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Roberto Renga

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Roberto Renga

Editorialista de Il Messaggero
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Inzaghino sì, ma non per risparmiare

Allora Reja per buon cuore e affetto nei confronti dei giocatori è salito sull’aereo per Madrid e guiderà la Lazio dalla panchina. O in piedi, come sempre ha fatto in questi anni. Non ricordo dimissioni posdatate di questo tipo. Reja, persona unica, ha tracciato una strada nuova. Gli si potrebbe dire che le dimissioni si danno e basta. Che si sbatte la porta e si manda un presidente (uno qualsiasi, per carità) a quel paese. E’ vero. Ma Reja è una persona diversa e ciò che vale per me e per voi, non vale per lui. Gli hanno chiesto un favore e non ha saputo dire di no. Ricordiamocelo questo signore. Gli uomini non si riconoscono per gli insulti o per come menano le mani. Gli uomini veri si riconoscono in circostanze come questa. E’ diverso e si sarebbe trovato bene in un altro mondo e in un altro secolo, quando si mandavano biglietti d’amore e le parole si mantenevano. leggi tutto

Siamo tutti soldati innammorati

Siamo tutti soldati innamorati di Napoli e del Napoli. Tre a uno al Chelsea ed è andata anche male. Un gol regalato per via di una palla impazzita sulla riga e che ha costretto Cannavaro a lisciare e un gol salvato sulla linea da Cole. Risultato buono, ovviamente. Ma non così buono da garantire sin d’ora il passaggio del turno e l’ingresso tra le otto finaliste di Champions. Al ritorno il Chelsea si giocherà il futuro e non è cosa da poco. Bisognerà fare un gol. A gente come Cavani e Lavezzi si può chiedere. Il San Paolo era bello e bagnato, per via di una pioggia molto inglese. Mazzarri non c’era. Al suo posto Frustalupi jr, un ragazzo serio e pacioso. Il Napoli è parso più tranquillo del solito: l’assenza dello scatenato allenatore? Hanno cominciato bene gli azzurri, andando per due volte a un centimetro dal gol, che poi hanno preso per quel rimbalzo di cui si è parlato. Poteva essere la fine della favola ed è stato invece l’inizio. Perché Lavezzi, quando sta così è più napoletano dei napoletani e allora scherza con gli avversari, li prende in giro, li mette a sedere e fa gol. Fateci caso: Cavani è serio e sembra un pastore tra le sue pecorelle domenicali: un sermone e una canzone di ringraziamento al signore. Lungo e composto, è esattamente l’opposto dell’argentino, con il quale fa appunto coppia fissa e perfetta. Con attaccanti così puoi rimontare anche il Chelsea del ricchissimo proprietario venuto dalla Russia e il Napoli l’ha fatto. Ma anche con Cavani e Lavezzi serve una squadra ed ecco spuntare Gargano e Maggio. Il primo è un Lavezzi di centrocampo. Ride sempre e ha l’aria di chi ha appena sentito una barzelletta. In realtà randella che è un dispiacere (per gli avversari) e ha invidiabili intuizioni calcistiche. Ha bisogno della grande partita per rendere al massimo. Maggio ha poco dell’uomo e molto del cavallo da corsa. Lo trovi all’ala e dopo un paio di secondi nella propria area. Ha la faccia sofferente, come se giocare gli possa procurare fastidio. In realtà si diverte, ma alla sua maniera: soffrendo. Voti per Lavezzi: 8; per Cavani: 7,5; per Gargano: 7,5; per Maggio: 7. Il pubblico, come al solito, è stato partecipe e trascinante. C’erano vuoti sugli spalti. Per i prezzi troppo alti, immagino, e proprio questa è la sola pecca della serata. Un Napoli così i napoletani dovrebbero vederlo gratis. leggi tutto

Tutti bocciati meno uno

Pagelle depresse di una serata che cercheremo di dimenticare, se possibile. Marchetti 4: dorme sul primo gol, si ferma in occasione della rete di Silvestre. Quando la squadra balla, balla anche il portiere. Zauri 3: non la prende mai. Cerca e non trova la posizione. Non parliamo dell'avversario. Ledesma 4: altro che De Rossi. Il romanista gioca in quella posizione dopo aver provato e riprovato. Il povero Ledesma viene buttato nel fuoco e gli si chiede di non scottarsi. Si scotta, invece. In mezzo e con quattro difensori alle spalle avrebbe ovviamente giocato meglio. Dias 2: non è più lui, figuriamoci con una difesa di questo tipo. Anche nervoso. Si fa espellere. Inevitabile. Povero Dias. Ci scusi, ma altro non si può. Gonzalez 4: fa il terzino, non l'esterno medio-alto. Il Palermo preme e lui si abbassa. leggi tutto

