Berlusconi: pronti a collaborare con Matteo

BERLUSCONI

ROMA «Il momento per il Paese è troppo difficile. E’ con Renzi che dobbiamo dialogare. Estendendo, per quanto possibile, il patto del Nazareno ai temi economici»: il leader forzista Silvio Berlusconi non torna sui suoi passi. E non sembra considerare l’abolizione dell’articolo 18 una priorità. 
In questi giorni di pausa estiva, giocoforza costretto ad Arcore, si sta dedicando a se stesso: dieta iperproteica, sport, lunghe passeggiate, relax. Ricarica le batterie, insomma, dopo un anno difficilissimo, relegando la politica a spazi limitati. Utilizzati soprattutto per riflettere sugli scenari che ha davanti, e approfondire i temi che già a settembre diventeranno caldissimi. Economia in testa, su cui in queste ore si confronta con la ristretta cerchia dei fedelissimi che nei prossimi giorni si alterneranno a colloquio ad Arcore. Ieri sarebbe stata la volta del consigliere politico Giovanni Toti, praticamente uno di famiglia, esponente dell’ala cosiddetta aziendale del partito, che sin qui ha condiviso l’opportunità di un dialogo con il centrosinistra, fino ad arrivare a immaginare un esecutivo di larghe intese, sebbene l’ipotesi sia tramontata sul nascere. Mentre resta in piedi quella di un possibile appoggio esterno di Forza Italia, su singoli provvedimenti, com’è avvenuto appunto sulla riforma costituzionale e come avverrà sull’Italicum. 
«BRUNETTTATE»
Non ha stupito il paletto posto dal presidente del consiglio ieri sull’ambito della collaborazione possibile, limitata alle riforme istituzionali, appunto. «Renzi vuole fare da solo? Benissimo, è il capo del governo, l’agenda è sua. Noi come opposizione sottolineiamo i gravi problemi del Paese. Poi possiamo soltanto stare a guardare. Nessuno ha voglia di apparire coinvolto in inciuci», si ragionava ieri ad Arcore. Contando sul fatto che, alla fine, sarà proprio Forza Italia l’alleato insostituibile di Renzi per «cambiare verso». E non certo puntando tutto sull’abolizione dell’articolo 18, così come ha scelto di fare il leader di Ncd Angelino Alfano e nonostante le aperture sul punto, dichiarate via Mattinale dal capogruppo azzurro a Montecitorio Renato Brunetta. Che, fatto salvo Maurizio Gasparri, non sembravo aver riscosso grande successo nel partito. Di certo non hanno convinto la vecchia (e ancora assai potente) guardia forzista incarnata da Denis Verdini. «Brunettate», sintetizzavano fonti a lui vicine, ricordando che «la maggior parte delle imprese italiane hanno meno di 15 dipendenti e, dunque, sono già fuori dal perimetro d’applicazione dell’articolo 18», e che dunque Alfano più che altro starebbe ricorrendo a «stereotipi della destra» per rianimare il suo appeal. Confermando che si sta lavorando a una proposta a partire dalla riduzione dell’imposizione fiscale e, contemporaneamente, del costo del lavoro, e arrivi a una discussione in Europa di quel limite del 3%, «che può certamente essere oggetto di dibattito e non necessariamente violato». 
Nel cerchio magico berlusconiano, d’altra parte, le oramai quotidiane sortite del Mattinale, sarebbero «frutto dell’ansia di Brunetta di riposizionarsi, essendo andato totalmente fuori linea nelle settimane precedenti». Chi gode della fiducia del leader forzista, sa che Berlusconi non ha alcun interesse a inseguire Alfano, tantomeno sull’articolo 18, visto che dialoga direttamente con Renzi. Anche più di quanto non faccia lo stesso leader di Ncd, «alla ricerca di spazio dopo essere rimasto schiacciato dalle riforme». D’altra parte, a dire no, grazie alla proposta alfaniana ben prima che Brunetta decidesse di darle l’imprimatur, erano stati anche i parlamentari che guardano alla linea di Raffaele Fitto e a un partito con maggiore dialettica interna: «Sarebbe ora di passare dai tweet ai fatti, visto che da mesi che non si concretizza una sola proposta che consenta una ripresa», ha commentato a caldo di Renata Polverini.

IL MESSAGGERO