Berlusconi vuole garanzie: rischiano anche alla quarta

PALAZZO CHIGI - CONFERENZA STAMPA DOPO L'INCONTRO TRA IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E IL PRIMO MINISTRO IRLANDESE, PRESIDENTE DI TURNO DELL'UE

Alternative non ne vede, ma i dubbi restano e chissà se stasera Matteo Renzi sarà in grado di dare a Silvio Berlusconi tutte le risposte alle domande che da qualche giorno frullano nella testa dell’ex presidente del Consiglio. La prima riguarda la tenuta del Pd. «Anche sull’Italicum diceva di avere i voti e poi senza di noi non ce l’avrebbe fatta!», sosteneva ieri l’ex Cavaliere dall’umore scuro e non solo per la situazione del Milan. La cortina fumogena eretta da palazzo Chigi in questi giorni sul profilo del candidato al Colle ha infatti innervosito anche Berlusconi che nella partita del Quirinale ha un interesse tutto suo: «Non avere un presidente contro».
Quando Berlusconi e Renzi si vedranno, questa sera al Nazareno in compagnia delle rispettive delegazioni, è probabile che ci sia già stato il voto definitivo sull’Italicum e sarà quindi nota l’entità del dissenso esistente nei partiti che hanno sottoscritto il patto del Nazareno.
E’ probabile che i ”no” non arrivino a quaranta, ma il pallottoliere di Verdini – che ovviamente tiene conto del voto segreto vigente sul Quirinale – non fa sconti e arriva ad individuare nel Pd sino a 120-140 possibili franchi tiratori. Raccontano che il senatore toscano di Forza Italia è convinto che nel Pd ci sia «chi vuol far ballare Renzi. Almeno per un po’». Come dire che non è detto che il premier abbia la soddisfazione di veder uscire il presidente della Repubblica alla quarta votazione.
Lo scenario interno al partito del Nazareno preoccupa non poco il leader azzurro che a sua volta teme che ciò possa «allargare» la dissidenza che ha in casa e che Raffaele Fitto guida senza temere ritorsioni. Resta il fatto che Berlusconi, forte anche dell’intesa raggiunta al centro con Angelino Alfano, è convinto che Renzi abbia bisogno «di noi più di quello che sostiene» e stasera, con il pallottoliere di Verdini, cercherà di provarlo. Magari sfidandolo ad accettare che Forza Italia, nelle prime tre votazioni, indichi il nome dell’ex ministro Antonio Martino. Una sorta di conta tra ”pattisti” che varrà a futura memoria. Il coordinamento con l’area di centro guidata da Alfano permette all’ex premier non solo di aver più peso nella trattativa, ma anche di poter avere quel ”piede” nel governo che un paio d’anni fa tirò indietro con tutte le conseguenze che seguirono.
SONDA
L’abilità con la quale in questi giorni Renzi ha indirettamente sondato questa o quella candidatura, non sorprende l’ex Cavaliere che questa sera in delegazione si recherà al Nazareno per cercare di capire sino a che punto il premier intende spingersi per recuperare la sinistra del suo partito. L’incontro non sarà però decisivo. Al punto che è in agenda un faccia a faccia per l’indomani. I tu per tu, ultimo quello a Firenze con Angela Merkel, sono ormai un must della strategia renziana che prima sonda e poi stringe. Questa sera difficilmente si andrà oltre la conta dei voti sicuri che verrà effettata alla luce del consenso che potrebbero raccogliere nel Pd, nella maggioranza e dentro Forza Italia.
All’incontro serale con Renzi e la delegazione del Pd, Berlusconi si presenterà con i capigruppo Renato Brunetta e Paolo Romani e il consigliere politico Giovanni Toti. Prima dell’appuntamento l’ex Cavaliere riunirà a pranzo a palazzo Grazioli i suoi più stretti collaboratori anche in vista della riunione che avrà il giorno dopo con i grandi elettori di Forza Italia. L’unico paletto che Berlusconi ha sempre tenuto bene in vista negli incontri con Renzi è stato del candidato «non ostile» e ieri, quando ai suoi deputati ha spiegato che non si può eleggere «un presidente che sia contro qualcuno», probabilmente si riferiva proprio a questo elemento che forse sarebbe ovvio in molte democrazie.
In sostanza l’ex Cavaliere è più attento alle garanzie che al nome o al sesso del futuro presidente della Repubblica. I due nomi su cui punta il centrodestra sono Giuliano Amato e Pier Ferdinando Casini. Paolo Romani, capogruppo azzurro al Senato, anche ieri ha informato l’ex Cavaliere delle pressioni che la sinistra del Pd – guidata da Pier Luigi Bersani – sta facendo su Forza Italia per votare l’attuale giudice costituzionale. Berlusconi cerca di tenersi alla larga dalle beghe interne al Pd, avendone già molte in casa. Un «presidente non ostile» è per Berlusconi un capo dello Stato che lo riconosca leader di una forza di opposizione all’attuale maggioranza e che non ostacoli la richiesta di riabilitazione che intende proporre una volta espiata la pena e trascorsi i tre anni previsti dal codice penale.

Il Messaggero