Berlusconi pronto a riaprire anche la questione giustizia

BERLUSCONI

ROMA Finora, il grido di battaglia di Silvio Berlusconi è stato (ed è un paradosso, considerando che fu lo slogan del giudice Borrelli): «Resistere-resistere-resistere». Adesso, che egli non è più il Perseguitato ma l’Assolto, la tripletta politico-sematica è questa: «Aggregare-aggregare-aggregare». Con questo spirito l’ex Cavaliere oggi si ripresenta a Roma. Per sfoderare il new style berlusconiano all’indomani dello scampato pericolo giudiziario e in vista di quello che lui chiama, un po’ pomposamente, «il Risorgimento del centrodestra». Di fatto, Berlusconi viene nella capitale a godersi gli onori da Rieccolo. Così Indro Montanelli chiamava Amintore Fanfani, abituato a rispuntare ogni volta che pareva definitivamente affondato. Berlusconi si presenta così: «Torno da vincitore. Farò di tutto per riconquistare al centrodestra quel 40 per cento che avevamo». 
LA NUOVA STAGIONE 
Ma la nuova stagione – così ha detto ai suoi alla vigilia della partenza da Arcore a Roma – «non può nascere sulla rimozione di ciò che è toccato a me e che può capitare a qualsiasi cittadino italiano». Ovvero, la questione giustizia – senza forzare i toni, sennò l’avvocato Coppi s’arrabbia – è uno degli ingredienti della ripartenza: «Non deve cadere l’oblio su ciò che mi è accaduto. Sono stato infangato come persona e come leader e insieme a me è stato infangato il Paese e la credibilità internazionale dell’Italia». E ancora: «I magistrati che mi hanno assolto sono degli eroi, perchè hanno seguito soltanto la propria coscienza». 
La linea soft ha pagato, il low profile anche, ma Berlusconi è Berlusconi. Piena condivisione delle riforme istituzionali con Renzi e bastonate sull’economia. Già da oggi, all’Open Colonna, in occasione della presentazione dell’autobiografia dell’amica e collega Michaela Biancofiore («Il cuore oltre gli ostacoli», Mondadori), Berlusconi comincerà a tracciare il percorso. Il luogo del rientro è quello giusto. Intorno a lui e alla Biancofiore saranno riuniti centinaia di imprenditori e di professionisti. Un pezzo di quella società civile a cui il nuovo Berlusconi vuole rivolgersi ancora, «perchè l’Italia è in sofferenza, l’economia non riprende e le ricette economiche di Renzi ancora non si vedono». 
«Bisogna – è il mantra del Silvio neo-mattatore – riportare a casa il nostro elettorato che, davanti alle nostre colpevolissime divisioni, si è allontanato da noi». E adesso? Non fa che ripetere l’ex Cavaliere, il quale ha chiesto anche ai giornali di famiglia di smetterla di fomentare polemiche: «Guardandoci l’ombelico non andiamo lontano. C’è un’Italia in cerca di rappresentanza che ha guardato verso Renzi perchè noi – accecati dalle nostre beghe – abbiamo spento i radar». 
RIFORME 
La fronda dei senatori non lo preoccupa. La sua nuova forza indebolisce la loro. Anche se ieri mattina Berlusconi è rimasto impressionato da un sondaggio secondo cui l’85 per cento degli italiani sarebbe a favore del Senato elettivo. Il patto con Renzi comunque non si tocca. Ed è parte dell’Operazione Rilancio. Insieme alla riforma della giustizia, non più brandita come arma finale contro i magistrati. Dovrà comporsi secondo l’ex Cavaliere di tre capitoli che, guarda caso, sono anche quelli che stanno a cuore a Renzi: la riforma del Csm, la regolamentazione delle intercettazioni, la responsabilità civile dei giudici. «Chi – è il ritornello che Silvio non riesce a non intonare – risarcirà me e la mia famiglia dei dolori subiti in questi anni? Chi mi chiederà scusa per l’onta terribile di esser stato marchiato a fuoco con sette anni di pena poi vanificata da giudici giusti che ancora esistono?». Temi vecchi, che ora Berlusconi vuole riprendere in mano con spirito nuovo – e trattenendo la rabbia per la richiesta d’arresto di Galan oggi a Montecitorio: «La solita storia. Un gentiluomo infangato e gettato nel tritacarne da cui uscirà pulito» – ben sapendo che restano in piedi, per quanto lo riguarda, il processo Ruby Ter, il rinvio a giudizio per la vicenda delle escort di Tarantini, le udienze napoletane per la compravendita dei senatori. 
Oggi, Berlusconi dovrebbe vedere, a Roma, Raffaele Fitto. E gli si rivolgerà così: «Basta con i personalismi. Così si va al suicidio, e io non voglio rovinare tutta la nostra storia perchè qualcuno vuole farsi bello». 

IL MESSAGGERO