Caffè e gag, così Matteo e Silvio blindano l’intesa anti-partitini

BERLUSCONI_RENZI

ROMA «Non ho nessuna nostalgia per quelle stanze». Quando esce da palazzo Chigi Silvio Berlusconi è doppiamente sollevato. I sorrisi e le strette di mano scambiate nei corridoi con funzionari e dirigenti non bastano a risvegliare la nostalgia. L’esito dell’incontro con Matteo Renzi compensa a tal punto la sensazione di sconforto provata all’entrata che rientrando con Letta e Verdini a palazzo Grazioli il Cavaliere sfodera un sorriso a trentadue denti.
FREQUENZE
Il patto del Nazareno regge e nelle due ore trascorse con il presidente del Consiglio Berlusconi ha cercato e trovato tutte le risposte ai dubbi che in queste settimane i falchi di FI gli hanno instillato. Il risultato è che l’impianto dell’Italicum non si tocca. Le preferenze non ci saranno, lo sbarramento all’8 per cento per le liste singole non sarà toccato e le coalizioni si dovranno formare al primo turno. Intesa salda anche sul resto delle riforme. A cominciare dal Senato non elettivo e alla riduzione dei numero dei suoi componenti. Berlusconi esce soddisfattissimo anche sul fronte aziendale visto che il governo non intende intervenire sul provvedimento del governo Monti che stabilisce che il canone dovuto da Mediaset e Rai per le frequenze non si paga più in base al fatturato. E’ noto che al Cavaliere piace Renzi e l’ex sindaco di Firenze ricambia la simpatia inanellando nelle due ore considerazioni calcistiche (Balotelli e il mondiale, De Sciglio che resta al Milan), a valutazioni sui leader europei conosciuti negli ultimi mesi. D’altra parte l’incontro (con un caffè nel salottino dell’appartamento presidenziale) serviva a Berlusconi per chiudere ogni spazio all’iniziativa del M5S e a Renzi per ribadire che l’accordo di base c’è e «chi si vuole aggiungere, si aggiunga» perché «l’accordo c’è e le eventuali modifiche si fanno solo se tutti sono d’accordo». Se le preferenze, chieste dai grillini, resteranno un punto irrinunciabile, il confronto della prossima settimana può dirsi già concluso a meno che non decida, come possibile, di presentarsi anche Grillo. La serrata ai bulloni dell’accordo tra Renzi e Berlusconi, sembra reggere anche all’assalto della fronda azzurra. Ieri pomeriggio il Cavaliere ha fatto sfogare i suoi ai quali, tanto per intenderci, ha detto come prima cosa che «le casse del partito sono vuote». Un modo elegante per sottolineare chi è il proprietario del partito, visto che molti parlamentari non versano le quote e che il bilancio è in profondo rosso. Degli appunti che il Cavaliere ha preso, è facile prevederne il destino. L’intesa con Renzi è infatti troppo importante perché non solo consente a Berlusconi di vestire i panni del padre costituente (sperando, magari, di partecipare all’elezione del nuovo presidente della Repubblica dal quale cercare di spuntare la fatidica grazia), ma di avere tramite l’Italicum anche lo strumento per restare il perno di qualunque aggregazione moderata o di centrodestra. Lo scambio tra Berlusconi, che di fatto accetta Renzi come leader per i prossimi dieci anni, e Renzi che gli lascia il ruolo di leader dell’opposizione moderata, sta tutto qua. A dispetto, ovviamente, di coloro che immaginano di creare nuovi poli moderati alternativi a quello del Cavaliere. La battaglia sullo sbarramento all’8% è però solo all’inizio e potrebbe riservare contraccolpi sulla tenuta del percorso delle riforme. Per ora Berlusconi e Renzi sono d’accordo nel ricaricare la pistola elettorale che a Renzi serve per piegare la resistenza interna al Pd sulle riforme istituzionali e a Berlusconi per evitare i colpi di coda di chi, dentro e fuori dal Palazzo, intende emarginarlo.

IL MESSAGGERO