Buffon vince il Golden Foot: «Grazie alle mie mani»

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MONTECARLO – Assegnato a Gianluigi Buffon il Golden Foot Hublot Award Monaco 2016, prestigioso premio del Principato ideato dal manager italiano Antonio Caliendo e giunto alla quattordicesima edizione.

Il portiere della Juventus, premiato in una serata di Gala allo Yacht Club de Monaco, condotta da Pierluigi Pardo e Martina Colombari, ha battuto Cristiano Ronaldo, altro grande favorito.

GLI ALTRI CANDIDATI – Erano candidati anche Kakà, Edinson Cavani, Frank Lampard, Iker Casillas, Lionel Messi,Thiago Silva, Wayne Rooney e Andrea Pirlo, tutti “calciatori con più di 28 anni di età che si sono distinti per successi individuali e di squadra“. Presenti alla cerimonia anche Claudio Ranieri, tecnico del Leicester, e l’allenatore dell’Inter Frank De Boer che è ha impresso le impronte per la Champions Promenade di Montecarlo, come Deco e Carles Puyol, le altre Legends 2016: Della prestigiosa galleria fanno parte i più grandi campioni di sempre, da Pelè a Maradona.

IL MESSAGGIO – Questo il testo del messaggio postato da Buffon sul suo profilo Instragram, dedicato alle “mani”: “Alle frasi che ispirano, ai pensieri che elevano, ai silenzi che dicono più di mille parole, io ho sempre preferito le mani. Le mani che fanno. Le mani che aiutano. Le mani che si sporcano. Con le mani i neonati cercano il seno della madre. Con le mani i padri allacciano le scarpe ai figli. Da bambino guardavo le mani dei miei genitori e ricordo il lavoro, la fatica e il sacrificio. Oggi guardo le mie mani e ci vedo dentro tutti i miei sogni, realizzati e non. Con le mani si abbraccia chi si ama. Con le mani ci rialza da terra dopo essere caduti. Con le mani si scava tra le macerie dopo un terremoto. Con le mani si chiede aiuto. Ho visto mani stringersi per la gioia, mani che accolgono, mani che pregano e mani che respingono. Con queste mani, le mie mani, ho combattuto e sono diventato grande. Ho vinto e perso. Ho superato limiti e sfidato l’impossibile. Ho parato palloni e paure. Le ho tese nella continua speranza di arrivare dove gli altri si erano arresi. Ho spinto chi non aveva il coraggio di buttarsi. Ho cercato di trattenere chi voleva andar via. Io sono le mie mani. Quello che lascio qui oggi, non è l’impronta di dieci dita, ma una traccia di quello che sono, di quello che ho fatto e di quello che ancora dovrò fare. Sono onorato e orgoglioso.  Emozionato e fiero. Potessi vi abbraccerei tutti, con queste mani, le mie mani”.

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