Boldrini: combattere la corruzione e rendere pulita la politica

Laura Boldrini

Bisogna “rendere le istituzioni e la politica sempre più pulite e più sobrie” e “combattere la corruzione, l’illegalità, il malaffare”. Lo ha chiesto la presidente della Camera Laura Boldrini durante la cerimonia in aula a Montecitorio – presente il capo dello Stato Sergio Mattarella – per la commemorazione del ‘Giorno della memoria’ dedicato alle vittime del terrorismo. “Un atto concreto per onorare le vittime delle stragi e del terrorismo sarà la definitiva approvazione della legge, già approvata alla Camera e ora al Senato, che istituisce il reato di depistaggio e il disegno di legge per il riconoscimento pieno ai familiari delle vittime dei loro diritti previdenziali”, ha detto Boldrini ricordando l’impegno mantenuto in questa legislatura per la desecretazione di documenti riservat.

Uno Stato democratico “non puo’ mai far propria la logica violenta e disumana dei suoi nemici, una lezione che vale anche oggi che ci troviamo di fronte ad attacchi terroristici di matrice islamista”, ha detto la presidente della Camera.Boldrini ha ricordato la “solidita’” dell’Italia che ha affrontato “prove durissime” ma che non ha “mai rinunciato ai valori e ai principi di uno Stato di diritto”. La parola che pronunciamo oggi – ha aggiunto – è “abbraccio, questo è il giorno in cui le istituzioni abbracciano le vittime del terrorismo e delle stragi”.

Bindi: la morte di Moro e quella di Impastato segnarono la coscienza degli italiani “Il barbaro assassinio di Aldo Moro resta una delle pagine più tragiche e oscure della storia repubblicana. Il ricordo del sacrificio di Moro, che quest’anno cade a cento anni dalla sua nascita, unisce il Paese nella memoria di tutte le vittime del terrorismo politico”. A sottolinearlo è la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi. “Quella stagione di cieca violenza non risparmiò nessuna categoria e segnò profondamente la coscienza degli italiani che seppero respingere la sfida alla nostra democrazia senza cedere alla paura, ma facendo leva sui valori e i principi della Costituzione”, ricorda Bindi.

“Il 9 maggio del 1978, mentre l’Italia scopriva sgomenta la morte dello statista democristiano, a Cinisi la mafia ammazzava Peppino Impastato, inscenando un attentato suicida. Cosa Nostra metteva a tacere la voce scomoda di un giovane ribelle, che sbeffeggiava i capi e rompeva il muro dell’omertà che copriva i loro affari. Solo grazie alla tenacia della mamma e del fratello di Peppino è stato possibile, dopo lunghissimi anni, smascherare il tentativo di depistaggio e fare luce sulla verità”, prosegue la presidente dell’Antimafia. “Peppino Impastato è un esempio di coraggio e d’impegno per la buona politica e la democrazia che ancora oggi, come 38 anni fa, sono le armi più potenti e temute dai poteri mafiosi”, conclude Bindi.

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