Lazio-disastro: scegliete il colpevole

Offro ai lettori laziali tre possibilità.Possono prendersela con il presidente Lotito che ha lasciato questa squadra nuda e cruda a gennaio; con i giocatori che sembravano reduci da una gita gastronomica al grido: datemi i cannoli e le cassate!: con l'allenatore Reja che nella serata più difficile (il Palermo ha vinto 10 partite interne su 12) ha inventato una Lazio che avrebbe, così messa, perduto anche contro gli scapoli del bar principale di Formello. Il fatto è che a Palermo la Lazio praticamente non è scesa in campo e meglio, visto e considerato il risultato, avrebbe fatto a disdire prenotazioni aeree e alberghiere. Una brutta figura storica e indimenticabile, di fronte alla quale sembra dignitosa addirittura la partita di Siena. leggi tutto

Pagelle, Stekelenburg fa un gol

Pagelle buoniste dopo una partita buonina. Stekelenburg 7: un intervento soltanto, ma decisivo. Okaka gli viene avanti, lanciatissimo, l’olandesone esce al momento giusto, copre, chiude, respinge. Rosi 6,5: quando va avanti, è pericoloso. Sbaglia un gol, ma non è il solo a farlo. Dietro, avvantaggiato dalla scarsa qualità dell’avversario, regge bene. Heinze 6: dalle sue parti il deserto. Controlla il forte. Juan 6: come Heinze, con meno cattiveria e più eleganza. Taddei 6: Donadoni gli fa il favore di mettergli davanti un terzino. Lui si ferma ed è meglio per la Roma. leggi tutto

Terzo posto: con Borini si può

La Roma ha vinto. Dunque va bene. Non sono schiavo del risultato, ma una cosa l’ho capita da anni: vincere è fondamentale. Perché porta tre punti, offre gioia e comprensione e perché vincere aiuta a vincere. Adesso il terzo posto, l’obbiettivo che secondo Sabatini da poco, e l’uomo dei conti Fenucci da sempre, è il mattone sul quale si potrà costruire la Roma di domani, adesso questo terzo posto si riesce quasi a vedere. Tra l’altro la vittoria è pure giusta. La Roma non è stata la protagonista del sambodromo che tutti vorremmo vedere, però le sue occasioni le ha avute (e sbagliate: siamo nella norma) e poche ne ha concesse agli avversari (appena un paio). Non ci stracciamo le vesti, ma prendiamo atto di ciò che è stato. La difesa, a cominciare da Stekelenburg, è parsa attenta, concentrata, esattamente l’opposto di ciò che ci siamo abituati a vedere. Solo il ritorno di De Rossi? Non solo. Taddei, per esempio, è stato molto sulle sue, contando i passi, e lo stesso Rosi, che pure si è visto molto di più in avanti, si è ricordato di fare il terzino. Entrambi sono stati aiutati dagli avversari diretti, scarsini e poco dotati di dribbling e allungo, ma la colpa è semmai del Parma, non della Roma. E, del resto, volta per volta, la Roma si deve specchiare su chi gli sta di fronte, non sul Real Madrid. leggi tutto

Juve, spettacolo e rilancio

La Juve ha adesso due punti in più del Milan, avendo giocato lo stesso numero di partite. Oggi a Cesena risponderà il Milan, ma alla Juve resterà poi un'altra carta da posare sul tavolo del campionato. E sabato sera ci sarà lo scontro diretto a San Siro. Non sarà una stagione memorabile, ma almeno le prime due ci fanno divertire. Sino a ieri la pressione era tutta sulle spalle della Juve, che l'ha ripassata al Milan. La partita con il Catania, guidato perfettamente da Montella, è stata molto bella. La prima frazione, addirittura, la possiamo inserire tra le migliori espressioni calcistiche della stagione. Il Catania ha tratto lezione dalla minipartita con la Roma e adesso parte sempre a testa bassa. Con il Genoa finisce per stravincere. Con la Juve si è fermato al vantaggio di Barrientos, autore di un gol indimenticabile. A quel punto la Juve, incerta tra il mettersi a piangere o reagire, ha deciso di mettercela tutta. E abbiamo assistito a una gara che di italiano ha avuto pochissimo. Intensità inglese, ma condita da pressing e studio tattico. Io mi sono divertito, anche voi, immagino. leggi tutto

