Bonus Irpef, Renzi accusa il Senato«I burocrati di Grasso mentono»

MATTEO RENZI 3

PROVE generali per gli 80 euro destinati ai lavoratori dipendenti. Ieri, mentre il ministero dell’Economia annunciava di aver predisposto 785.979 buste paga con il beneficio fiscale, tra Matteo Renzi e il presidente del Senato Pietro Grasso scoppiava la guerra del bonus. Al premier non sono andati giù i rilievi dei tecnici di Palazzo Madama sul decreto Irpef avanzati qualche giorno fa. «Sono falsi, non è vero che non ci sono le coperture», è andato ripetendo in tv. E in serata, dopo aver twittato la foto dei cedolini, ha rincarato: «Non chiedo permesso ai burocrati. Gli 80 euro in busta paga saranno per sempre».

LA PRINCIPALE risorsa individuata per finanziare gli 80 euro e la riduzione del 10% dell’aliquota Irap, avevano spiegato i tecnici, arriva dalle banche e vale 1,8 miliardi, ma è a rischio di incostituzionalità. Perché l’aliquota sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia aumenta dal 12 al 26% e perché i tempi di pagamento vengono estremamente compressi (l’imposta va versata interamente nel 2014). Nel mirino anche la maggiore Iva derivante dai pagamenti della Pubblica amministrazione e l’incremento delle tasse sul risparmio. «Non è vero che non ci sono le coperture», sottolinea il premier che incalza: «Abbiamo chiesto al Senato alcuni sforzi. Il tetto dei 240mila euro agli stipendi dei manager della Pa dovrebbe valere anche per Camera e Senato. Hanno risposto? A me no». Durissima la replica di Grasso, che aveva già polemizzato ruvidamente con Renzi sulla riforma di Palazzo Madama: «Non posso accettare che si metta in discussione la serietà, l’autonomia e l’indipendenza degli uffici del Senato. Il servizio bilancio da 25 anni fornisce analisi finanziarie approfondite. Analisi che possono suscitare dibattiti sul piano tecnico e reazioni sul piano politico, ma mai accuse di falsità». 
«La misura è colma — tuona il leghista Calderoli —. Chiedo al presidente del Senato di presentare formale querela nei confronti di Renzi, differentemente lo farò io in qualità di senatore e vice presidente del Senato. I funzionari del Senato sono pubblici ufficiali e quindi l’accusa mossa loro è gravissima, è quella di aver commesso un reato». Scontate le critiche di Forza Italia («fallo di reazione e di disperazione del presidente del Consiglio», dice Brunetta). Meno scontate quelle di Stefano Fassina della minoranza del Pd: «Il servizio bilancio del Senato è un’istituto di eccellenza, elevata professionalità, indipendenza. Sono gravi i continui attacchi del presidente del Consiglio che dovrebbero riflettere sulle valutazioni del viceministro Morando che ha condiviso la forte censura espressa dalla commissione Bilancio». Ulteriore replica del premier: «Non mi si dica che non ci sono le coperture. Grasso tende a difendere l’istituzione che presiede, lo comprendo, capisco il suo ruolo. Io non attacco il Senato, dico che va superato. Invito tutti a fare un po’ di lavoro di cinghia».

MA TORNIAMO al famoso bonus fiscale che andrà a quasi la metà dei lavoratori pubblici. Dal 23 maggio amministrazioni centrali e periferiche dello Stato (ministeri, presidenza del Consiglio, agenzie) e di 74 amministrazioni pubbliche locali, potranno cominciare a consultare il cedolino dello stipendio e capire quanto realmente otterranno in più a fine mese. L’importo del bonus per ciascun dipendente, che allo Stato costa 56.407.365 euro, è evidenziato nella sezione ‘Altri assegni’.

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