Bonus Irpef, scontro Renzi-Grasso

RENZI GRASSO IRPEF

ROMA Torna alta la tensione tra Matteo Renzi e il presidente del Senato Pietro Grasso. La miccia l’ha accesa il premier. Ieri mattina ha di nuovo sparato a palle incatenate contro i tecnici del servizio bilancio di Palazzo Madama, il cui ruolo è quello di verificare la solidità finanziaria dei provvedimenti trasmessi alla camera alta, rei agli occhi di Renzi di aver bocciato alcune delle coperture al decreto Irpef con gli 80 euro in busta paga. «Le previsioni del Senato», ha ribattuto a muso duro l’ex sindaco di Firenze, «sono tecnicamente false», aggiungendo anche di aver chiesto al Senato di adeguarsi al tetto dei 240 mila euro di stipendio previsto dal governo per tutta la pubblica amministrazione ma senza ricevere risposta. Concetti non nuovi, già espressi da Renzi, ma che sono stati come un secchio di benzina lanciato su una polemica già infuocata. Così, ieri, per difendere i tecnici di Palazzo Madama è dovuto scendere in campo direttamente Pietro Grasso, il presidente del Senato, la seconda carica dello Stato, che pure aveva provato prima della sortita di Renzi a calmare gli animi sulle riforme istituzionali ribadendo la necessità di procedere in un clima costruttivo e fuori da tentazioni elettoralistiche. 

LA REAZIONE
Ma gli spari ad alzo zero di Renzi e le immediate polemiche delle opposizioni, come quella di Roberto Calderoli che ha minacciato querele nei confronti del premier, hanno indotto il presidente del Senato ad alzare i toni. La reazione è stata dura. «Non posso sentire accusare i miei tecnici di falsità», ha detto la seconda carica dello Stato, aggiungendo che «le valutazioni dei tecnici non sono date per spirito corporativo per interesse personale o per sentimenti di vendetta, che certamente non ispirano gli uffici del Senato». Non solo. Grasso si è anche detto «garante» dell’autonomia e dell’indipendenza degli uffici di Palazzo Madama. Già qualche giorno fa, dopo i primi attacchi di Renzi a difesa della tecnostruttura erano scesi in campo tutti i senatori della quinta commissione, la Bilancio, dove il decreto dovrà passare l’esame. Al coro si era aggiunto anche il vice ministro dell’Economia, Enrico Morando, delegato dal governo a seguire l’iter in parlamento del decreto. I toni, tuttavia, sembrano riportare le lancette indietro di qualche settimana, quando il presidente del Senato aveva rilasciato un’intervista chiedendo a Renzi di far sì che il Senato restasse un’assemblea elettiva. 

IL PRECEDENTE 
Già in quell’occasione la reazione del premier era stata molto dura. L’ex sindaco di Firenze aveva parlato di «professionisti degli appelli», accusando Grasso di ingerenza. Anche la risposta arrivata ieri sera da Renzi sembra voler riportare la contesa alle presunte resistenze di Grasso alla riforma del Senato. «Non mi si dica che non ci sono coperture o che sono un problema», ha ribattuto il premier. «Il presidente Grasso», ha aggiunto, «tende a difendere l’istituzione che presiede, lo comprendo, capisco il suo ruolo. Io», ha detto ancora, «non sto attaccando il Senato, dico che il Senato va superato, che il bicameralismo perfetto ha combinato danni all’Italia».
Così Renzi ha ribadito di dover fare le riforme senza dover «chiedere permessi ai burocrati», e che comunque le coperture ci sono e con una Ue diversa ci sarebbero anche gli sgravi per pensionati e partite Iva. La dimostrazione delle coperture, secondo Renzi, sarebbe il fatto che i cedolini del Tesoro con il bonus di 80 euro sono già pronti. La prova affidata ad un tweet. 

IL MESSAGGERO