Sparisce l'Inter Rivive il Napoli

Due zero a tre in serata di vigilia. Il Napoli stravince, dell'Inter quasi quasi sarebbe meglio non parlare. Si deve, invece. E intanto mi viene in mente Gasperini: sai le risate. Prima o poi qualcuno gli dovrà chiedere scusa. Non era colpa sua. Ce l'eravamo presa anche con la difesa a tre, quando invece tutta l'Inter è senza difesa. E lasciamo stare Benitez e Leonardo. Ranieri è ufficialmente il miglior meccanico d'Italia: ti si blocca l'auto sull'autostrada? Nessun problema, chiami Ranieri e la rimette in moto. Ha fatto cilecca pure lui, invece, dopo un inizio promettente e traditore. Guardandolo e sapendo che Moratti aveva già preso la via di casa, pensavo: se ne deve andare durante la partita, tanti saluti e chi s'è visto s'è visto. Oppure battere il Marsiglia in Champions e mollare la barca. leggi tutto

Milan, l'Europa lo rilancia in Italia

Il Milan in Europa si trova come in camera da letto e vince in pigiama. La Champions è casa sua: la tradizione conta. Conta anche un altro fatto: le squadre inglesi tatticamente ragalano sempre, a meno che in panchina non abbiano un italiano. Poi: in Inghilterra, dopo anni di vacche grasse, è scesa la carestia. L'Arsenal sembrava una di quelle squadre inglesi di una volta, quelle squadre che, oltre la Manica, cominciavano a piagnucolare perché lontane da casa e dalla regina. leggi tutto

Totti fuori: Luis ci ricade

Pagelle nervose di una squadra pazza. Stekelenburg 5,5: bravo sul rigore (che quasi prende), ma commette di nuovo l’errore di Cagliari. Su Destro esce e poi rientra in porta e solo per caso non arriva il gol. Rosi 5,5: quando affonda è bravino, ma gli avversari ormai lo aspettano. Se la cavicchia anche in fase difensiva. Heinze 5: Angel lo lascia solo, lui si arrangia con le cattive. Juan ng: si fa male, regge un tempo, esce. Kjaer 3: povero ragazzo, ci dispiace, ma ormai non può più giocare. Tutti sapevamo che ne avrebbe combinata una delle sue e lui, immancabilmente, ha eseguito. Rigore inutile, ma Kjaer ci si impegna anche, pur di colpire al volo Destro. Poi sbaglia tutto: in tilt. Lo dico per lui: mandiamolo qualche mese in vacanza. Poi ci spiegheranno, spero, perché è stato preso. leggi tutto

Non è solo colpa di Kjaer

Roma, ottava sconfitta in campionato, decima nella stagione. In tutto undici vittorie. Che vuol dire? Che è una squadra di matti e lo diciamo in senso buono, con affetto. Dal vertice alla base, dal presidente (chi è?) al giardiniere: una ne azzeccano e un’altra ne sbagliano e mai che qualcuno venga a confessarlo. La Roma fa quattro gol all’Inter (successo ridimensionato dal Novara, ma pur sempre un successo), pareggia i venticinque minuti di Catania e si fa tatticamente e tecnicamente prendere in giro dal Siena. Si potrebbe dire: la Roma ha perso perché è entrato Kjaer al posto di Juan e il danese dopo quattro minuti ha regalato il rigore al Siena. E’ vero, non posso negare. Però Kjaer è un giocatore della Roma, tra l’altro pagato a peso d’oro per il prestito: non è uno della Primavera, buttato in campo per caso. Un altro però: però il Siena, rigore a parte, ha messo insieme quattro occasioni da gol. Dunque meritava di vincere a prescindere. Kjaer ha solo dato la spinta decisiva. leggi tutto

Inter da buttare e rifare

Vista all’Olimpico, l’Inter mi era parsa una squadra che non amasse il suo allenatore romano. Rivista contro il Novara, devo dire che neppure l’Inter è amata dal suo allenatore romano, che forse non ne può più di guidare la più scombiccherata imitazione di una grande che si sia vista nel nostro campionato. Ranieri è partito con una punta e ha chiuso con tre. E ha perso contro il Novara, addirittura in dieci. Sconfitta giusta, anche. Il Novara, come si è fatto vedere in avanti, ha confezionato un gran gol e poi l’ha difeso. L’Inter, in cui si è dato da fare il solo Sneijder, si è fermata a una traversa dell’olandese e a qualche occasione. Ora l’Inter non solo ha perso di vista il terzo posto, dovrà stare attenta a non perdere la sanità mentale. leggi tutto

