Roma, ottava sconfitta in campionato, decima nella stagione. In tutto undici vittorie. Che vuol dire? Che è una squadra di matti e lo diciamo in senso buono, con affetto. Dal vertice alla base, dal presidente (chi è?) al giardiniere: una ne azzeccano e un’altra ne sbagliano e mai che qualcuno venga a confessarlo.
La Roma fa quattro gol all’Inter (successo ridimensionato dal Novara, ma pur sempre un successo), pareggia i venticinque minuti di Catania e si fa tatticamente e tecnicamente prendere in giro dal Siena. Si potrebbe dire: la Roma ha perso perché è entrato Kjaer al posto di Juan e il danese dopo quattro minuti ha regalato il rigore al Siena. E’ vero, non posso negare. Però Kjaer è un giocatore della Roma, tra l’altro pagato a peso d’oro per il prestito: non è uno della Primavera, buttato in campo per caso. Un altro però: però il Siena, rigore a parte, ha messo insieme quattro occasioni da gol. Dunque meritava di vincere a prescindere. Kjaer ha solo dato la spinta decisiva.
La Roma ha risposto in novanta minuti con un diagonale di Borini e un tiro su punizione di Lamela: tutto qui. Eppure ha tenuto la palla, ad attaccare ci ha provato. Magari con eccessiva flemma, questo sì. Ma quando vuoi fare una squadra tecnica ci sta che poi questa si fermi durante la partita, chieda uno specchio e si aggiusti il trucco. Allora che succede, come mai la luce s’accende e si spegne? Ho da tempo una mia teoria. Questa: la Roma diventa bella se trova subito il gol; in caso contrario si deprime, si lascia andare, batte la testa sul muro degli avversari, che, perfidi, infischiandosene della rivoluzione culturale, si difendono, fanno contropiede e arrivano addirittura a segnare.
Luis Enrique ha rimesso Angel e poi nel secondo tempo ha sostituito Totti con Osvaldo. Che quest’ultimo non abbia mai visto la palla non conta. Conta invece che nel momento decisivo, quello in cui i compagni sono smarriti e cercano un punto di riferimento, questo riferimento si trovasse in panchina. Totti aveva l’aspetto e l’aria delle serate peggiori. E lo capisco. Anche perché è vero che non stava giocando bene, ma c’era chi stava facendo peggio di lui. E non si chiama Totti.
In ogni caso la Roma ha finito con Kjaer centravanti. Almeno questo uno tra i tanti consiglieri e dirigenti della Roma prenda coraggio e a Luis lo dica: come centravanti Totti ci sa fare di più.


