Brasile 2014 L’Europa è viva

NEYMAR

Vecchia, stanca, ma ancora in prima linea. Nonostante i de profundis troppo in fretta recitati dopo la prima fase del Mondiale, l’Europa è ancora viva e ora addirittura vicina a un’impresa storica: conquistare il titolo iridato nel Continente nuovo, dove nelle 7 edizioni finora disputate hanno sempre vinto le nazionali sudamericane (tre volte il Brasile, due l’Argentina e due l’Uruguay).

Il record negativo emerso dai gironi eliminatori, con sole 6 europee su 13 promosse agli ottavi, poteva trarre in inganno. In realtà – registrata l’indiscutibile crescita della competitività internazionale già emersa quattro anni fa in Sudafrica, quando l’Europa aveva qualificato alla seconda fase le stesse 6 squadre (nei venti anni precedenti soltanto una volta il Vecchio Continente era sceso sotto quota 10) – i risultati del Mondiale brasiliano stanno confermando il duopolio Europa-Sud America.

Tra le otto squadre qualificate ai quarti, l’unica intrusa è la sorprendente Costa Rica, passata sui resti dell’Italia prima della vittoria ai rigori contro la Grecia. Per il resto 3 sudamericane (Brasile e Colombia pronte al derby, più l’Argentina) e 4 europee: Germania e Francia, di fronte nei quarti, più l’Olanda del fenomeno Robben e il Belgio dei giovani, risultato migliore rispetto all’ultimo Mondiale per il Vecchio Continente. Anche in Sudafrica – con appena tre squadre nei quarti (record negativo) – l’Europa sembrava vicino al tracollo, e invece tutti sanno come andò a finire: finale Spagna-Olanda e prima vittoria europea fuori dai propri confini.

Forse anche per questo Brasile e Argentina non sorridono. I padroni di casa, grandi favoriti della vigilia, hanno faticato nella prima fase e ancor più contro il Cile, ringraziando la traversa della porta dello stadio Mineirao per aver respinto il tiro vincente del cagliaritano Pinilla nell’ultimo minuto dei supplementari. Alla vigilia del secondo pericoloso derby contro la Colombia di Cuadrado e del capocannoniere Rodriguez, ai brasiliani non resta altro che consolarsi con le statistiche della Fifa, secondo le quali David Luiz sarebbe il miglior giocatore del Mondiale, e soprattutto con Neymar, unica stella capace finora di illuminare i verdeoro.

Ad accendere un’Argentina davvero brutta, invece, ci ha pensato Leo Messi: prima ha deciso la sfida inaugurale contro la Bosnia, poi ha battuto da solo l’Iran, ha steso con una doppietta la Nigeria e infine ha regalato i quarti all’Albiceleste saltando mezza Svizzera e mettendo Di Maria davanti alla porta. Ora, se vogliono andare avanti confermando i pronostici, Argentina e Brasile devono però cambiare marcia. Altrimenti, per la terza edizione consecutiva, sarà l’Europa a far festa. E stavolta, sotto il sole del Brasile, lo smacco sarebbe ancor più grande.

IL TEMPO