Berlusconi, lo sfogo con i figli: sarà l’ultimo pranzo insieme?

PALAZZO CHIGI - CONFERENZA STAMPA DOPO L'INCONTRO TRA IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E IL PRIMO MINISTRO IRLANDESE, PRESIDENTE DI TURNO DELL'UE

Ha riunito i figli, per l’ultima domenica da uomo libero. «Domenica prossima – ha detto loro Silvio Berlusconi – potremo ancora stare insieme o dovremo chiedere il permesso al giudice per un normale pranzo di festa?». Si è fatta cupa l’atmosfera quando il patriarca di Arcore, da giovedì agli arresti domiciliari o ai servizi sociali, ha buttato sul tavolo di Villa San Martino – dove Francesca gli sta facendo coraggio ma lui dice di non averne bisogno e scherza: «Anche tu abbandonerai il galeotto?» – questo interrogativo politico-personale. Accompagnandolo con un sorriso dolceamaro di quelli che in questi tempi di crepuscolo e di attesa affiorano continuamente sulle labbra dell’ex Cavaliere. La risposta al dubbio del genitore è quasi un coro da parte dei figli: «Papà, si troverà un modo». Un modo perchè la vita quotidiana ad Arcore non cambi troppo, dopo il trionfo della «dittatura giudiziaria», con tanto di pena alla grande vittima, come l’ha definita nella telefonata che ieri da Villa San Martino l’ex premier ha indirizzato ai forzisti riuniti a Roma da Fabrizio Santori per la campagna delle elezioni Europee.
CALORE E DOLORE

Il calore familiare, il dolore al ginocchio (Silvio fatica a camminare per il male al ginocchio, si appoggia alle stampelle e ieri si è sottoposto a due sedute di fisioterapia) e l’ardore della lotta: una domenica, l’ultima domenica di libertà, a tante facce. Le carezze di Francesca («Le persone buone come te vincono sempre») nei saloni ovattati della reggia e le grida di battaglia al telefono con il romanaccio Santori, capopopolo della destra più destra di Monteverde. «Amore e guerra», ma non siamo nello spiritosissimo film di Woody Allen bensì in una malinconica giornata di festa e di pensieri in Brianza. Nella quale Berlusconi si fa forza («Ma allo stadio a vedere il Milan la domenica potrò andare? O si impedisce al presidente di vedere la propria squadra come si vorrebbe impedire al capo dell’opposizione di fare politica?») e fa forza a tutti gli altri. Lo chiama Mariastella Gelmini e lo trova consapevole della gravità del momento ma «tranquillo». Va a fargli visita Michaela Biancofiore e non lo trova infuriato con Renzi (il patto sulla riforma elettorale per ora regge) ma a lei l’ex Cavaliere dice: «Renzi fa tanti annunci in consiglio dei ministri, poi però vanno tradotti in leggi. E io so quanto sia quasi impossibile».
Lo chiama Sandro Bondi ed è tutto un singhiozzo: «Ti hanno tradito in tanti perchè sei troppo buono e niente resterà di questa storia, spariremo tutti». E Silvio: «Non essere troppo apocalittico, Sandro mio….». Ma nell’ultima domenica di libertà, il «galeotto» invidia Renzi e Grillo che «spadroneggiano in tivvù, li trovi ovunque, ma adesso ci andrò anche io e Forza Italia recupererà in fretta nei sondaggi. E’ sempre stato così e di nuovo sarà così. E’ troppo facile vincere contro uno che non c’è. Io ci sarò». Il consigliere politico Giovanni Toti va a prendere il caffè ad Arcore, poi entra negli studi milanesi della Rai per partecipare a «Che tempo che fa?» e infine torna a Villa San Martino per la cena. Intanto spiega: «Quante volte persone agli arresti sono comparse in tivvù? Anche a me, da giornalista, è capitato spesso di intervistarne qualcuna. Non si vede perchè Berlusconi non possa fare televisione. Se glielo impediscono è l’ennesima riprova di un terribile accanimento ad personam».
IL CALMANTE

Alla processione per l’ultima domenica, come ogni domenica partecipa il medico Zangrillo, uno degli amici che meglio funge da calmante per il padrone di casa. Parlano di Renzi, Silvio è bonario con Matteo ma ne capisce le astuzie («Vuole fare la riforma del Senato entro il 25 maggio, così la usa come spot per le Europee e questo non glielo consentiremo»), e parlano il medico e il presidente della partita di oggi. «Nel calcio, ma solo nel calcio», assicura Zangrillo, «io sono anti-berlusconiano. E contro il Milan, anche stavolta tiferò Genoa». Denis Verdini non c’è. Ma arriverà oggi per la riunione sulle liste elettorali. Cui seguirà una cena tra Silvio e gli imprenditori. Anche se da quel mondo fioccano le indisponibilità all’offerta di euro-candidatura in Forza Italia. «Io li chiamo», racconta lui, «loro mi dicono ci penso e poi arriva il no». Ma i «no» che tormentano di più l’ex Cavaliere sono quelli che potranno arrivare dai giudici, quando lui chiederà loro – e sarà un continuo, perchè Silvio non si arrende mai – di farlo uscire liberamente dal purgatorio di Arcore.

Il Messaggero