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Roberto Renga

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Lazio-disastro: scegliete il colpevole

Offro ai lettori laziali tre possibilità.Possono prendersela con il presidente Lotito che ha lasciato questa squadra nuda e cruda a gennaio; con i giocatori che sembravano reduci da una gita gastronomica al grido: datemi i cannoli e le cassate!: con l'allenatore Reja che nella serata più difficile (il Palermo ha vinto 10 partite interne su 12) ha inventato una Lazio che avrebbe, così messa, perduto anche contro gli scapoli del bar principale di Formello.

Il fatto è che a Palermo la Lazio praticamente non è scesa in campo e meglio, visto e considerato il risultato, avrebbe fatto a disdire prenotazioni aeree e alberghiere. Una brutta figura storica e indimenticabile, di fronte alla quale sembra dignitosa addirittura la partita di Siena.

Personalmente, nella triste graduatoria dei perché e dei colpevoli, metterei al primo posto il presidente, al secondo l'allenatore e al terzo i calciatori. Lotito non doveva lasciare così la Lazio. Non doveva appendersi a al sogno Honda, perso il quale è sembrato che non ci fossero altri giocatori al mondo. O il giapponese o nessuno. Quindi nessuno. Reja non ha più giocatori. Metteteci che questi calciatori, che tanto bene avevano fatto sino a questo momento, erano pure stanchi e depressi per la sconfitta con l'Atletico e ci siamo.

Ma Reja? Possibile che non potesse fare altro rispetto a ciò che ha fatto? La difesa a tre con Ledesma alla De Rossi si può improvvisare per disperazione quando devi rimontare sul Cesena, ma non quando hai l'opportunità di studiare e presentare una tattica tradizionale. Il tecnico poteva in fin dei conti puntare su Scaloni e Garrido, il primo terzino destro e il secondo terzino sinistro. Ed ecco la difesa a quattro. In questo caso Ledesma sarebbe stato a centrocampo e avremmo avuto una Lazio più logica, più razionale e dunque meno mentalmente predisposta al disastro che s'è celebrato al Favorita. 

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