Bertolaso stravince E la Meloni si candida

458258 : (Pierpaolo Scavuzzo / EIDON),  2010-11-05 Roma - Guido Bertolaso - Guido Bertolaso (archivio) - Roma 5 Nov 2010 Guido Bertolaso (archivio) Guido Bertolaso  (EIDON) - fotografo: Pierpaolo Scavuzzo / EIDON

Brandisce le proiezioni sulle gazebarie, difende a spada tratta la genuinità dei dati dopo essere salito nella sede del suo comitato elettorale a salutare gli scrutatori al lavoro, parla di «cifre che superano abbondantemente i 40, 45 mila votanti anche togliendo i passaggi plurimi della vostra giornalista, e di tutti quelli che in questi due giorni si saranno dilettati a ripetere il voto in più gazebo». Ringrazia Salvini per avergli praticamente «tirato la volata», e ribadisce quanto aveva già spiegato sabato al Tempo. «In ticket con la Meloni, mai». Guido Bertolaso esce tonificato dal week-end che poteva cancellarlo definitivamente dalla corsa per il Campidoglio. Il referendum sul suo nome e sul suo programma, spiega, «ha mostrato la forza della nostra macchina organizzativa, è stata un’iniziativa messa in piedi in tre giorni operativi con tempi da protezione civile». Una gioia su cui piove la doccia gelata (ma non inattesa) della disponibilità alla candidatura annunciata dal suo secondo grande sponsor fino a pochi giorni fa: Giorgia Meloni.

Bertolaso, se la leader di Fratelli d’Italia si candida davvero lei che fa? Si ritira in buon ordine?

«Se la Meloni scende in campo ne parleremo anche con lei, valuteremo e verificheremo. Tenendo presente i 40, 45 mila romani che si sono presentati spontaneamente ai gazebo e hanno espresso le loro opinioni e anche il loro desiderio».

Lei parla spesso con affetto della sua amica Giorgia, ma di giocare in tandem con lei non se ne parla proprio?

«Un ticket Bertolaso – Meloni è improponibile. Un city-manager non fa il lavoro che fa il sindaco, ma ha un compito esecutivo delle strategie e indicazioni che gli dà la giunta. Io ci voglio mettere la faccia. Quando dico che intervengo per risolvere problema rifiuti se poi fallisco poi voglio pagare io. Voglio che se il programma non funziona la colpa sia soltanto mia».

Si sente pugnalato anche da lei, oltre che da Salvini?

«Abbiamo condiviso situazioni difficili in questi mesi, ci siamo confrontati. Abbiamo anche parlato della sua esperienza attuale di prossima mamma. Vederla così tormentata davanti alle pressioni che sta ricevendo mi induce a volerle ancora più bene. Sperano che si possa continuare insieme questo percorso perché se si andrà avanti uniti sarà estremamente interessante».

L’esito delle gazebarie la rafforza?

«Sulla base di una stima per difetto siamo vicini ai 50.000 romani che hanno dato il loro contributo. Togliamo pure i 22 passaggi della giornalista del Tempo, e anche quelli di altri che avranno voluto ripetere in più gazebo il loro voto. Immaginiamo pure 1.000 voti, 1.500 o 2000 non validi. Restiamo sempre su cifre che superano abbondantemente i 40.000. Potete tagliare, ridurre, ma questi sono sempre i numeri reali. Siamo su cifre che francamente nessuno immaginava».

Però l’inchiesta del Tempo ha dimostrato che era possibile votare senza essere registrati in più gazebo.

«Avete girato per 48 ore ininterrottamente, avete visto le code di gente, erano truppe cammellate o cittadini? Non abbiamo nulla da nascondere e da temere. Potete dire quello che volete ma 40, 41, 43 mila voti sono sicuramente di cittadini romani. Molti nominativi li abbiamo, altri no, ma erano tutti cittadini che sono venuti spontaneamente a dare il loro giudizio».

Salvini ieri ha ribadito: sì alla Meloni, mai con Bertolaso.

«Dobbiamo senz’altro ringraziare Salvini per il risultato che abbiamo ottenuto. Sicuramente il suo agire e il suo proporre decisioni e idee che in qualche modo andavano contro l’interesse di Roma secondo me ha stimolato reazione positiva da parte di molti concittadini. Faccia la sua strada, si occupi dei problemi che vuole studiare. Noi andiamo benissimo avanti senza di lui».

Berlusconi è stato decisivo per portare i romani ai gazebo?

«Lo avete riscoperto, lui è sceso in campo determinato e quando si mette in testa una cosa è difficile fargliela cambiare e non consentirgli di ottenere il risultato. Questa è una responsabilità in più che sento».

Dalla gente che indicazioni sono arrivate?

«Parlando con i cittadini ho percepito disagio, amarezza, frustrazione e addirittura il dolore e la disperazione che colpisce soprattutto chi vive in periferia. Il governo, che qualche responsabilità pure ce l’ha, dovrebbe prendere in esame seriamente l’opportunità di anticipare al massimo la data delle elezioni amministrative. Roma non si può più permettere di aspettare. Si vada al voto tra fine aprile e inizio maggio».

Il Tempo