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Roberto Renga

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Terzo posto: con Borini si può

La Roma ha vinto. Dunque va bene. Non sono schiavo del risultato, ma una cosa l’ho capita da anni: vincere è fondamentale. Perché porta tre punti, offre gioia e comprensione e perché vincere aiuta a vincere. Adesso il terzo posto, l’obbiettivo che secondo Sabatini da poco, e l’uomo dei conti Fenucci da sempre, è il mattone sul quale si potrà costruire la Roma di domani, adesso questo terzo posto si riesce quasi a vedere. Tra l’altro la vittoria è pure giusta.

La Roma non è stata la protagonista del sambodromo che tutti vorremmo vedere, però le sue occasioni le ha avute (e sbagliate: siamo nella norma) e poche ne ha concesse agli avversari (appena un paio). Non ci stracciamo le vesti, ma prendiamo atto di ciò che è stato. La difesa, a cominciare da Stekelenburg, è parsa attenta, concentrata, esattamente l’opposto di ciò che ci siamo abituati a vedere. Solo il ritorno di De Rossi? Non solo. Taddei, per esempio, è stato molto sulle sue, contando i passi, e lo stesso Rosi, che pure si è visto molto di più in avanti, si è ricordato di fare il terzino. Entrambi sono stati aiutati dagli avversari diretti, scarsini e poco dotati di dribbling e allungo, ma la colpa è semmai del Parma, non della Roma. E, del resto, volta per volta, la Roma si deve specchiare su chi gli sta di fronte, non sul Real Madrid.

Il centrocampo è andato a sprazzi e ha agito con eccessiva leggerezza. In avanti abbiamo trovato Borini, Totti e Osvaldo. Osvaldo ha fatto un tiro e fine. Totti è partito malino, quasi arrossendo per la festa che un elegante Baldini gli aveva organizzato in occasione delle 700 (avete letto bene) partite da professionista, e ha chiuso con assist degni di Totti, ossia di uno dei migliori calciatori che mi sia capitato di vedere. E ne ho visti di molto bravi.

Borini corre come un centrocampista, difende come un terzino e attacca come una grande punta. Non ha la puzza sotto il naso di tanti genietti che girano per il mondo. Pensa che il pane si conquisti con il sudore e allora soffre, si affanna e addirittura segna, come è capitato questa volta. Sono sei i gol in in quattordici partite. E’ la rivelazione romanista, insieme con Heinze. Quest’ultimo a parametro zero, Borini preso a metà dal Parma per tre milioni. Meno della metà di Angel, meno del prestito di Kjaer. L’affarissimo l’ha fatto il Parma, ma la Roma questa volta non ha dormito di sicuro. Borini è buono per la Nazionale e ripeto quando dico dall’inizio della stagione: per me è meglio di Pedrito, cui somiglia.

Nel finale si è intravisto Lamela. E abbiamo salutato Marquinho. Totti ha regalato un pallone d’oro all’uno e all’altro, ma i due non hanno ricambiato. Nel Parma stava per segnare Okaka, tutto solo davanti all’olandesone, che è uscito bene e ha deviato. Intervento che vale quanto il gol di Borini.  

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