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Inzaghino sì, ma non per risparmiare
Allora Reja per buon cuore e affetto nei confronti dei giocatori è salito sull’aereo per Madrid e guiderà la Lazio dalla panchina. O in piedi, come sempre ha fatto in questi anni. Non ricordo dimissioni posdatate di questo tipo. Reja, persona unica, ha tracciato una strada nuova. Gli si potrebbe dire che le dimissioni si danno e basta. Che si sbatte la porta e si manda un presidente (uno qualsiasi, per carità) a quel paese. E’ vero. Ma Reja è una persona diversa e ciò che vale per me e per voi, non vale per lui. Gli hanno chiesto un favore e non ha saputo dire di no. Ricordiamocelo questo signore. Gli uomini non si riconoscono per gli insulti o per come menano le mani. Gli uomini veri si riconoscono in circostanze come questa. E’ diverso e si sarebbe trovato bene in un altro mondo e in un altro secolo, quando si mandavano biglietti d’amore e le parole si mantenevano.
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Ranieri ha paura di perdere, per l’Inter il crollo è senza fine. Reja, quando la dignità non ha prezzo
No, questo non è l'anno dell'Inter. Prendere gol al 93' da Andrè Ayew Hussein, figlio di Abedi Pelè, dopo avere quantomeno limitato i danni con un pareggio amorfo, significa incassare la quarta scomnfitta consecutiva, ma, soprattutto, dimostrare che quando si ha paura non si va da nessuna parte.
Già le scelte iniziali di Ranieri avevano suscitato forti perplessità. Milito e Pazzini fuori, dentro Sneijder, sempre più l'ombra del grande calciatore che è stato sino a due anni fa, assieme a Forlan e a Zarate, semplicemente disastrosi.
Va bene la prudenza, va bene la cautela, ma c'è modo e modo di perdere contro la quarta in classifica del campionato francese, staccata di 12 punti dal Psg di Ancelotti che comanda la Ligue 1. E, a parte le sinistre annotazioni statistiche (quarto ko di fila, nona partita consecutiva con gol al passivo, 17 reti incassate in un mese), è il non gioco che preoccupa. Quest'Inter sembra paralizzata dalla paura di perdere e per questo continua a perdere. Ranieri dà l'impressione di essersi infilato in un vicolo cieco: continua a cambiare modulo e non ci azzecca più.
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Inter, un problema di testa
L’Inter ha perso all’ultimo secondo, dopo aver giocato una partita così tranquilla che più non si poteva; per la sua qualità quasi ritrovata e per la scarsa forza del Marsiglia, apparso nella circostanza lontanissimo parente del Marsiglia che fu, quello di Voeller, di Boli, di Boksic. Il pareggio sarebbe stato giusto. Poi è successo qualcosa nel finale.
Era già in campo André Ayew, uno dei due figli di Pelè. Lo ha raggiunto il fratello Jordan. I due, che evidentemente si vogliono bene, unendosi hanno modificato l’assetto offensivo della squadra di casa, che all’improvviso ha cominciato a crossare e a prenderle di testa, approfittando del fatto che nell’Inter era entrato Nagatomo al posto di Maicon. Il giapponese è bravo, educato e simpatico, ma alto mezzo metro. E così ha deviato per tre volte in elevazione Ayew, che nel primo tempo la palla neppure l’aveva vista. L’Inter ha perso tempo. Ha capito, se ha capito, con la lentezza di una lumaca. E così, all’ultimo soffio, quando la palla è scesa dalla bandierina, il prode Ayew era di nuovo solo, accanto a lui Chivu, che di testa non la prende mai. Gol. Al quarto tentativo consecutivo. Poi fine.
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Un bellissimo Napoli
Un bellissimo Napoli , e un pubblico eccezionale. Devo ammettere che mi sono venuti i brividi a sentire i 60.000 che intonavano “oi vita , oi vita mia …” che Sky ha lasciato sentire a tutti. Ma la cosa più bella è stata la percezione che un intero paese di sportivi era felice dopo e speranzoso prima per la vittoria dei partenopei. L’ Italia che batte l’ Inghilterra non capitava da un po’ e veder soffrire Manchester city , Arsenal e Chelsea con le nostre fa davvero piacere. Spero vivamente che accada lo stesso quando un giorno( preghiamo presto) sarà la volta della vecchia signora a scendere in campo per certe partite .
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Immenso Napoli, questo è grande calcio. Chelsea ko dopo l’Arsenal: Italia-Inghilterra 7-1
A mano a mano che passano le ore, vedendo e rivedendo le immagini del trionfo al San Paolo si rafforza la convinzione che quello partenopeo sia stato un autentico capolavoro. Nemmeno l'errore di Cannavaro l'ha scalfito. La Partita Perfetta catapulta il Napoli a novanta minuti dai quarti di finale: il gol di Mata tiene viva la speranza del Chelsea e staremo a vedere se puntellerà abbastanza la panchina di Villas-Boas, stanotte spernacchiato on line dagli inferociti tabloid inglesi. Ma ci sono almeno cinque considerazioni da fare in calce ad un'impresa che onora il calcio italiano.
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Siamo tutti soldati innammorati
Siamo tutti soldati innamorati di Napoli e del Napoli. Tre a uno al Chelsea ed è andata anche male. Un gol regalato per via di una palla impazzita sulla riga e che ha costretto Cannavaro a lisciare e un gol salvato sulla linea da Cole. Risultato buono, ovviamente. Ma non così buono da garantire sin d’ora il passaggio del turno e l’ingresso tra le otto finaliste di Champions. Al ritorno il Chelsea si giocherà il futuro e non è cosa da poco. Bisognerà fare un gol. A gente come Cavani e Lavezzi si può chiedere.
