Brasile Kaputt

NEYMAR

C’era una volta il Maracanaço. La Germania ha cancellato anche quello. Il Brasile evapora davanti alla formazione tedesca, che in ventinove minuti infila per cinque volte la porta del malcapitato Julio Cesar.

Sulle tribune del Mineirao ci sono sessantamila sguardi impietriti, pupille liquide, prossime al pianto. E alla fine applausi singhiozzanti che celebrano l’avversario.

È stata una lezione di calcio. Quella di Belo Horizonte non è una sconfitta, è una tragedia. Priva di Neymar e Thiago Silva, la formazione di Scolari si sgretola; i brasiliani crollano al primo colpo, la loro è una lenta agonia, una resa incondizionata: non ce n’è uno che vada a mordere le salde caviglie germaniche per firmare un armistizio accettabile, non uno che mantenga la schiena dritta, non uno che abbia dignità e autostima, non uno che reagisca a un verdetto già scritto. E’ un cedimento strutturale, psicologico, un disastro tattico, è il disfacimento di un popolo che da questa mattina non sarà più lo stesso: quando il sole sorgerà tra il Pan di Zucchero e il Corcovado, farà fatica a riscaldare duecento milioni di cuori trafitti, nascosti tra i vicoli delle favelas, le modernità di SÒo Paulo, la foresta amazzonica e tra le alture del Mato Grosso. Il Brasile piange, non basteranno le note di samba – o della bossa nova – per riportare allegria e gioia di vivere. Ieri è arrivata la sconfitta più pesante della storia della nazionale verdeoro.

I brasiliani fanno i brasiliani, i tedeschi fanno i tedeschi. Antipatici come un dito in un occhio, ma efficienti ai massimi livelli. La Germania di Loew è una macchina da guerra, un carro armato di ultima generazione che non si ferma mai; funziona tutto alla perfezione, una perfezione che fa spavento. Nel loro gioco c’è la spietatezza di un popolo freddo, senza cuore, che applica la scienza proiettando il pallone verso la fantascienza. Il Brasile sbaglia tutto quello che può sbagliare: «Gene Hackman» Scolari si suicida mandando in campo Bernard al posto di Neymar, e perde la partita prima di cominciarla. Alla Germania basta mezz’ora, giocando in maniera ordinata, cinica, spietata. Il vantaggio arriva dopo undici minuti: Klose su azione d’angolo fa blocco su David Luiz, Muller mette dentro sul secondo palo. Il Brasile è disordinato, lento nel pensiero e nell’azione. I tedeschi raddoppiano al 22’; buco clamoroso di Fernandinho, Klose si inserisce in area: prima spara a salve, poi infila Julio Cesar. Il sedicesimo gol in un Mondiale per il laziale che diventa il calciatore più prolifico della storia dei Campionati del Mondo.

Il Brasile è già sotto la doccia. Passano sessanta secondi, e Kross – sfruttando un traversone di Lahm – segna ancora. Tre a zero. Non è finita. Altri due giri di lancette, e Kross mette dentro a porta vuota. La sfida potrebbe finire qui, ma i tedeschi sono tedeschi: minuto ventinove, segna ancora Khedira. Nella ripresa Schürrle timbra due volte. È un massacro, finisce sette a uno. Oscar salva l’onore.

Oggi il pallone è sgonfio, e il cuore è pigro; ma domani i bambini riprenderanno a correre allegramente dietro a una sfera, e i loro occhi torneranno a brillare. Avanti Brasile. Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni.

IL TEMPO