Caccia all’elettore di destra gara Lega-M5S, ma FI regge

BEPPE GRILLO 6

Un mercato aperto, ampio, mobile, pieno di domande e senza grande offerta. L’elettorato di centrodestra, tra crisi del berlusconismo, Pd piglia-tutto, Lega che si riaffaccia in scena e Grillo che si agita in un crepuscolo personale, sembra un elettorato in sonno. O meglio: aspetta di vedere chi ha la ricetta migliore, e chi saprà meglio rilanciare il centrodestra, e anche Ncd nel suo piccolo è della partita, per poi muoversi mentre i partiti già si stanno muovendo nella competizione che li riguarda. Chi ruba voti a chi tra Salvini, Alfano, Grillo e Berlusconi? Sta andando platealmente in scena in questi giorni ed è destinato a continuare il derby tra il Carroccio ultra-nazionalista hard, e non più solo padanista, e il pianeta 5 stelle tutto sbilanciato a destra, a colpi di sproloqui razzisti e in alleanza europea con l’Ukip di Farage (ha appena aderito al gruppo il deputato monarchico-fascista polacco dal cognome impronunciabile, Jaroslaw Iwaszkiewicz, che assicura: «E’ giusto picchiare le mogli»). Ncd che vuole cambiare il suo nome, coinvolgere altre forze di Centro – a cominciare dall’Udc con cui il nesso già c’è – e fare gruppi unici e allargati con tutti i moderati di Camera e Senato è a suo modo un’opa politica sullo spazio esterno alla sinistra che fa gola a tutti quanti. E il motivo è semplice.
GLI ATTENDISTI

Così lo spiega Alessandro Amadori, di Coesis Research: «Il non voto rappresenta oggi, secondo le stime, quattro elettori su dieci. E questo voto inespresso è per lo più di centrodestra. Aspetta di poter essere rappresentato, non in maniera minoritaria, da qualcuno che abbia una vera offerta da contrapporre a Renzi, un vero partito popolare e moderato. O risorge Forza Italia o sorge qualcos’altro. Ma difficilmente vedo Grillo capace di espandersi in quei territori e di fondare un progetto per quegli elettori. Grillo il voto di centrodestra lo aveva preso alle politiche del 2013 e ne ha perso un po’ alle europee. Tutto quello che poteva assorbire dal centrodestra lo ha assorbito e ora può soltanto perderne un altro po’». Stesso discorso vale per la Lega. Non può sostituirsi a Forza Italia, secondo Amadori. E perchè mai, la Le Pen non ha sostituito in Francia i gollisti? «La Lega può arrivare anche al 12 per cento. Ma la Le Pen è un’altra cosa. Ha perduto gli aspetti folcloristici e più estremi. Parla ormai alla testa e non più alla pancia dell’elettorato. E’ una Merkel di destra. La Lega invece è ancora un movimento di strada. Cresce e crescerà ma nell’area della destra sociale. Infatti già si parla della zona politica denominata verde-nero».
Eppure in Forza Italia, dove Berlusconi assicura che «siamo al 17 per cento nei sondaggi» (e aggiunge: «Non sciolgo il partito») e in effetti in nessun report per ora gli azzurri sono dati in completo default elettorale, la paura dell’avanzata del Salvini è fortissima. In Senato, la sabbia mobile più mobile del territorio parlamentare berlusconiano, si parla (o si favoleggia) di report secretati in cui Forza Italia è al 13 e la Lega è al 10. Testa a testa e le camicie verdi stanno per mangiarsi i blazer blu e sostituirsi a questi come partito guida del nuovo centrodestra? Salvini ai suoi parla così: «Vogliamo il 2 per cento al Sud, il 5 al Centro e il 20 al Nord». E basti leggere le stroncature anti-Salvini che si susseguono su Il Foglio, di Giuliano Ferrara, per misurare tutta la paura che lo stesso Berlusconi (nei rari momenti in cui ancora s’interessa di politica, almeno quella che non riguarda la possibilità che Renzi salvi i suoi interessi) nutre nei confronti del neo-protagonismo leghista. Che addirittura – si veda la felpa di Salvini con su scritto: «Viva Putin» – vuole inserirsi tra gli affetti politici più cari all’ex Cavaliere. Non solo. Lega di lotta – la manifestazione ultra-nazionalista di sabato scorso a Milano – e Lega di governo: con Zaia in Veneto, Maroni in Lombardia, Tosi a Verona e una discreta transumanza nei consigli regionali e comunali da Forza Italia al Carroccio. A quando una bella copertina di «Chi»? – la corazzata del berlusconismo più vero – sull’altro Matteo, cioè Salvini, e su qualche sua malefatta più o meno rosa o su altre amenità gossip di quelle che in politica contano in maniera assai meno leggera di quanto si pensi?
NUMERI

A parte i dati sulla Lega, i sondaggi non registrano ancora il rimescolamento che sta per cominciare ma non si sa come finirà. Il report dell’Istituto Piepoli di queste ore dice così: Pd al 41, Forza Italia al 15, Ncd-Udc al 3, Lega all’8, M5S al 21 e Sel al 3. Dall’Istituto Cattaneo di Bologna, Piergiorgio Corbetta, uno dei massi esperti di flussi elettorali, spiega: «Nelle sua fasi di espansione, la Lega ha sempre pescato nell’elettorato berlusconiano e non a sinistra, come pure s’è spesso detto. E quando ha perso, come nelle politiche del 2013, la Lega ha perso in favore dei 5 Stelle. In quelle elezioni, a Milano il 29 per cento degli elettori grillini era stato della Lega, il 30 per cento a Brescia e il 46 per cento a Padova, solo per fare qualche esempio. Ora il derby principale è tra Salvini e Grillo. E bisognerà vedere la disaffezione al berlusconismo chi dei due premierà di più». Paolo Natale, altro studioso assai stimato di mercati elettorali, vede il Carroccio come il più accreditato a vincere la gara: «Sta tornando rapidamente ai livelli del 10-15 per cento. E i consensi arrivano non solo dal Nord, ma anche da significativi settori sociali del Centro Italia e del Mezzogiorno».
Intanto quattro italiani su dieci non votano e sono per lo più elettori di centrodestra da riconquistare. Forza Italia, a detta di molti forzisti, sta per crollare del tutto per eccesso di renzismo. Il populismo della paura, contro Renzi che predica speranza, è un mix di anti-Ue, anti-immigrati e soffiate sul fuoco della crisi economica che va forte ovunque in Europa e sarebbe un’anomalia (o il miracolo di Matteo) se nel nostro Paese, con tanto di Forconi e di Fratelli d’Italia, questo fenomeno politico-sociale non riuscisse ad attecchire. Ma un partitone popolare alternativo alla sinistra-centro, l’unico in grado di competere davvero con il PdR (partito di Renzi), sembra ancora un’Araba fenice eppure gioverebbe a tutti. Premier compreso.

Il Messaggero