Bruxelles: l’Italia sorvegliata speciale Il Tesoro: riforme in linea con la Ue

UNIONE EUROPEA BANDIERA EU

Se non è un cartellino rosso, poco ci manca. Del resto, lo riconosce anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. È «un monito severo», che «mette in evidenza i nostri problemi strutturali, ma ci incita a far ripartire l’economia», ha detto Padoan, dopo che la Commissione ha inserito l’Italia tra i paesi con «squilibri macro-economici eccessivi», allo stesso livello di Croazia e Slovenia. Il commissario agli Affari economici, Olli Rehn, ha deciso di lanciare un «monitoraggio specifico» sull’Italia per verificare che l’adozione delle riforme e l’aggiustamento dei conti sia in linea con le raccomandazioni dell’Unione Europea. Il pericolo è che, se non si farà nulla per tagliare il debito e rilanciare la competitività, a giugno sia formalmente avviata una procedura per «squilibri eccessivi» che potrebbe portare anche a sanzioni finanziare. «Incoraggiamo il nuovo governo a un’azione rapida e decisa», ha detto Rehn, presentando i risultati dell’analisi approfondita lanciata in novembre su 17 paesi dell’Ue. La Spagna è stata promossa. La Francia rimane in bilico e sarà sottoposta a una sorveglianza analoga a quella dell’Italia. La Germania, pur criticata per il suo enorme surplus commerciale, è stata lodata da Rehn in quanto modello di competitività per il resto d’Europa.
I NUMERI
Dall’analisi della Commissione emerge che l’Italia è rimasta praticamente immobile nell’ultimo anno. L’enorme debito, che costituisce un «pesante fardello» per l’economia italiana e potrebbe «avere ripercussioni negative» sul resto della zona euro, è la principale preoccupazione. Secondo i tecnici di Rehn, le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito in un contesto di basso potenziale di crescita «potrebbero rilanciare le tensioni sui mercati». Per ridurlo, l’Italia deve realizzare «avanzi primari molto alti – al di sopra della media storica – e tassi di crescita robusti per un periodo prolungato». Si tratta di «una sfida maggiore», secondo la Commissione. Nell’analisi di Rehn vengono ribaditi i dubbi sul rispetto delle regole del Patto di Stabilità per quest’anno: «L’aggiustamento strutturale nel 2014 appare insufficiente data la necessità di ridurre» il debito «a un ritmo adeguato». Per mettersi al sicuro servirebbe una manovra – non richiesta formalmente – da 7-8 miliardi. Comunque, margini di bilancio non ci sono.
LE SFIDE
Sul fronte economico, la Commissione punta il dito sulla mancanza di riforme per rilanciare competitività e produttività. I salari non sono allineati alla produttività. I contratti di lavoro sono troppo rigidi e non riflettono le differenziazioni locali. Il cuneo fiscale è considerato troppo alto. La struttura produttiva non è favorevole alle esportazioni. Ci sono troppe piccole imprese che non riescono a competere a livello internazionale. La governance familiare delle imprese italiane non aiuta. Le «inefficienze croniche della pubblica amministrazione e del sistema della giustizia» rappresentano un ostacolo significativo. «Gli alti livelli di corruzione e l’evasione fiscale impediscono la materializzazione dei benefici delle riforme adottate». Il sistema scolastico e formativo soffre di «debolezze strutturali».
Nel capitolo del lungo documento sull’Italia dedicato alle «sfide», la Commissione chiede al governo Renzi una «reform agenda» con un calendario chiaro e la piena implementazione delle misure adottate. «L’Italia per troppo tempo ha rinviato le riforme strutturali di cui ha così tanto bisogno». E’ urgente raggiungere il pareggio strutturale di bilancio. Agli occhi di Bruxelles, la moderazione salariale e il taglio del cuneo fiscale dovrebbero essere una priorità, così come rimuovere le barriere alla concorrenza e risolvere le inefficienze nella pubblica amministrazione e nella giustizia.
Padoan illustrerà il suo programma all’Eurogruppo di lunedì. In una nota, il Tesoro ha sottolineato che le riforme del governo Renzi «sono in linea con le indicazioni dell’Ue». Ma l’ossessione della Commissione per i conti è implicitamente criticata. «L’andamento del debito pubblico in relazione al Pil deriva prevalentemente dal denominatore del rapporto, cioè dalla crescita modesta degli anni precedenti la crisi e poi dalla profonda recessione». Più che il consolidamento di bilancio, per il Tesoro «ora è giunto il momento di porre al centro dell’azione del Governo la crescita». Se l’agenda del governo italiano sarà «davvero ambiziosa – spiega una fonte dell’Eurogruppo – la sosterremo».