Berlusconi: sabotano il Nazareno e i mandanti sono tra i centristi

SILVIO BERLUSCONI

«Ma cos’è questa roba?». Letti i giornali, Silvio Berlusconi chiama al telefono l’avvocato Nicolò Ghedini al quale chiede chiarimenti sulla presunta norma che dovrebbe cancellare il reato di frode fiscale per la quale sta scontando una pena ai servizi sociali. La sorpresa del Cavaliere è mista ad irritazione e le spiegazioni tecniche fornite da uno dei suoi avvocati, nonché senatore, lo innervosiscono ancora di più. Ghedini è infatti lapidario: «Non ti riguarda e non ne sapevo nulla sino a ieri quando sono stato tempestato di telefonate dai giornalisti».
SALVACONDOTTO
«Che cosa c’entro io! E’ la solita voglia di tirarmi in mezzo su tutto. Specie in questo momento». L’ex Cavaliere mastica amaro, ma non è sorpreso per le dietrologiche interpretazioni date a quello che, grillini e leghisti, definiscono «il salvacondotto», «frutto dell’inciucio». Se non fosse che i primi lo hanno appreso dai giornali e che i secondi governano con FI in Lombardia e Veneto, sarebbe tutto normale. Ma è lo stesso Berlusconi a considerare «eccezionale» l’attuale momento perché tra qualche settimana «un leader cacciato dal Parlamento sarà chiamato a dare il suo contributo per eleggere il presidente della Repubblica». Ed è proprio su questo ”particolare” che il volto dell’ex presidente del Consiglio assume un’espressione corrucciata e preoccupata. «I sabotatori del Patto del Nazareno sono all’opera e Renzi li ha molto più vicini di quanto creda». Berlusconi ragiona su quanto dettogli poco prima dall’avvocato Ghedini: «Il decreto legislativo è entrato in consiglio dei ministri in un modo e uscito in un altro».
Ragionamenti simili l’ex Cavaliere li fa con Denis Verdini, ma nessuno ad Arcore riesce a ricostruire esattamente l’iter di un provvedimento che, ribatte Berlsusconi, «non mi riguarda perchè tra qualche settimana finisco l’affidamento in prova e con questo si cancellano anche gli effetti penali». Il problema resta l’incandidabilità prevista dalla legge Severino contro la quale l’ex premier è pronto a scatenare una sua personalissima battaglia che va oltre il ricorso già avviato alla Corte europea dei diritti dell’uomo o la pronuncia della Consulta che presto si pronuncerà sul ricorso presentato dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris. A febbraio, quando finirà il periodo di affidamento, gli avvocati dell’ex presidente del Consiglio ricorreranno contro l’applicabilità della legge Severino sostenendo che il loro assistito, avendo estinto la pena detentiva, ha diritto a vedere estinto ogni altro effetto penale e quindi anche l’incandidabilità.
Ad Arcore considerano questo un percorso del tutto autonomo e che gli effetti delle norme fiscali emanate dal governo, e ieri ritirate, sono «nulli», ma tutto ciò non fa venire meno i sospetti sulle intenzioni e sugli obiettivi. La tentazione di individuare i responsabili nel corpaccione centrista, al quale appartengono sia il sottosegretario Zanetti (scelta Civica), sia il viceministro Luigi Casero (Ncd) è fortissima. «Perché tirarmi in ballo ogni volta. Nessuno di noi ha chiesto mai nulla al governo», ripete l’ex Cavaliere che definisce tutto ciò «frutto dell’ossessione che continua da vent’anni». «Vedrete quante altre cose tireranno fuori…». Berlusconi è convinto che sia in atto un tentativo per mettere in crisi il Patto del Nazareno o comunque di indebolirlo, ma stavolta sul banco degli imputati non ci sarebbero, a giudizio dell’ex presidente del Consiglio, nè i grillini nè la sinistra del Pd, ma il ”fuoco amico”. Ovvero «tutti coloro che pensano di farmi fuori per costruire al centro un partito senza di me». Cattivi pensieri che giungono proprio mentre i parla di un patto di consultazione tra le forze che si rifanno al Ppe e che dovrebbe mettere insieme FI a Ncd, Udc e ciò che resta di Scelta Civica dopo il quasi-addio di Benedetto Della Vedova.
PPE
Malgrado tutto Berlusconi resta avvinghiato al patto del Nazareno forte anche della volontà di Renzi – espressa di fatto nella conferenza stampa del premier di fine anno – di non riconoscere dentro Forza Italia altri interlocutori: «Se qualcuno pensa che esista Forza Italia senza Berlusconi, auguri. È un’ipotesi che non può venire in mente neppure ai teorici del girotondismo più puro». Dare del girotondino a Raffaele Fitto è forse un po’ azzardato, ma azzoppare l’ex Cavaliere a poche settimane dal voto sul Quirinale potrebbe servire a chi, del gruppone-Ppe, non vuole che l’uomo di Arcore resti l’interlocutore privilegiato di Matteo Renzi.

Il Messaggero