La Roma ha vinto. Dunque va bene. Non sono schiavo del risultato, ma una cosa l’ho capita da anni: vincere è fondamentale. Perché porta tre punti, offre gioia e comprensione e perché vincere aiuta a vincere. Adesso il terzo posto, l’obbiettivo che secondo Sabatini da poco, e l’uomo dei conti Fenucci da sempre, è il mattone sul quale si potrà costruire la Roma di domani, adesso questo terzo posto si riesce quasi a vedere. Tra l’altro la vittoria è pure giusta. La Roma non è stata la protagonista del sambodromo che tutti vorremmo vedere, però le sue occasioni le ha avute (e sbagliate: siamo nella norma) e poche ne ha concesse agli avversari (appena un paio). Non ci stracciamo le vesti, ma prendiamo atto di ciò che è stato. La difesa, a cominciare da Stekelenburg, è parsa attenta, concentrata, esattamente l’opposto di ciò che ci siamo abituati a vedere. Solo il ritorno di De Rossi? Non solo. Taddei, per esempio, è stato molto sulle sue, contando i passi, e lo stesso Rosi, che pure si è visto molto di più in avanti, si è ricordato di fare il terzino. Entrambi sono stati aiutati dagli avversari diretti, scarsini e poco dotati di dribbling e allungo, ma la colpa è semmai del Parma, non della Roma. E, del resto, volta per volta, la Roma si deve specchiare su chi gli sta di fronte, non sul Real Madrid.
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