Berlusconi: questo metodo non va Il premier: partita ancora aperta

BERLUSCONI

ROMA «Mi sembra si sia incartato. Io non ho nulla contro Mattarella. Semplicemente non lo conosco e comunque il metodo seguito sinora non mi piace». E’ buio quando Silvio Berlusconi raccoglie a palazzo Grazioli il gruppo dei suoi fedelissimi. Ci sono i capigruppo Romani e Brunetta, il coordinatore Toti, il sempre-presente Verdini, la portavoce Bergamini gli ex ministri Bernini e Gelmini e un discreto via vai di parlamentari in cerca di lumi. «Che cosa facciamo domani? Andiamo ancora con la scheda bianca?», è la domanda che più ricorre. Ai grandi elettori, riuniti nel pomeriggio alla Camera, Berlusconi ha parlato a lungo ma al racconto del pranzo che ha avuto poco prima con Matteo Renzi, manca più di una tessera, e soprattutto, non ha ripetuto davanti ai suoi quel «Mattarella è un Prodi in miniatura», detto il giorno prima.
DUELLO
«Mi rivedrò con Renzi, ma non conviene a nessuno non cercare un accordo». Malgrado a palazzo Chigi non confermino per oggi un nuovo incontro, è però vero che il premier le due ore di pranzo e conversazione le ha concluse con un «pensaci» grande come una casa. Da palazzo Chigi il Cavaliere è uscito con l’umore migliore di quando era entrato. A Denis Verdini, Gianni Letta, Lorenzo Guerini e Luca Lotti è toccato assistere ad un duello verbale di inusitata franchezza. «Tu hai bocciato Amato e ora vorresti che io dicessi ai miei si ”vota Mattarella”? Ma è un prendere o lasciare inaccettabile». All’affondo del Cavaliere, Renzi ha replicato: «Amato non lo capirebbe il mio elettorato e il Paese. Comunque non si tratta di ultimatum. Mattarella è l’uomo che possiamo spendere nel Paese a testa alta. Ha esperienza e una storia personale inattaccabile in grado di raccogliere un largo consenso». «Non lo conosco anche se il ritratto che mi viene fatto dai miei non è dei migliori. Comunque quali garanzie posso avere?». Raccontano che Renzi su questo aspetto abbia quasi perso la pazienza: «Ma scusa, mi spieghi chi ti ha ricevuto sinora prima al Nazareno e poi a palazzo Chigi? Io ci ho messo la faccia anche con i miei e ti assicuro che a volte non è stato facile reggere l’urto. Il candidato va scelto nel recinto del Pd, mi sembra ovvio visti i numeri. Pensaci», ha concluso Renzi salutandolo sullo scalone di palazzo Chigi. In buona sostanza il premier sostiene che sono le riforme che sta facendo con la maggioranza la migliore garanzia per Berlusconi. Un po’ poco, forse, per il Cavaliere.
Di ipotesi alternative a Mattarella non si sarebbe parlato nel colloquio. Berlusconi è uscito dall’incontro convinto che un accordo «si può trovare», ma che comunque il premier, e segretario del Pd, non intende compromettere la tenuta del suo partito sull’altare del Patto del Nazareno. Quando il Cavaliere si presenta davanti ai suoi parlamentari la prende alla lontana e inanella una serie di considerazioni su ciò che di buono hanno fatto i suoi governi e sulla bontà del premio alla lista «che noi volevamo sin dal ’94 e che ci spinge ora a riorganizzare, in un unico partito, tutte le forze di centrodestra». Il possibile nome del nuovo partito, Berlusconi lo ha già pronto. Anzi, ne indica due: «Lega dei popoli» o «Lega delle libertà». Un modo per tentare di mettere insieme il nord con il sud del centrodestra. Salvini compreso. E’ proprio dal racconto delle strategie elettorali del Cavaliere che Renzi punta per cercare di portare dalla sua Forza Italia e il suo leader il quale non ha assoluta voglia di rischiare che l’elezione del successore di Napolitano si trasformi una débacle tale da riportare a breve il Paese alle urne.
Nella serata Renzi sembra frenare sul nome di Mattarella, ma intanto una serie di altri incubi continuavano ad agitare palazzo Grazioli in un susseguirsi di ragionamenti nei quali si metteva anche in conto l’imprevedibilità dell’inquilino di palazzo Chigi: «E se Renzi per uscire dall’angolo ci propone un nome come quello di Cantone?». «E se comincia a crescere il nome di Prodi sin dalla prima votazione grazie a grillini, Sel e sinistra Pd?». Il timore che alla fine il premier li ponga davanti ad un’alternativa più o meno finta (Mattarella o Cantone, Mattarella o Prodi), preoccupa l’ex presidente del Consiglio. Ma può accontentarsi di incassare soltanto quella centralità nella trattativa che il premier sinora gli ha negato?

IL MESSAGGERO