Brutta Juve, stop a Cesena

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Tra dieci giorni c’è la Champions League e la Juventus, evidentemente, ci sta già pensando. E, forse, ci sta anche lavorando. Può essere questa una spiegazione del perché la squadra di Allegri contro il Cesena giochi una partita tatticamente sconclusionata, tecnicamente sciatta e atleticamente molle, buttando via un’altra occasione per allungare sulla Roma. Esiste, insomma, la possibilità che i carichi di lavoro e la concentrazione siano già indirizzati al Borussia Dortmund (martedì 24 a Torino la gara d’andata). Altrimenti una partita così assurda diventa difficile da spiegare: è una Juventus irriconoscibile come squadra (al di là della reazione del primo tempo) e anche a livello dei singoli, nessuno dei quali è oggettivamente salvabile dal disastro del Manuzzi. Il pareggio è un risultato giusto, ma sul quale il Cesena potrebbe anche recriminare (se non altro per aver provato a vincere con maggiore determinazione) e sul quale la Juventus farebbe bene a riflettere. Perché se è tutto calcolato in chiave Champions, i tifosi bianconeri possono stare tranquilli, ma se la tendenza involutiva della Juventus che già a Udine due settimane fa non aveva convinto, dovesse continuare, il finale di stagione potrebbe essere piuttosto agitato.

UNA BELVA – E’ feroce il cinismo con cui la Juventus gestisce il primo tempo. Inizia in modo disastroso: distratta, molle, imprecisa. E’ irreale il modo in cui Pirlo sbaglia appoggi, passaggi e aperture. Bonucci cicca in modo imbarazzante alcune chiusure. Lichtsteiner si incasina la vita da solo. Ogbonna fatica a trovare le distanze. Marchisio è spaesato. Morata corre, ma troppo spesso a vuoto. Llorente non incide. Solo Vidal sembra essere quello giusto, ma è impressionante vedere la brutta, bruttissima copia della squadra che sta dominando il campionato. Il Cesena per contro è frizzantino e aggressivo. Nei primi venti minuti i romagnoli tirano in porta cinque volte: tre miracoli di Gigi Buffon in formato berlinese, una parata normale e, inevitabilmente, un gol. Lo segna Djuric, dopo aver visto Buffon bloccare un altro suo tiro e due del compagno Defrel. E’ il 17’, l’attaccante romagnolo finalizza un’azione iniziata con uno dei tanti palloni perso da Pirlo e il vantaggio del Cesena è assolutamente meritato.

«STATE CALMI!» – Allegri dalla panchina grida: «State calmi». E la Juventus si… arrabbia. La reazione è di puro carattere: gli schemi continuano a essere imprecisi, il gioco non convince, ma bastano dieci minuti a testa bassa per far perdere baldanza al Cesena. E al 27’ Pogba pennella un cross dalla sinistra, Morata si infila fra Lucchini (in ritardo ) e Krajnc, incornando il pareggio. Il Cesena accusa il colpo e cinque minuti dopo, un’altra distrazione generale della difesa permette a un cross di Morata di raggiungere Marchisio che si infila da dietro e al 33’ porta il punteggio sull’1-2. Colpevoli Renzetti e Krajnc. Finisce il primo tempo: esce dal campo la squadra più forte (in tutti i sensi), non quella che ha giocato meglio.

RICOMPATTATI – La Juventus nella ripresa prova la gestione della partita, con l’abbassamento del ritmo e lo stazionamento nella metà campo cesenate. I romagnoli operano in contropiede, ma i bianconeri hanno riorganizzato un po’ meglio la fase difensiva, nonostante il proseguire di certe leggerezze. Ma i singoli crescono quasi tutti: Pogba torna ad assomigliare vagamente a se stesso, Pirlo ritrova un briciolo di lucidità, Morata si muove in modo più intelligente, ma la migliore Juventus è tanto, troppo distante da quella di Cesena. E al 25’ il Cesena pareggia: ancora una volta la difesa bianconera non funziona, sul cross di Renzetti, Djuric sovrasta Evra in modo imbarazzante e mette in mezzo la palla per Brienza che lascia partire un tiro violento e imparabile per Buffon (ingannato forse anche da una leggera deviazione di Bonucci, in una serata allucinante).

RIGORE – Al 36’ la Juventus ha l’occasione per riportarsi in vantaggio: Lucchini mura in modo pallavolistico una rovesciata di Llorente. Il rigore è solare, anche se Mimmo Di Caro protesta in modo esagerato (giustamente allontanato dall’arbitro), ritardando di diversi minuti il calcio del penalty da parte di Vidal, che lo spedisce a lato, bruciando l’ultima occasione. Finisce così 2-2: e la Juve porta a casa un grande rimpianto, ma molti più spunti sui quali ragionare.

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