Calcio, perquisizioni in case calciatori e dirigenti di A e B: ci sono anche Lotito, Galliani e De Laurentiis

LOTITO

Una evasione fiscale accertata finora per 12 milioni di euro. La conseguenza di quello che i magistrati definiscono «un radicato sistema» realizzato da 35 società di A e di B e da un centinaio tra dirigenti, calciatori e procuratori sportivi. È una inchiesta da grandi numeri quella condotta dalla procura di Napoli, l’ennesima indagine che scuote il mondo del calcio, che ha portato oggi alla notifica di 62 provvedimenti di sequestro e all’emissione di 64 avvisi di conclusione delle indagini preliminari.

Gli accertamenti della Guardia di Finanza hanno riguardato i presunti illeciti collegati alle operazioni di mercato, attraverso un sistema che da un lato avrebbe sottratto soldi alle casse dello Stato e dall’altro favorito società, calciatori e soprattutto i loro agenti. Coinvolti pesantemente nell’inchiesta Alessandro Moggi, figlio di big Luciano, l’ex dg della Juve travolto da Calciopoli, e una lunga serie di contratti che lo hanno visto protagonista. Ma tra gli indagati, sono finite figure di primo piano del calcio, italiano e non solo, come l’amministratore delegato del Milan Adriano Galliani, il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, il presidente della Lazio Claudio Lotito, l’ex ad della Juve Jean Claude Blanc, il presidente della Fiorentina Andrea Della Valle, i numeri uno di Palermo e Genoa Maurizio Zamparini e Enrico Preziosi, giocatori come Ezequiel Lavezzi, Ciro Immobile, German Denis, Diego Milito, e anche agenti stranieri, come Alejandro Mazzoni e Fernando Hidalgo.

Evasione fiscale e emissione e utilizzazione di fatture per operazioni «soggettivamente» inesistenti i reati ipotizzati dal pool di magistrati composto dai pm Danilo De Simone, Stefano Capuano e Vincenzo Ranieri, coordinati dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli. È stato lo stesso Piscitelli a sintetizzare il meccanismo illecito che, secondo gli inquirenti, era alla base dei contratti di compravendita. I procuratori – spiega il magistrato – fatturavano in maniera fittizia alle sole società calcistiche le loro prestazioni, simulando che la loro intermediazione fosse resa nell’interesse esclusivo dei club, mentre di fatto tutelavano gli interessi degli atleti. In altre parole lavoravano per i calciatori ma incassavano dalle squadre. Le società, da parte loro, ne approfittavano per dedurre completamente dal reddito imponibile queste spese, beneficiando altresì della detrazione dell’Iva relativa alla «pseudo prestazione» ricevuta in esclusiva. In tal modo veniva consentito ai calciatori di non dichiarare quello che nella sostanza era un “fringe benefit” riconosciuto dalla società che si accollava, a loro vantaggio, anche la spesa per l’intermediazione.

L’importo pagato dai club costituiva insomma un reddito da imputare effettivamente al calciatore e, di conseguenza, la società ometteva il pagamento delle ritenute fiscali e previdenziali sul maggior reddito loro ascrivibile all’atleta. Il provvedimento di sequestro – spiega Piscitelli – ha lo scopo di tutelare in maniera cautelativa le casse dello Stato, facendovi rientrare le somme illecitamente sottratte al fisco dagli indagati. «La vicenda è assolutamente marginale e non fondata, troverà la sua risoluzione sia sotto il profilo tributario, sia sotto il profilo penale, in una doverosa archiviazione», si afferma in una nota del Milan, nella cui sede stamattina i militari della Finanza hanno acquisito documenti. «Sono super tranquillo, è tutta fuffa», ha commentato Aurelio De Laurentiis. «È una notizia non commentabile, è una storia vecchia. Comunque – ha aggiunto – sono anche cose che inventate voi giornalisti». «Non ho mai eluso le norme del fisco e dello sport, ho sempre rispettato i miei obblighi di contribuente», dice Alessandro Moggi.

Il Messaggero