Ho
sempre pensato che la Lazio si autocensurasse. Oppure, tanto per rimanere nel
tema neve, che prima di giocare mettesse le catene di Alemanno. Contro il
Cesena la conferma: non ero (sono) ancora matto del tutto.
Nel primo tempo, paludata, bloccata tatticamente,
la Lazio è andata sotto di due reti, vittima di dubbi, incertezze, timori
incomprensibili per chi non la conosce e ha cercato in tutti i modi di
stimolarla. Persa la partita, rimasta in dieci, la Lazio ha indossato le ali
dell’aquila e si è rivelata bella, coraggiosa, una pattuglia scatenata e
vincente. Ha dunque bisogno solo di essere liberata, questa squadra? O di
disperazione? O di allegria?
Fossi in Reja, abilissimo nel ridisegnarla
(addirittura Ledesma alla De Rossi e difesa a tre) ora direi ai giocatori:
visto che siamo così bravi ad attaccare, perché non lo facciamo sempre? La
Lazio sin qui è stata grigia, equilibrata, saggia e noiosa, tanto da rimanere
prigioniera di se stessa. Vada avanti, pressi, si affidi a Klose, a Hernanes,
anche ai giovani, che non hanno colpe e devono sbagliare, ma danno il coraggio
di chi vede la vita facile e da conquistare. Questa squadra ha un’anima:
bisogna solo consentirle di mostrarla sempre.


