Blitz anti-al Qaeda in Italia: 18 arresti «Kamikaze pronto a farsi esplodere»

Operazione anti-terrorismo della polizia belga nel quartiere ebraico di Anversa.

ROMA Da Olbia al Pakistan, passando per Roma, Bergamo, Brescia e Avezzano. Una cellula terroristica attiva dai primi anni Duemila. Per la procura distrettuale di Cagliari è nel cuore della Sardegna che è stata progettata la strage di Peshawar del 2009: oltre cento morti. Poi una serie di attentati in Pakistan fino al 2011. E ieri gli uomini dell’Antiterrorismo della polizia hanno eseguito dieci ordinanze di custodia cautelare, su diciotto disposte dal gip di Cagliari. La Digos ha perquisito e arrestato indagati anche nel Lazio, in Lombardia e nelle Marche. Le accuse sono di strage, associazione a delinquere con finalità di terrorismo e di immigrazione clandestina con soggiorno e permanenza sul territorio nazionale di cittadini pakistani e afghani. A finire in manette anche l’imam di Bergamo e Brescia. Le intercettazioni raccontano l’organizzazione degli attentati, il progetto di un kamikaze «forse» in Vaticano, l’omicidio di una coppia a Brescia, che non rispettava le regole dell’Islam e si era occidentalizzata, il trasporto di valuta per finanziare il terrore, la gestione degli immigrati, che arrivavano in Italia con documenti falsi e finti contratti di lavoro, e ottenevano anche lo status di rifugiato, i finanziamenti al terrorismo. Ma restano alcune punti oscuri.
SEI ANNI DI REATIE mentre il premier Matteo Renzi commenta positivamente gli arresti «Perché il livello di allerta è massimo e l’Italia, come tutti i paesi occidentali, deve stare attenta», ci si chiede perché con intercettazioni e reati che partono nel 2005 (e arrivano fino al 2011) gli arresti, motivati dal pericolo di reiterazione, avvengano con tanto ritardo. Erano uomini di Osama Bin Laden.
Era il 2005, quando, nel porto di Olbia venne scoperto un camion, guidato da pakistani residenti nella città sarda, che aveva già trasportato esplosivo. L’indagine si blocca due volte, la prima, nel 2009 quando Alì Iftikhar, l’interprete designato dalla procura viene scoperto e minacciato di morte. La seconda nel 2011, quando Sultan Wali Khan, una delle menti dell’organizzazione, aveva progettato l’omicidio degli avversari e dei loro familiari «anche bambini». In quell’occasione l’Interpol avvertì le autorità pachistane che «essendo corrotte informarono prontamente il padre di Khan». Girandogli addirittura l’e-mail della polizia italiana. «È stata una indagine lunga e difficile, soprattutto per la lingua», ha commentato il procuratore Mauro Mura.
GLI ARRESTATIIn carcere è finito Sultan Wali Khan, 39 anni, il capo della comunità pakistana a Olbia, promotore della moschea, titolare di un bazar in città. È considerato dagli investigatori uno dei vertici della cellula terroristica. Avrebbe recuperato i fondi, grazie a collette tra le comunità islamiche del nord dell’Isola, ufficialmente destinate a scopi umanitari. Un ruolo analogo, ma più specifico in chiave di ideologo e indottrinatore, sarebbe stato svolto, invece, dall’Imam di Bergamo, Hafiz Muahammad Zulkifal, 43 anni, anche lui arrestato oggi. I due avevano costanti collegamenti per trasferire le somme di denaro a tutti gli affiliati. Gli altri indagati sono Imitias Khan, 40 anni, Niaz Mir, di 41, e Siddique Muhammad, di 37, tutti pakistani rintracciati a Olbia; Yahya Khan Ridi, afghano, 37enne, arrestato a Foggia; Haq Zaher Ui, 52 anni, catturato a Sora (Frosinone); Zuabair Shah, di 37, e Sher Ghani, di 57, pakistani bloccati a Civitanova Marche (Macerata). Nel pomeriggio, a Porto Recanati, viene arrestato anche Alì Zubair, pachistano di 46 anni arrestato a Porto Recanati. Altri otto sono attualmente ricercati, due sarebbero ancora in Italia.

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