasconde che quello del 3% «è un parametro anacronistico. Il tema del 3% è un tema rispetto al quale abbiamo ampiamente le carte in regola». L’Italia «è un Paese che ha bisogno di un racconto diverso all’estero: non abbiamo paura di confrontarci con nessuno sui parametri europei anche se sappiamo di avere una zavorra che è il debito pubblico». È poi «fondamentale» che «pubblica amministrazione, fisco e giustizia siano affrontati prima del primo di luglio». E sulle riforme istituzionali, il premier ribadisce: «Se l’Italia vuole cambiare l’Europa prima deve cambiare se stessa. Come possiamo essere credibili a chiedere un’altra Europa se il nostro sistema elettorale non garantisce governabilità e non si riesce a superare il bicameralismo? O chiedere meno burocrazia se continuiamo ad avere un problema con la Pa e a non affrontarlo». E lo stesso vale per le Province, «è importante che si superi un livello istituzionale che è di troppo. Noi abbiamo offerto un pacchetto di riforme che parte dalla riforma costituzionale e istituzionale che è quella che più ha colpito i nostri partner europei perché dimostra che l’Italia è in grado di fare la propria parte nel cambiamento».

Sul lavoro il premier osserva sdegnato: «I nostri numeri sulla disoccupazione giovanile gridano vendetta». Per questo la riforma è «necessaria, non è un argomento a piacere che possiamo affrontare o no, ce lo chiedono i disoccupati. Si è pensato di creare lavoro per decreto e si è fallito. Si è pensato di dare garanzie ai giovani, moltiplicando norme e si è fallito e ora la disoccupazione giovanile è a livelli atroci».

 

IL TEMPO