Bomba d’acqua fa strage in Veneto: quattro morti nel Trevigiano, due feriti gravi

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Una valanga di fango improvvisa, un’onda di tre metri, violentissima, che ha seminato in un attimo morte e distruzione durante una festa paesana nel Trevigiano. “Come una lama, il turbine d’acqua ha spazzato via tutto – raccontano i testimoni – auto, persone, perfino un paio di container”. C’erano quasi cento persone, arrivate per la “Festa degli Omeni”, raccolte nell’area prospicente il Molinetto di Croda di Refrontolo (VIDEO). Ha cominciato a piovere e alle 22.30 il torrente Lierza è letteralmente ‘esploso’. La gente ha cercato di salvarsi aggrappandosi a quello che trovava, muovendosi nel buio più profondo. “Una valanga di fango” raccontano i sopravvissuti, “quando l’onda d’urto dell’acqua è piombata sugli stand della sagra, molti si sono tenuti alle capriate di ferro del tendone principale”, poi spinti dalla corrente all’esterno si sono attaccati alle macchine in sosta, fino a quando, sommerse anche quelle, sono saliti sugli alberi. Alla festa non c’erano bambini, o non si sarebbero salvati.

L’alluvione “ha un’unica causa: l’eccezionale quantità d’acqua caduta nella zona in un tempo brevissimo”, hanno detto il capo del Genio Civile di Treviso, Alvise Lucchetta, e il comandante provinciale della Forestale, Alberto Piccin, che hanno sorvolato e percorso a piedi l’area del disastro. “Le rotoballe di fieno non c’entrano”, assicurano.  Per spiegare l’eccezionalità del fenomeno i due esperti danno alcune cifre: il Lierza – spiegano – è una “incisione” nel terreno, con una larghezza massima di 5-6 metri e una profondità di 2-3 metri. “Dopo la bomba d’acqua sui due microbacini, il letto del fiume si è allargato in alcuni punti fino a 60 metri e l’altezza della piena ha superato i cinque metri”. Nel suo percorso verso un altro torrente più grande, affluente del Livenza, la forza dell’acqua ha impattato la struttura nella quale si svolgeva una festa. Viene quindi smentita l’ipotesi delle  rotoballe di fieno che avrebbero fatto da “tappo” al torrente, come ipotizzato in un primo momento. “Una grande rotoballa – spiega il comandante della Forestale Piccin – è di mezzo metro cubo. Una dimensione quasi irrisoria rispetto alla forza di un fiume largo 60 metri”.

Le vittime. Pioveva, la bomba d’acqua si è abbattuta con tutta la sua potenza nella zona di Refrontolo  poco prima di mezzanotte, facendo tracimare un piccolo torrente, il Lierza. Il bilancio è di quattro morti e una decina di feriti. Le vittime sono: Fabrizio Bortolin, 48 anni, di S. Lucia di Piave; Maurizio Lot, 52 anni di Farra di Soligo; Luciano Stella, 50 anni, gommista di Pieve di Soligo; Giannino Breda, 67 anni di Falzè di Piave. I ricoverati a Treviso sono due, e sono quelli in condizioni più gravi. Entrambi i pazienti si trovano ricoverati in terapia intensiva, con parametri vitali sotto controllo, dopo essere stati sottoposti a delicati interventi chirurgici. Il primo per politraumatismi, il secondo per una profonda ferita lacera alla gamba destra. Per entrambi c’è la riserva di prognosi. Non presenterebbero particolari problemi invece i feriti ricoverati a Conegliano e Vittorio Veneto. 

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso la propria “commossa partecipazione al dolore delle famiglie delle vittime e l’augurio di pronta guarigione ai feriti”, si legge in una nota del Quirinale che conclude: “Il Capo dello Stato manifesta vivo apprezzamento a quanti si sono impegnati nelle difficili operazioni di soccorso”. Un messaggio di solidarietà arriva anche dalla presidenza del consiglio dei Ministri, che annuncia di “aver voltato pagina”. “Basta inseguire e fare i ‘notai delle emergenze – afferma Eramo D’Angelis, capo di #Italiasicura, la struttura di missione di Palazzo Chigi contro il dissesto idrogeologico -, adesso investiamo in opere di difesa, prevenzione e sicurezza. Al via anche i 570 cantieri anti dissesto”.