Il San Paolo era bello e bagnato, per via di una pioggia molto inglese. Mazzarri non c’era. Al suo posto Frustalupi jr, un ragazzo serio e pacioso. Il Napoli è parso più tranquillo del solito: l’assenza dello scatenato allenatore? Hanno cominciato bene gli azzurri, andando per due volte a un centimetro dal gol, che poi hanno preso per quel rimbalzo di cui si è parlato. Poteva essere la fine della favola ed è stato invece l’inizio.
Perché Lavezzi, quando sta così è più napoletano dei napoletani e allora scherza con gli avversari, li prende in giro, li mette a sedere e fa gol. Fateci caso: Cavani è serio e sembra un pastore tra le sue pecorelle domenicali: un sermone e una canzone di ringraziamento al signore. Lungo e composto, è esattamente l’opposto dell’argentino, con il quale fa appunto coppia fissa e perfetta. Con attaccanti così puoi rimontare anche il Chelsea del ricchissimo proprietario venuto dalla Russia e il Napoli l’ha fatto. Ma anche con Cavani e Lavezzi serve una squadra ed ecco spuntare Gargano e Maggio. Il primo è un Lavezzi di centrocampo. Ride sempre e ha l’aria di chi ha appena sentito una barzelletta. In realtà randella che è un dispiacere (per gli avversari) e ha invidiabili intuizioni calcistiche. Ha bisogno della grande partita per rendere al massimo. Maggio ha poco dell’uomo e molto del cavallo da corsa. Lo trovi all’ala e dopo un paio di secondi nella propria area. Ha la faccia sofferente, come se giocare gli possa procurare fastidio. In realtà si diverte, ma alla sua maniera: soffrendo. Voti per Lavezzi: 8; per Cavani: 7,5; per Gargano: 7,5; per Maggio: 7.
Il pubblico, come al solito, è stato partecipe e trascinante. C’erano vuoti sugli spalti. Per i prezzi troppo alti, immagino, e proprio questa è la sola pecca della serata. Un Napoli così i napoletani dovrebbero vederlo gratis.
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Se Lotito e Tare non avessero sbagliato il mercato, la Lazio non sarebbe crollata
Il secondo tracollo consecutivo della Lazio in 72 ore ha un responsabile primo: Claudio Lotito. Il secondo è Igli Tare: l'uno e l'altro hanno sbagliato il mercato di gennaio e le conseguenze si vedono. Nella stessa misura in cui, in passato, al presidente e al suo più stretto collaboratore sono stati riconosciuti i meriti per avere riportato il club biancoceleste all'onor del mondo, ora devono essere criticati perchè il 5-1 di Palermo, preceduto dal suicidio casalingo con l'Atletico Madrid, è figlio dell'incredibile immobilismo sul mercato invernale. Il 2011 è stato un anno straordinario per la Lazio di Reja, il 2012 poteva esserlo ancora di più. Ma, è evidente che i conti non tornino se, per settimane, si insegue Honda (avessi detto Messi) e Honda non arriva, se al suo posto si prendono un attaccante uruguaiano di belle speranze e un centrocampista prelevato dal Cesena in lotta per la salvezza.
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Tutti bocciati meno uno
Pagelle depresse di una serata che cercheremo di dimenticare, se possibile.
Marchetti 4: dorme sul primo gol, si ferma in occasione della rete di Silvestre. Quando la squadra balla, balla anche il portiere.
Zauri 3: non la prende mai. Cerca e non trova la posizione. Non parliamo dell'avversario.
Ledesma 4: altro che De Rossi. Il romanista gioca in quella posizione dopo aver provato e riprovato. Il povero Ledesma viene buttato nel fuoco e gli si chiede di non scottarsi. Si scotta, invece. In mezzo e con quattro difensori alle spalle avrebbe ovviamente giocato meglio.
Dias 2: non è più lui, figuriamoci con una difesa di questo tipo. Anche nervoso. Si fa espellere. Inevitabile. Povero Dias. Ci scusi, ma altro non si può.
Gonzalez 4: fa il terzino, non l'esterno medio-alto. Il Palermo preme e lui si abbassa.
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Lazio-disastro: scegliete il colpevole
Offro ai lettori laziali tre possibilità.Possono prendersela con il presidente Lotito che ha lasciato questa squadra nuda e cruda a gennaio; con i giocatori che sembravano reduci da una gita gastronomica al grido: datemi i cannoli e le cassate!: con l'allenatore Reja che nella serata più difficile (il Palermo ha vinto 10 partite interne su 12) ha inventato una Lazio che avrebbe, così messa, perduto anche contro gli scapoli del bar principale di Formello. Il fatto è che a Palermo la Lazio praticamente non è scesa in campo e meglio, visto e considerato il risultato, avrebbe fatto a disdire prenotazioni aeree e alberghiere. Una brutta figura storica e indimenticabile, di fronte alla quale sembra dignitosa addirittura la partita di Siena.
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Se anche Muntari segna per il Milan, questo non è l'anno dell'Inter
Non sappiamo se molti tifosi dell’Inter desiderassero essere essere al posto di Nocerino quando, per festeggiare Muntari al primo gol in rossonero a Cesena, l’italiano ha tirato due calci al ghanese e poi ha amabilmente cercato di strozzarlo. Sappiamo che, se Muntari lascia l’Inter dopo due anni senza traccia, passa al Milan e alla prima gara ufficiale con la nuova maglia va pure a segno, questo non è proprio l’anno dell’Inter. Anche se tutti noi facciamo il tifo per Filippo, il bimbo di 9 anni che giovedì sera, a San Siro, ha inalberato il cartello dell’anno: “Potete vincere? Altrimenti a scuola mi prendono in giro”.
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