Reja, togli le catene

Ho sempre pensato che la Lazio si autocensurasse. Oppure, tanto per rimanere nel tema neve, che prima di giocare mettesse le catene di Alemanno. Contro il Cesena la conferma: non ero (sono) ancora matto del tutto. Nel primo tempo, paludata, bloccata tatticamente, la Lazio è andata sotto di due reti, vittima di dubbi, incertezze, timori incomprensibili per chi non la conosce e ha cercato in tutti i modi di stimolarla. Persa la partita, rimasta in dieci, la Lazio ha indossato le ali dell’aquila e si è rivelata bella, coraggiosa, una pattuglia scatenata e vincente. Ha dunque bisogno solo di essere liberata, questa squadra? O di disperazione? O di allegria? Fossi in Reja, abilissimo nel ridisegnarla (addirittura Ledesma alla De Rossi e difesa a tre) ora direi ai giocatori: visto che siamo così bravi ad attaccare, perché non lo facciamo sempre? La Lazio sin qui è stata grigia, equilibrata, saggia e noiosa, tanto da rimanere prigioniera di se stessa. Vada avanti, pressi, si affidi a Klose, a Hernanes, anche ai giovani, che non hanno colpe e devono sbagliare, ma danno il coraggio di chi vede la vita facile e da conquistare. Questa squadra ha un’anima: bisogna solo consentirle di mostrarla sempre. leggi tutto

Che succede a Lamela?

Minipagelle di una minipartita Stekelenburg 6,5: un solo intervento, ma buono. Rosi 6,5: si propone, va nello spazio, offre una palla gol. Taddei 6: sta sulle sue, copre Piscitella, diciamo. Juan 6,5: il terrore delle difese altrui, quando va a saltare. Heinze 6,5: il terrore degli attaccanti avversari e per i noti e agonistici motivi. Greco 6: bene anche in fase offensiva. Gago: 6 non deve fare il De Rossi ed è meglio. Pjanic 6: si nota per un bel passaggio. Lamela n.g.: senza voto, perché non si può bocciare un ragazzo per 30 minuti. Però Luis farebbe bene a parlarci, guardandolo fisso negli occhi. Borini 6,5 : gli capita la palla buona, tiro parato. Dice: un altro avrebbe segnato. Rispondo: un altro in quel punto non ci sarebbe stato. Piscitella 7: non è un regalo di Luis, ma una precisa scelta tattica. Sarebbe stato meglio forse impiegarlo al posto di Lamela. leggi tutto

Piscitella, il bello della Roma

La Roma voleva tre punti e ne ha portato a casa uno, che non le cambia la vita. Un punto giusto, comunque. Il Catania è partito meglio, poi si è fatta vedere la Roma, quindi di nuovo il Catania e alla fine ancora la Roma. La sensazione è che, arrivati alla fine, fosse proprio la Roma a credere di più nella vittoria e che alla lunga ce l'avrebbe anche potuta fare. Ma è un discorso senza senso. Dobbiamo solo analizzare questi trenta minuti (25 più 5 di recupero) che ci sono stati offerti. leggi tutto

De Rossi come Totti

Daniele De Rossi come Francesco Totti, di cui indosserà la fascia quando il capitano di oggi cederà il passo a quello di domani. La Roma scrive un’altra pagina romantica: mai ha lasciato andare i suoi calciatori migliori. I cittadini romani rimangono nella città in cui nascono. I calciatori pure. De Rossi guadagnerà bene, come si sa, ma avrebbe guadagnato meglio da altre parti, tanto che, volendo sintetizzare, si può dire che Daniele ha lasciato per strada almeno due milioni all’anno, che moltiplicati per cinque fanno dieci, ossia venti miliardi delle lirette di una volta. Un regalo alla società? Potremmo dirlo, ma forse non sarebbe giusto. De Rossi ha fatto la scelta che voleva: restare a Roma, dove vivono la bambina e i genitori, restare in questa squadra che è sua, muoversi e giocare in un ambiente ideale, inseguire Francesco Totti, il migliore romanista di tutti i tempi. Non bisogna tralasciare il rapporto con Luis, che gli ha trovato un ruolo (terzo difensore e regista) che gli si addice in modo particolare. E non va dimenticato l’intervento a gamba tesa di Pallotta: non voleva passare per l’azionista che si lasciava scappare a parametro zero il capitano di domani. leggi tutto

