Berlusconi vede Fitto ma prende tempo: riforme nel marasma Colloquio cordiale, i nodi politici però tutti rinviati in attesa di capire che succede in Senato: «Ora siamo ancora più decisivi»

BERLUSCONI

ROMA «Bene, bene, è andato tutto bene, un lungo e bel colloquio, una chiacchierata proficua»: Silvio Berlusconi pareva soddisfatto, ieri mattina, al termine dell’incontro con l’europarlamentare Raffaele Fitto, campione di preferenze in Puglia, ma anche punto di riferimento dei malpancisti forzisti che al Senato si battono per l’elettività e nel partito premono per le primarie. 
I due non si vedevano da mesi, da quando Fitto si è impuntato per la candidatura a Bruxelles, indispensabile per pesarsi. Un peso ragguardevole, in termini di voti, ma non abbastanza perché il Cavaliere lo indichi come suo successore. E anche ieri i temi più spinosi non sono stati affrontati. «Non è stato un chiarimento politico, ma umano: due persone che stanno dalla stessa parte e che tornano a guardarsi negli occhi», riportavano ieri fonti assai vicine a Palazzo Grazioli. «Ci rivedremo», ha detto loro Berlusconi, che nell’incontro con Fitto ha preferito informarsi su figli, famiglia, vacanze, la Puglia, piuttosto che approfondirsi tra riforme e tagliole. A essere privilegiata, insomma, è stata la mozione degli affetti. 
«Il rilancio del centrodestra non è un percorso semplice che si sviluppa in poche ore, bisogna lavorare molto a partire dai contenuti per creare, per come la vedo io, una forte e chiara alternativa al Governo», ha dichiarato poi Fitto. Entrambi, insomma, avrebbero deciso di prendere tempo nel confronto interno sulle riforme. Come sul resto. Berlusconi rimanendo vago come sempre per lasciarsi le mani libere e senza aprire davvero a Senato elettivo e primarie, ottenendo comunque l’effetto di contenere la dissidenza a Palazzo Madama. Che ieri, non a caso, è uscita dall’aula al momento della votazione sul calendario e quindi sui tempi del ddl di riforma costituzionale. 
LA SFIDA IN AULA
Una scelta in polemica con l’intervento del capogruppo Paolo Romani, «più renziano dei renziani», come commentavano fonti parlamentari in serata, ma ben lontana dall’occupazione dell’aula pure minacciata da Minzolini e compagni. «Avevamo votato contro il calendario per tendere una mano alle altre opposizione, nella speranza che rinunciassero a qualcosa. Ma gli emendamenti sono tutti lì, il messaggio non è stato recepito. E allora, meglio votare la tagliola», hanno aggiunto fonti vicine al Cavaliere. Che vuole le riforme almeno quanto Renzi, continuano a ripetere i suoi fedelissimi, «e che considera la tagliola un sistema arcaico per catturare la selvaggina». In realtà, Berlusconi attende il punto di caduta, che prevede arriverà quando i senatori voteranno a scrutinio segreto. Per Cavaliere il vero rischio di cui Matteo Renzi dovrebbe tenere conto è quello dei franchi tiratori, democratici e alfaniani, certo che la resa dei conti delle larghe intese avverrà proprio nell’urna delle riforme. «Sulle riforme noi siamo seri, i problemi di Renzi stanno al Senato», è il ragionamento con cui Berlusconi rinsalda la sua fedeltà al Patto del Nazareno, consapevole che lo scontro apertosi a Palazzo Madama pone gli azzurri in un posizione ancor più decisiva. 

IL MESSAGGERO