Bufera sul tennis. Ma Murray l’aveva detto

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Tennisti italiani nella bufera. Conversazioni Skype intercettate dal Tribunale di Cremona mettono in luce l’ambigua posizione di Daniele Bracciali (ex numero 49 Atp). Ci sarebbe stato un contatto tra il toscano e Manlio Bruni, ex commercialista di Beppe Signori già finito ai domiciliari nell’inchiesta del 2011. I due si sarebbero messi in contatto tramite la mediazione di tale «Goret» (Roberto Goretti, attuale ds del Perugia) alla vigilia di un match di Newport del 2007 (incontro alla fine non «combinato»). Anche la posizione di Potito Starace, accusato di aver «venduto» la finale di Casablanca contro Andujar, non appare limpida ma non vi è alcuna intercettazione che lo riguardi direttamente. Così come per Bolelli e Seppi, che Bruni e Goretti avrebbero cercato di «reclutare» con l’aiuto di Bracciali.

I precedenti
Non è la prima volta che i tennisti italiani finiscono nell’occhio del ciclone. Nel 2007, infatti, Alessio Di Mauro, il compianto Federico Luzzi, Giorgio Galimberti e gli stessi Bracciali e Starace erano stati squalificati per aver scommesso su incontri di tennis. Negli ultimi anni sono stata bannati a vita dal circuito l’austriaco Koellerer e il serbo Savic, mentre è di pochi mesi fa la squalifica del russo Kumantsov. Neanche a dirlo, tutti pesci piccoli. Per contrastare il fenomeno il circuito professionistico ha messo in piedi l’Atp Integrity Unit, che negli anni è stata affiancata da esperti del settore sino all’accordo raggiunto con Betfair.com, il più importante sito di scambio-scommesse al mondo, che vigila sulle oscillazioni di quote e mette in allarme nel caso di anomalie.

Come si «trucca» un match
«Molti match sono truccati, non solo, tutti sanno che è così. E non è neanche così difficile: bastano un paio di doppi falli al momento giusto, chi se ne accorge?». Testo e musica di Andy Murray, anno 2007. Quando si scommette si possono scegliere varie situazioni come il set betting, il game in cui si realizza il break, il numero di giochi disputati nel match. Se due giocatori si accordano il più è fatto.

La reazione della FIT
Per il presidente federale Angelo Binaghi, «se l’inchiesta dovesse confermare quanto sembra trasparire dalle intercettazioni si tratterebbe di illeciti gravissimi e intollerabili anche se, a differenza del calcio, commessi in eventi internazionali, dunque non gestiti da noi. Visto il danno d’immagine arrecato al tennis italiano, la Fit si dichiara fin d’ora parte lesa dagli eventuali reati commessi sia da propri tesserati sia da terze persone».

IL TEMPO