Allora Reja per buon cuore e affetto nei confronti dei giocatori è salito sull’aereo per Madrid e guiderà la Lazio dalla panchina. O in piedi, come sempre ha fatto in questi anni. Non ricordo dimissioni posdatate di questo tipo. Reja, persona unica, ha tracciato una strada nuova. Gli si potrebbe dire che le dimissioni si danno e basta. Che si sbatte la porta e si manda un presidente (uno qualsiasi, per carità) a quel paese. E’ vero. Ma Reja è una persona diversa e ciò che vale per me e per voi, non vale per lui. Gli hanno chiesto un favore e non ha saputo dire di no. Ricordiamocelo questo signore. Gli uomini non si riconoscono per gli insulti o per come menano le mani. Gli uomini veri si riconoscono in circostanze come questa. E’ diverso e si sarebbe trovato bene in un altro mondo e in un altro secolo, quando si mandavano biglietti d’amore e le parole si mantenevano.
Perchè si sia arrivati a questo punto, si sa. Aveva chiesto giocatori a gennaio. Non glieli hanno dati. E lui si è reso conto che la pattuglia che aveva non ce l’avrebbe fatta a reggere sino in fondo. L’ha detto, mandando ai matti i suoi superiori: ma come si permette? Poi ha sbagliato la partita di Palermo e gli è stato fatto platealmente notare: colpa sua, non della società, che si sapesse in giro. Non ha retto e ha spedito il famoso fax delle dimissioni.
Ora la Lazio dovrà sostituirlo. Con Inzaghino, si dice, che sta facendo bene con le giovanili e costerebbe poco o niente. Personalmente avrei ancora voluto il fratello maggiore, come centravanti, però. Se la società ritiene che Inzaghino sia in grado di farcela, va bene. Ma se lo fa per risparmiare, no. Perché la Lazio ha ancora l’obbiettivo del terzo posto e un pubblico che la segue e ci mette l’anima. E sia la Lazio che i tifosi vanno rispettati. Vista la delicatezza della situazione, dico che uno come Eriksson, se ne ha ancora voglia, potrebbe andare bene. Ma ne ha voglia? E la Lazio ha voglia di spendere?


