Buffon: “Serve gran partita. Se usciamo, è fallimento”

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I capitani servono soprattutto a questo: a metterci la faccia, a prendersi le responsabilità dei passi falsi e a caricare i compagni quando è l’ora di rialzarsi. Gigi Buffon, a due giorni dalla sfida con l’Uruguay decisiva per la qualificazione agli ottavi del Mondiale, vuole positività. “Se verremo eliminati sarà un fallimento, nessuno può sottrarsi a questa evidenza. Uscire agli ottavi o ai quarti non è la stessa cosa che tornarsene a casa dopo il girone – dice il portierone azzurro -. E’ ovvio che arriviamo con stati d’animo diversi, ma è come un sedicesimo di finale con due risultati su tre a disposizione. Non è così male, il problema sono le ripercussioni della sconfitta con la Costa Rica. E’ il decimo grande torneo che disputo con la Nazionale, solo in una Confederations Cup eravamo già qualificati a una giornata dal termine del girone. Sono abituato. Polemiche e critiche ci stanno, sono giuste, ma in questo momento noi dobbiamo estraniarci da tutto ciò che ci sta intorno. Non è spocchia, è solo che non abbiamo tempo per distrarci”.
CUORE CALDO E MENTE FREDDA — Dal punto di vista personale, Gigi è pronto a scendere in campo: “L’infortunio alla vigilia della prima gara è stata una botta psicologica per me, nemmeno nelle più rosee previsioni avrei sperato in un recupero così rapido. Meno male, mi ci voleva. In Sudafrica non ero così preoccupato alla vigilia della terza partita, in questo caso l’impegno è più gravoso e difficile. Ma qui siamo al Mondiale, non ci sono Cenerentole, è un girone di ferro e nessuno si sarebbe aspettato nemmeno la Costarica qualificata dopo due partite. Contro l’Uruguay serviranno cuore caldo e testa fredda. Convinzione e autostima non devono scemare per una gara andata male. Certo, Cavani e Suarez sono due giocatori di livello straordinario, sia quando giocano “spacchettati” che quando lo fanno insieme”.
LA PAROLA ALLA DIFESA — Dopo l’infortunio di De Rossi, impazza il “toto-difesa”: “Ieri non abbiamo fatto nulla dal punto di vista tattico, oggi o domani vedremo – spiega Gigi -. La difesa a tre non mi sorprenderebbe, noi siamo camaleontici e pronti a tutto. Non penso a come mi troverei meglio io, ma solo a come far esprimere meglio la squadra, io mi adatto. Balotelli più Immobile? Non credo abbiano mai giocato insieme, sarebbe una novità, con tutti i rischi e i benefici del caso. De Rossi è difficilmente sostituibile come Pirlo, è impossibile che la squadra non ne risenta, ma la bravura del nostro allenatore è proprio quella di non farci subire contraccolpi psicologici e tattici. Prandelli in questo è un maestro, riesce sempre a mettere in campo formazioni equilibrate e con un senso. Mi sembra un po’ eccessivo passare dalla panacea di ogni male, il possesso palla, all’archiviazione di tutto perché hai perso una partita. Poi, certo, puoi cambiare a seconda dell’avversario. Sul fatto che conti il ‘primo non prenderle’ siamo tutti d’accordo, nelle gare fatte finora abbiamo creato molto ma concesso anche tanto”.
OLTRE LA COSTA RICA — Naturale ripensare al match disgraziato con la Costa Rica, per tentare di rialzarsi: “Non ho mai cercato alibi, non mi sono mai piaciuti. Le condizioni climatiche sono quasi proibitive, ma lo sono anche per gli altri. Le nazionali europee e alcune sudamericane meno abituate a queste temperature soffrono, ma noi con la Costa Rica non siamo riusciti a far gioco, neanche a sprazzi. Il recupero fisico inizieremo a capirlo oggi. Dal punto di vista psicologico è stata una bella bordata. C’è giusta preoccupazione, dopo una partita condotta così male e persa meritatamente. Ma forza e orgoglio sono valori inestimabili. Siamo molto delusi da come abbiamo affrontato il secondo tempo con la Costa Rica, gli avversari si difendevano e noi non abbiamo costruito nulla di importante e concreto”.
RITIRO APERTO — Ora, comunque, si guarda avanti. Tutti uniti, almeno sul campo, anche se in spogliatoio serpeggia qualche malumore: “Storicamente l’Italia ha il problema della seconda partita quando la prima va bene. E’ un po’ come le amichevoli, non riusciamo a venirne a capo, è il nostro dna. Ma nella terza abbiamo sempre avuto una reazione. Serve ottimismo, adesso. Ok l’autocritica, ma senza buttarsi giù. Il ritiro aperto? Discorsi futili, come quelli tra ubriachi, col mio pensiero non farei cambiare idea a nessuno. Dico solo che era già stato così in Confederations e lì avevate detto che era un valore. Nella vita non si può far contenti tutti. Sta alla nostra professionalità rispondere in campo”.
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