Boschi: “Sì’ a dialogo, no a veti”. Ma la minoranza dem alza il tiro

Italy's Minister for Constitutional Reforms and Parliamentary Relations Maria Elena Boschi attends a confidence vote at the lower house of the parliament in Rome February 25, 2014. Prime Minister Matteo Renzi won his first confidence vote in parliament, pledging to cut labour taxes, free up funds for investment in schools and pass wide institutional reforms to tackle Italy's economic malaise. Facing parliament for the first time, the 39-year-old Renzi who is Italy's youngest premier, sketched out an ambitious programme of change in an hour-long speech delivered in his trademark quickfire style interspersed with occasional jeers from the opposition benches.   REUTERS/Giampiero Sposito  (ITALY - Tags: POLITICS BUSINESS)

“La porta del dialogo è sempre aperta, credo però che sia giusto che non ci siano veti. Sicuramente non ci sono da parte della maggioranza a maggior ragione non devono esserci da parte della minoranza”. Così il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi al suo arrivo alla festa Left Wing in corso a Torino. La titolare del ddl della discordia si è poi detta “assolutamente fiduciosa sul risultato finale e cioè che si arriverà all’approvazione in Senato delle riforme costituzionali entro il 15 di ottobre. Lo faremo perché ci sono tutte le condizioni per farlo, lo abbiamo visto anche nei giorni scorsi, c’è una maggioranza ampia. Ovviamente c’è un 90% della riforma condiviso e ci sono ancor pochi punti da definire, e su questi siamo al lavoro”. Ma il ministro avverte: “Se il Pd perderà questa sfida consegnerà il Paese nelle mani di M5s e Lega Nord”.

Dalla minoranza dem tornano a farsi sentire però le voci dei ribelli più determinati. Che rimettono in discussione il presunto lodo di intesa con la modifica del comma 5 dell’articolo 2.  “Chiediamo il riconoscimento di un principio semplice, e cioè quello della elettività dei prossimi senatori, da scrivere in Costituzione. Una cosa è indicare, un’altra cosa invece è votare ed eleggere mettendo un nome di una persona che poi ti rappresenterà al nuovo Senato”. Così Miguel Gotor, che insiste: “Noi stiamo parlando di elettività diretta, cioè che ci sia una indicazione popolare diretta dei cittadini. Poi i Consigli Regionali possono ratificare, prendere atto con un voto, come Consigli Regionali, della volontà popolare. Se invece si continua a far filtrare false notizie, o indiscrezioni sui giornali che poi si danno come accordo condiviso quando così non è, questo è un problema che non riguarda noi”. E l’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani rilancia: “Per trovare l’accordo basta un millimetro. Se è vero, come si dice in questi giorni, che c’è la disponibilità, necessaria e indispensabile, di toccare l’articolo 2 per riuscire ad affermare che decidono gli elettori noi siamo a posto”.

Intanto a Sky Tg24, durante l’intervista a Maria Latella, il leghista Roberto Calderoli attacca:  “È in corso una campagna acquisti, qualcuno, tra chi è fuoriuscito dai partiti, pensa di poter far carriera votando la riforma Costituzionale”. E conclude:  “Con questa riforma si stanno creando i presupposti per un regime autoritario”. Quanto all’Italicum aggiunge: “Renzi e Boschi non riapriranno sulla legge elettorale”.

La Repubblica