Berlusconi: l’Italia non è democratica

SILVIO BERLUSCONI 2

Unità, rinnovamento, moderazione. Silvio Berlusconi alza la cornetta e parla per dieci minuti con la platea, gremita, della convention organizzata da Antonio Tajani all’Hotel Ergife di Roma per rilanciare Forza Italia in vista delle amministrative di giugno e delle politiche (nel 2018?). Presenti i fedelissimi da Giovanni Toti a Mariastella Gelmini, da Maurizio Gasparri a Mariarosaria Rossi, Anna Maria Bernini, Lara Comi, Debora Bergamini.
IL MANIFESTO
Berlusconi delinea il manifesto azzurro, fissa paletti di possibili alleanze e temi della contrapposizione a Renzi. Nessun accenno alle tensioni interne, ma gli oratori si appellano all’unità contro il lavoro ai fianchi di Raffaele Fitto e lo sfogo del presidente dei senatori, Paolo Romani. «In Europa – attacca Berlusconi – siamo l’ultimo vagone di un treno che marcia a rilento sul binario sbagliato. Dopo tre governi non eletti dal popolo, ci troviamo a essere una non democrazia, che ci sottopone a un’oppressione giudiziaria, fiscale e burocratica. Il 51 per cento degli italiani preferirebbe cambiare Paese. Noi naturalmente no, vogliamo cambiare il Paese». Opposizione a Renzi. E rivendicazione dei «successi» passati, specie in politica estera. Quali? «L’ingresso della Russia nel G8, la fine della Guerra Fredda con l’associazione di Mosca alla Nato a Pratica di Mare, gli accordi coi Paesi del Nord Africa per arrestare il flusso di migranti praticamente esaurito». E l’insistenza con la Banca centrale europea per «l’immissione di una forte liquidità nel sistema economico allo scopo di far ripartire lo sviluppo». Il semestre di presidenza Ue di Renzi, al contrario, non avrebbe prodotto alcun risultato. Centinaia di migliaia di profughi dalla Libia e le minacce dell’Isis a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste non avrebbero indotto «concrete azioni di risposta a Roma».
L’IDENTIKIT
Poi il Cavaliere passa all’identikit moderato di Forza Italia, diverso dai 5Stelle ma anche dalla Lega. «Rispetto al prosperare e diffondersi di partiti che fanno della protesta, dello sfascio, dell’anti-europeismo la loro politica e bandiera, noi siamo la maggioranza saggia di italiani di buon senso e buona volontà che amano lavorare, restar liberi e non si fanno prendere dagli estremismi e dal disfattismo ma sono pronti a difendere il proprio ruolo nella società. Forza Italia rappresenta la maggioranza tranquilla ma coraggiosa del Paese». Prima di Berlusconi, dal palco sfilza di appelli all’unità. Tajani: «Basta litigare. No a colonnelli e generali, dobbiamo essere tutti militanti al lavoro per tornare a vincere». Giovanni Toti invita al rinnovamento e evoca senza nominarli Romani («Vedo nel partito un dibattito surreale»), Fitto («dirigenti che hanno governato Regioni spesso devastandole») e quanti sgomitano «per fare un ultimo giro sulla giostra di privilegi grazie ai voti di Berlusconi, senza accorgersi che se continuano così chiuderanno il Luna Park». E Gelmini contro gli «alleati riottosi che giocano al piccolo chimico e piccolo leader». Dialogo aperto con Salvini e Alfano. Ma è Silvio, per tutti all’Ergife, «l’unico leader».

Il Messaggero