Bufera sull’Expo 7 arresti a Milano per gli appalti: la procura si spacca

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MILANO Dopo la prima riunione nel ”Centro culturale Tommaso Moro”, sede dell’organizzazione, Gianstefano Frigerio è entusiasta. Tra lui e il direttore dell’Expo Angelo Paris è nata «un’intesa illecita immediata», definita addirittura «strepitosa». E i risultati non tardano ad arrivare, grazie alla capacità della cupola di agganciare politici dell’intero arco costituzionale e garantire lavoro «alle imprese di tutti i partiti», spiegano i magistrati. E’ la nuova Tangentopoli all’ombra della Madonnina, un mix di nuove professionalità e di vecchia esperienza, quella su cui indaga il pool antimafia coordinato dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini. A finire in cella, oltre a Paris, ci sono personaggi che hanno fatto la storia di Mani pulite: l’ex segretario regionale della Dc lombarda e parlamentare di Forza Italia (pluricondannato) Frigerio, lo storico esponente del Pci Primo Greganti e l’imprenditore Enrico Maltauro. In manette anche l’ex senatore del Pdl Luigi Grillo e l’intermediario Sergio Cattozzo, ai domiciliari il direttore generale di Infrastrutture lombarde Antonio Rognoni già arrestato per presunte irregolarità negli appalti.

APPALTI E MAZZETTE
Numerosi i reati contestati: associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio. E il blitz di ieri è solo uno spicchio di un’inchiesta ben più ampia, con 12 richieste di misure cautelari rigettate e una ventina di indagati. Era un gruppo influente, dicono gli investigatori, che prometteva «avanzamenti di carriera» grazie alle «protezioni politiche» a manager e pubblici ufficiali disponibili a pilotare le gare a favore degli imprenditori che versavano le mazzette. Gli interventi spaziavano dai cantieri dell’Expo, alla nascente città della Salute, agli ospedali pubblici, dove la cricca poteva contare su un nutrito elenco di direttori sanitari a disposizione in tutta la Lombardia. Quanto ai progetti per l’esposizione internazionale del 2015, il meccanismo era ben collaudato: Rognoni e Paris, d’accordo con Frigerio, Cattozzo, Grillo e Greganti, nei frequenti incontri a Milano e a Roma avrebbero trasmesso «notizie di ufficio destinate a rimanere segrete sul procedimento di formazione del bando di gara e sulla successiva fase di aggiudicazione». In questo modo venivano «segnalate in anticipo le migliorie progettuali in grado di assicurare» ai partecipanti da favorire «una valutazione di favore rispetto all’offerta pervenuta da altre imprese concorrenti».
L’inchiesta è stata la causa scatenante dello scontro tra il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati e l’aggiunto Alfredo Robledo. Che non ha firmato l’ordinanza trasmessa al gip «in quanto non ha condiviso l’impostazione dell’indagine» afferma Bruti.

L’AUDIZIONE
E’ stato lo stesso Robledo, nell’audizione del 14 aprile, a spiegare al Csm di avere presentato un esposto contro il suo diretto superiore proprio in relazione al fascicolo Expo: «Il procuratore ha avuto un atteggiamento per il quale si è determinata una situazione di ingestibilità reale di questo procedimento». Ha accusato Bruti di frenare ogni «possibilità di iniziativa: quando gli ho ricordato che a Natale gli avevo detto che questa parte del procedimento andava riunita perché altrimenti ci si trovava con una Procura che indagava con due Dipartimenti sulle stesse persone, sugli stessi fatti e sarebbe stata ingestibile una situazione del genere, ha dichiarato la riunione terminata». Replica del procuratore generale di Milano Manlio Minale: «Robledo pensa a un inganno, ma la competenza è della Dda».

IL MESSAGGERO