Bombe sulla scuola a Gaza, 17 morti

GAZA

Un altro massacro. Uomini, donne e bambini. Il cortile di una scuola dell’Unrwa trasformata in rifugio per centinaia di persone costrette, con l’attacco a Gaza, ad abbandonare le loro abitazione. Un colpo d’artiglieria israeliana o un obice sparato da un carro armato, o – si difendono a Tel Aviv – forse un razzo di Hamas. Era prevedibile. Beit Hanun è un campo di battaglia. Si combatte in mezzo ai palazzi, nei vicoli. I militanti palestinesi cercano di frenare l’offensiva israeliana, quella che secondo il premier Netanyahu deve andare avanti con durezza per distruggere tunnel e arsenali del nemico. Le condizioni palestinesi e israeliane per cessare il fuoco non coincidono. E la gente continua a morire.
IL MASSACRO
Diciassette persone uccise, in maggioranza donne e bambini palestinesi, duecento feriti nell’attacco alla scuola-rifugio, che si sommano alle altre vittime di ieri (in tutto ottantadue) portando il totale a quasi ottocento. 
Ban Ki-moon, il segretario generale dell’Onu si è detto «sconvolto». «Sono rimaste uccise molte persone, comprese donne, bambini e membri dello staff dell’Onu». Di fronte ai nuovi appelli per la fine degli scontri fonti egiziane e israeliane dicono che un cessate il fuoco umanitario mediato dall’Onu potrebbe arrivare entro le prossime 72 ore. Una valutazione che va contro l’insistenza di Hamas per aver garanzie anticipate sulla fine del blocco di Gaza. Il movimento islamico ha incassato già una vittoria politica quando il presidente palestinese ha fatto sue le condizioni avanzate da Hamas. L’opinione pubblica palestinese anche in Cisgiordania è frustrata per l’insuccesso del dialogo con Netanyahu. E Mahmoud Abbas, dalle sue critiche agli islamici si è visto costretto a sostenere la loro posizione.
GLI SCONTRI
Hamas tiene duro grazie proprio al compattarsi del fronte palestinese. Accusa Israele e promette vendetta per la strage nel complesso dell’Onu, mentre continua a lanciare razzi contro i centri abitati israeliani. Tiri ridotti rispetto ai primi giorni per non esaurire il proprio arsenale mentre fronteggia l’avanzata delle truppe di terra israeliane. Paradossalmente, l’invasione è proprio quello che l’ala militare voleva. Sapeva di non poter competere con Cupola di ferro, le batterie anti-missile che sono riuscite a intercettare i razzi più pericolosi, e ha dimostrato di essersi preparata alla guerriglia urbana. Nonostante l’incertezza della situazione, alcune compagnie aeree internazionali dovrebbero ricominciare già oggi a volare su Ben Gurion mentre gli scontri si concentrano nelle zone densamente abitate di Gaza. Robert Turner, coordinatore dell’attività dell’Unrwa nella “striscia” non vuole attribuire colpe. «La nostra attività è coordinata con l’esercito israeliano – ha detto dopo l’attacco alla scuola – hanno i riferimenti gps di tutte le strutture dove abbiamo accolto i profughi. Per ore, ieri mattina, di fronte all’avvicinarsi degli scontri ho provato invano a coordinare l’evacuazione». 
INCHIESTA DELL’ESERCITO
Il portavoce militare di Tel Aviv ha annunciato un’inchiesta. «Si combatteva nella zona e Hamas ha sparato contro le nostre forze, forse la colpa è loro». Un errore? Ci sarà sicuramente un’indagine dell’Onu che nel 1996 non accettò le spiegazioni israeliane (un errore di tiro) per il bombardamento d’artiglieria della base delle Nazioni uniti a Qana, in Libano. Degli 800 civili che vi si erano rifugiati dopo l’invasione israeliana, morirono in 106. Un altro possibile massacro è stato sventato dalle truppe egiziane che nel Sinai hanno intercettato un kamikaze imbottito di esplosivi. Voleva attraversare il confine e attaccare il valico di Kerem Shalom accanto al quale c’è un kibbutz israeliano. In un’altra operazione, i militari hanno bloccato un camion diretto sempre verso Israele con a bordo una rampa per lanciare missili. 

IL MESSAGGERO