Bufera immunità, la voleva anche M5S Il governo apre sulle preferenze

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L’immunità ai membri del nuovo Senato resta il pomo della discordia nel dibattito sulle riforme. Più o meno velati scambi di accuse e di distinguo dal testo del ddl presentato dai relatori si registrano tra e all’interno dei partiti. Anche del Pd, dove la presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Anna Finocchiaro, si è detta «disgustata dallo scaricabarile» fatto sulla sua pelle anche da chi nel governo e nel Pd aveva «vistato» gli emendamenti suoi e del correlatore Calderoli che reintroducevano l’immunità per i futuri senatori. In effetti, emendamenti per lasciare l’attuale normativa a tutela dei parlamentari di entrambe le Camere erano stati presentati da quasi tutti i gruppi parlamentari. Alcuni (FI e M5S) prevedendola in caso di elezione diretta del Senato, altri (Pd ed Sc) per non creare disparità tra le due Camere a prescindere dal metodo di elezione di entrambe. A volerla comunque erano il Ncd. A questo punto emergeva chiaramente la preoccupazione del governo che proprio l’immunità – sottolineava Enrico Morando – potesse «far crollare tutto il castello dell’accordo sulla riforma istituzionale. Non perché – precisava il viceministro dell’Economia – il tema dell’immunità non sia rilevante, ma perché non è così rilevante da farci rinunciare a un obiettivo storico, quale il superamento del bicameralismo perfetto». E anche la ministra delle Riforme Maria Elena Boschi, intervenendo alla festa dell’Unità a Roma, confermava che, «dopo aver posto le basi della riforma del bicameralismo, non ci fermeremo per l’immunità: il governo non ha pregiudiziali, troveremo una soluzione ragionevole in Parlamento». Fiduciosa la Boschi anche su una soluzione per la legge elettorale: «Il Pd non ha paura delle preferenze. Il meccanismo dei listini dell’Italicum non è intoccabile», aggiungeva la ministra precisando che per eventuali cambiamenti «ci deve essere l’accordo di tutti» e che «alcuni punti dirimenti della legge non possono essere messi in discussione dal M5S, che poteva svegliarsi prima».
POLEMICHE NON CHIUSE
Le polemiche sono comunque proseguite per tutta la giornata, soprattutto quando il senatore dem, Francesco Russo, ha inteso «sbugiardare» i principali sostenitori dell’abolizione dell’immunità e cioè il M5S e poi anche Forza Italia in quanto entrambi firmatari di emendamenti a favore del mantenimento della stessa. Replicava il presidente dei senatori azzurri, Paolo Romani: «Russo vuole fraintendere, perché l’immunità era stata sostenuta da FI per un Senato eletto direttamente dai cittadini, ma se sarà espressione delle istituzioni locali il suo mantenimento è fuor di luogo». Assai piccata anche la risposta del M5S che accusava l’esponente pd di «fare il gioco delle tre carte» attribuendo ai pentastellati «posizioni inesistenti: noi siamo per l’abolizione dell’immunità in entrambi i rami del Parlamento, il nostro emendamento faceva parte di una serie di proposte tese a conservare il ruolo elettivo di palazzo Madama».
Polemiche queste che non sembrano servire al buon esito dell’ incontro di domani tra una delegazione del M5S e una del Pd. Lo stesso Grillo, ieri a Roma, ha tenuto un incontro preparatorio con i presidenti dei gruppi di Camera e Senato, Brescia e Buccarella, che col vicepresidente della Camera Di Maio, incontreranno i Democratici. Le speranze su questo vertice non sembrano alte da entrambe le parti. I Dem hanno premesso che sulle riforme non si faranno passi indietro e le intese finora raggiunte con FI saranno salvaguardate. D’altra parte sul fronte grillino si dà per certo di trovarsi, sul tema riforme, davanti «a giochi fatti», tant’è che – dicono – «l’incontro è stato convocato l’ultimo giorno utile a presentare emendamenti al testo del ddl». Qualche spiraglio i seguaci di Grillo sembrano scorgerlo solo sulla legge elettorale, dice infatti la senatrice Paola Taverna: «Dialogheremo con i dem per smascherare il gioco della loro intesa con Berlusconi, oppure per fare una legge elettorale migliore, democratica che, con le preferenze, tagli fuori gli impresentabili».
Tutto questo mentre sul fronte del patto Pd-FI, per evitare brutte sorprese dell’ultimo momento, si è pensato bene di convocare per oggi un vertice con sul tavolo le riforme tra il ministro Boschi e i plenipotenziari berlusconiani Denis Verdini e Paolo Romani.

Il Messaggero