Calciopoli, la Cassazione: prescrizione per Moggi e Giraudo

MOGGI_GIRAUDO

La Corte di cassazione ha confermato a tarda notte le condanne nei confronti di Luciano Moggi, Antonio Giraudo e degli altri imputati del processo Calciopoli. I reati sono ormai tutti estinti per prescrizione, ma la decisione dei giudici della terza sezione penale (presidente Aldo Fiale) è ugualmente di fondamentale importanza per tutto quello che il processo nato da un’inchiesta della Procura di Napoli ha rappresentato per il mondo del calcio italiano, sconvolto nella primavera e nell’estate del 2006 da un terremoto che culminò con la retrocessione della Juventus in serie B nonché con l’annullamento degli scudetti vinti durante le stagioni 2004-2005 e 2005-2006. E soprattutto la sentenza della Corte suprema è importante perché, al di là delle prescrizioni, sancisce in maniera definitiva e irrevocabile che il massimo campionato di calcio italiano fu davvero gestito da una organizzazione criminale, una associazione per delinquere che lo falsò pilotando designazioni arbitrali gradite a chi di quell’organizzazione era il capo e facendo in modo che i risultati favorissero la Juventus.

Condannato De Santis

Ricapitolando: la III sezione penale della Cassazione ha dichiarato la prescrizione per Luciano Moggi, accusato di associazione a delinquere, e per Antonio Giraudo, ex a.d. del club bianconero, imputato per associazione a delinquere e frode sportiva. Moggi è stato assolto da alcuni episodi di frode sportiva. La sentenza è arrivata dopo una camera di consiglio durata oltre 6 ore. Per gli imputati che avevano rinunciato alla prescrizione, – gli ex arbitri Massimo De Santis, Paolo Bertini e Antonio Dattilo – i supremi giudici hanno confermato la condanna ad un anno (pena sospesa) per il primo, e hanno assolto gli altri due. Prescritto anche il reato contestato all’ex vicepresidente della Federcalcio, Innocenzo Mazzini, e all’ex designatore Pieluigi Pairetto. Rigettati dalla Corte i ricorsi di Claudio Lotito, presidente della Lazio e di Diego ed Andrea della Valle (Fiorentina, condannati a un anno e tre mesi in primo grado): per loro il reato si era già prescritto in appello. La Cassazione ha infine dichiarato inammissibile il ricorso della Procura di Napoli contro le assoluzioni degli arbitri Paolo Dondarini, Gianluca Rocchi e Tiziano Pieri e dell’ex presidente Aia, Tullio Lanese.

Accolte le richieste del pg

La decisione della III sezione penale ha quindi accolto le richieste del procuratore generale della Suprema corte Gabriele Mazzotta, che aveva chiesto di confermare «l’esistenza di una associazione a delinquere finalizzata a condizionare i risultati delle partite, le designazioni arbitrali, le carriere dei direttori di gara, e l’elezione dei vertici della Lega calcio». Per Mazzotta erano da convalidare le sentenze di secondo grado, ad eccezione di alcuni episodi di frode sportiva e delle condanne di Bertini e Dattilo. Mazzotta inoltre ha descritto la «struttura associativa» contestata, «nella quale tutti si ritrovavano ad attentare ai risultati delle singole partite ma anche a dare appoggio a Carraro, candidato al vertice della Figc, o a pilotare dossier contro i Della Valle, “colpevoli” di volere un altro presidente alla guida della Lega. E si interferiva anche nella progressione delle carriere degli arbitri». Il pg ha ricordato anche che i sodali del “sistema Moggi” si erano dotati di un «apparato organizzativo con schede telefoniche svizzere riservate, difficilmente aggredibili da intercettazioni legali o illegali, come quelle dell’Inter».

Moggi: «Processo abnorme»

«Abbiamo scherzato per nove anni e questa è una cosa spiacevole, perché questo processo abnorme si è risolto in nulla: solo tante spese. In nove anni si è appurato che il campionato è stato regolare, i sorteggi regolari e non ci sono state conversazioni sulle designazioni». Questo il commento dell’ex direttore generale della Juventus al verdetto della Cassazione che ha prescritto l’accusa contro di lui per associazione a delinquere e ha annullato la frode sportiva. Poco dopo Moggi ha anche riassunto su Twitter la sua versione della sentenza: «Assoluzione per alcune frodi il resto in prescrizione».

Bertini: «Processo tragico»

«Finalmente dopo nove anni termina questa vicenda, che è stata un’avventura che mi ha provato molto: un processo tragico nel quale non tutti hanno avuto la mia stessa sorte, quella di essere assolto. Ringrazio il mio avvocato, Messeri, che mi ha sostenuto fin dalla nascita di questa odissea giudiziaria». Questo il commento di Paolo Bertini, l’ex arbitro assolto da tutte le accuse insieme al suo collega Antonio Dattilo. DI segno ovviamente opposto le parole di De Santis: il processo Calciopoli «è stato viziato sin dall’inizio, non mi aspettavo che potesse reggere, questa tesi accusatoria. Provo una grossa delusione – ha aggiunto – non auguro a nessuno di capitare in questo tipo di giustizia. Mi sembra ci sia stata una discriminazione nei miei confronti. Ora aspetto di leggere le motivazioni, voglio capire perché sono rimasto l’unico arbitro coinvolto nell’associazione». De Santis, nel corso del processo, aveva deciso di rinunciare alla prescrizione.

La sentenza d’appello

Luciano Moggi aveva fatto ricorso contro la condanna a 2 anni e 4 mesi inflittagli nel 2013 dalla Corte d’appello di Napoli per associazione finalizzata alla frode sportiva (sentenza più che dimezzata rispetto a quella di primo grado arrivata nel novembre 2011), mentre Giraudo aveva fatto ricorso contro la condanna a un anno e 8 mesi inflittagli dalla Corte d’appello di Napoli nel 2012.

CORRIERE DELLA SERA