“Quando la diga si è rotta ha liberato 3-4 metri di acqua di altezza, un piccolo Vajont” ha spiegato il presidente della Regione Veneto Luca Zaia. “C’è stata una devastazione di mezzi fino a 700-800 metri dal fiume, un disastro”. La particolarità del territorio caratterizzato da colline coltivate a vigneti, si tratta infatti della zona del Prosecco, è quella di non offrire grande resistenza in caso di piogge incessanti come quelle che hanno imperversato in questo periodo, “di conseguenza aumenta il rischio di scivolamenti dei detriti nei torrenti e successivo pericolo di esondazione”, evidenzia la Forestale. L’elicottero del Corpo ha sorvolato il territorio dei comuni di Cison di Val Marino e Tarzo (TV) per monitorare lo stato dei torrenti e del terreno anche con l’ausilio di esperti geologi, per predisporre in tempi utili eventuali piani di evacuazione o interventi.

I soccorsi sono apparsi subito difficili, la zona sulle colline trevigiane è relativamente isolata e con una viabilità ristretta. Vigili del fuoco, soccorso alpino, sommozzatori di Vicenza, squadre Saf (speleo, alpino, fluviali) e cinofili sono arrivati da ogni parte del Veneto, così come squadre di volontari e hanno cercato i dispersi fino all’alba. Tre dei quattro corpi sono stati individuati prima, erano stati trascinati via dall’acqua, scaraventati in un fiume vicino al Mulino della Croda. Le auto sono finite nel fiume, i sommozzatori dei vigili del fuoco hanno completato l’ispezione solo alle prime luci dell’alba. Poi hanno potuto confermare di non aver trovato cadaveri, per cui il bilancio di quattro morti è ritenuto definitivo. “Siamo vicini al dolore dei familiari delle vittime e ai feriti e siamo in campo, con tutte le forze possibili e l’energia necessaria, perché i soccorsi siano efficaci e veloci, come la gravissima emergenza richiede”, ha detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano.

Il presidente del Veneto Luca Zaia è andato sul luogo del disastro: “Ho già decretato lo stato di emergenza, chiederemo al governo di fare la sua parte per questa tragedia. È stata una bomba d’acqua senza precedenti”.

Nella zona si sono abbattute altre sette frane che hanno isolato diversi agriturismo e ristoranti. In uno di questi, una cinquantina di persone sono rimaste bloccate. Altre sono rimaste isolate in case di campagna e sono in corso i tentativi di raggiungerle per liberarle. La situazione più grave in zona Cison di Valmarino dove uno smottamento ha travolto la strada provinciale che collega Follina a Cisone e al Molinetto della Croda impedendo il rientro a casa di 150 persone che rientravano dalla festa di Refrontolo. Alle 23 di ieri sera la frazione di Farrò di Cison si è ritrovata isolata e il sindaco ha lanciato l’allarme. 

La procura apre un fascicolo.
 La procura di Treviso ha aperto un fascicolo per individuare eventuali responsabilità per l’esondazione di Refrontolo. Le colline dell’Alta Marca, tra incuria dei boschi e massicci sbancamenti per l’impianto intensivo di nuovi vigneti di prosecco, sono un territorio fragilissimo e complesso, che negli ultimi anni è stato segnato da smottamenti di strade, frane di terreni ed esondazioni di torrenti che hanno trovato il percorso bloccato da massi e terreno franato. Solo nel febbraio scorso, sempre a causa di piogge abbondanti, già il paese di Refrontolo era stato messo in allarme da tre frane, di cui due di grosse dimensioni, che incombevano proprio sulla zona del Molinetto della Croda e la caratteristica cascata alimentata dal torrente Lierza. Il torrente era esondato, fango e detriti avevano causato a febbraio la piena del torrente ed era intervenuto il Genio civile per liberare il corso.. Ma altri 500 metri cubi di terreno avevano poi tappato il Lierza a valle. Claudio Lucchet, allora assessore assicurava il continuo monitoraggio di tutte le zone “che possono essere a rischio”.

LA REPUBBLICA