Borini da Nazionale

Pagelle allegre della Roma Stekelenburg n.g.: L'Inter non gli crea problemi. Meglio per lui e per tutti. Taddei 6,5: Ranieri gli mette davanti mediani, non attaccanti, e Taddei ne approfitta per rifare l'ala. Con Totti si trova a occhi bendati. Juan 7,5: perfetto come difensore e grande come goleador. L'Inter neppure si accorge di lui (sempre 10 alla signora Monique). Heinze 7: perfetto, non ha bisogno di tirare fuori il coltello. Partita tranquilla. Angel 6: il ragazzo vive una domenica serena. Riesce anche a fare un cross, che per poco Lamela non tramuta in gol di testa. Gago 5: evanescente, come gli capita da qualche partita. E' regista difensivo (ma non alla De Rossi, come servirebbe), spostato in avanti non rende. De Rossi 6,5: non ha bisogno di dare il massimo. Spaventa l'Inter solo con la sua presenza. Pjanic 5,5: calmo e serafico. Si fa vedere in un paio di occasioni. Chiaro: può dare di più. Ma questa volta non c'è bisogno del suo apporto. Lamela 6: parte benino, si perde, si ritrova, si riperde. leggi tutto

Roma, così anche a Catania

L'Inter passa dai quattro gol del Palermo ai quattro della Roma. Potrebbe sembrare che tutto sia legato alla disastrosa prova dei nerazzurri, ma non è così e lo diciamo subito, a scanso di equivoci. Chiaramente l'Inter ci ha messo del suo e Ranieri nell'intervallo pure, ma non sottolineare la prova della Roma sarebbe ingiusto e sbagliato. La Roma ha giocato come sempre dovrebbe fare. Con pressing studiato, programmato e portato a termine. E con un'attenzione difensiva inusuale da queste parti. Che cos'è dunque cambiato da Cagliari alla gara con l'Inter? Sono entrati Heinze e De Rossi, due che coprirebbero un letto a sei piazze, non solo la difesa della Roma. E poi la voglia di tutta la squadra di ripartire, di cancellare ciò che è stato, di riaprire il discorso campionato. Eravamo all'oggi o mai più. La squadra l'ha capito e quasi tutti i giallorossi hanno fornito una prestazione sopra le righe. La giornata, neve a parte, è stata così favorevole da non crederci: tutte le altre grandi e medio grandi si sono fermate, l'Inter addirittura l'abbiamo vista da un passo. Ribadisco ciò che ho già più volte detto: il terzo posto è ancora possibile, ma per raggiungerlo bisogna trovare quell'equilibro che la squadra non ha mai dimostrato di possedere. A Luis ho chiesto qualche giorno fa di cambiare modo di giocare, di fare maggiore attenzione. Non di cancellare tutto ciò che è stato fatto, ma di adoperarsi con gomma e matita: qualche modifica. leggi tutto

Kjaer e Lamela: uno peggio dell'altro

Pagelle tristi. Niente voto per Luis Enrique. Per affetto. Però Kjaer e Angel se li potevca risparmiare. Stekelenburg 4,5: dorme sul primo gol, lasciandosi cadere. Esce e rientra in occasione del terzo. Rosi 4,5 : attacca, si offre, ci prova, sbaglia un gol e difende male. Kjaer 3: se l’avevano fatto fuori in Germania, un motivo ci doveva essere. Il suo prestito (senza contare l’ingaggio molto oneroso) costa più di dieci volte del cartellino di Barzagli, che (non) giocava con lui. Un acquisto senza senso e motivazione. Heinze era in panchina e questo mi fa male. leggi tutto

Luis, si può cambiare gioco?

Quattro gol a Cagliari (contro due), dieci punti tra la Roma e il terzo posto. Che vuoi dire, che siamo contenti e andiamo in giro a festeggiare? E’ vero che vanno recuperati i ventisei minuti di Catania, ma ormai il quadro giallorosso è ben delineato e i colori non sembrano quelli giusti. La prima cosa che mi viene in mente è quella più pesante, in particolare per chi (come me) ama il calcio d’attacco: cari signori della rivoluzione culturale, si può cambiare il gioco? Ormai tutti in Italia, anche i bambini della scuola calcio, sanno ciò che farà la Roma e a quale (basso) ritmo si muoveranno i suoi giocatori. Tra gli avversari c’è chi va a fare pressing a pressione sui difensori, chi aspetta nella propria metà campo per cercare con i lanci spazi sulla fasce e chi fa una cosa e l’altra. La verità è quella sotto gli occhi di tutti: gli allenatori italiani non sapranno proporre concetti offensivi, ma sono i più bravi nell’opporsi alle idee altrui e con Luis giocano come il gatto con il topo: vieni, vieni, che ci penso io. leggi tutto
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