Berlusconi in campo per il no «Così si prepara una dittatura»

SILVIO BERLUSCONI 6

L’ex Cavaliere teme per la sua incolumità personale. «Sembra che io sia in cima agli obiettivi dell’Isis», confida ai suoi riuniti ieri per provare a rimettere insieme i cocci di Forza Italia. Ne consegue che per motivi di sicurezza parteciperà alla campagna elettorale ma senza fare comizi in piazza. Dunque ci sarà. Presente e assente al tempo stesso, motivato al punto giusto. Intenzionato a riprendere il timone anche se tra i suoi, segretamente, serpeggia un certo scetticismo, perché «nella divisione siamo andati troppo avanti», ammette sconsolato uno dei fedelissimi.
E comunque rieccolo l’ex premier nella parte dell’Araba Fenice. Riappare prima nell’Aula dei gruppi alla Camera, poi al Senato, un omaggio al bicameralismo ancora vigente. «Cosa ci ha detto? Che non vuole rottamare nessuno, che quando parla di rinnovamento intende dire che ci sarà un mix di politici più esperti e qualche new entry. Che rispetterà gli amici visto che non ha mai tradito nessuno», prova a riassumere uno dei presenti. «Chi ha lavorato con me – ha garantito l’ex Cavaliere – non l’ho mai mollato, provate a dimostrarmi il contrario…».
L’incontro – riferiscono i presenti – «è stato cordiale, persino affettuoso». Ci fossero stati i fittiani, che invece hanno deciso di disertare, forse l’atmosfera sarebbe stata un’altra. C’erano invece Denis Verdini i verdiniani, segno che la ricucitura è possibile, anche se lo strappo è profondo e la diffidenza rimane. «Denis sa bene – ha sottolineato il Cavaliere guardandolo dritto negli occhi – che il patto del Nazareno era ben diverso da come è adesso».
NEW ENTRY
Si è rivisto il solito Berlusconi, quello che non si prende mai troppo sul serio e non si tira mai indietro dinanzi a una battuta di spirito. Ha parlato per un’ora e mezzo, ha ricostruito la storia del presunto “colpo di Stato”, i fatti del Nazareno e la versione in base alla quale è stato Renzi a venir meno alla parola data. E ha parlato delle Regionali, «possiamo vincerle». Con un accenno, affatto trascurabile, alla questione dei finanziamenti, alla necessità di evitare sprechi e darsi da fare per rimpinguare le casse del partito. Un Berlusconi in grande spolvero, dunque. Leader, moderatore di se stesso, showman per annunciare l’ingresso nella “grande famiglia” azzurra del nuovo responsabile della comunicazione Andrea Ruggieri: «Ve lo presento, da oggi si occuperà della presenza in tv di deputati e senatori… La Bergamini, visti i tanti impegni, mi ha chiesto di trovarle un aiuto su questo». Il Berlusconi riabilitato e rivitalizzato, libero di entrare e uscire nei Palazzi non ha risparmiato critiche al premier. Ha parlato da ex contraente di un patto ormai cestinato.
DEMOCRAZIA SOSPESA
«Renzi non è stato scelto dagli italiani , alle Europee ha preso il 40% del 20% dei votanti. Al massimo è stato eletto alla provincia di Firenze… Io avevo ho raggiunto il 75% di gradimento personale nel 2009, lui ha il 35…». Da qui il concetto di «democrazia sospesa», un’accusa pesante che torna spesso da qualche tempo nei discorsi dell’ex Cavaliere. Renzi è «malato di bulimia da potere», riporta testuale in un tweet l’azzurro Renato Farina, una frase del presidente. E il sistema che va precostituendo è «una piccola dittatura».
L’incontro con i deputati è durato 90 minuti. Il tempo di un incontro di calcio. E a proposito: non è mancato un riferimento al Milan: «Tutti i miei amici capi di Stato mi stimano, anche perché sono il presidente della squadra che ha vinto più di tutti…». A seguire l’incontro a palazzo Madama dove ad accoglierlo Berlusconi ha trovato il capogruppo Paolo Romani. E anche qui applausi, battute, il solito istrione che si riprende la scena. Sullo sfondo restano i veleni e la certezza che da oggi torneranno in circolo. Ma l’unico che esce allo scoperto è lo attacca rimane Fitto che lo accusa di aver votato l’Italicum «a tutto vantaggio di Renzi, quello che oggi definisce un “dittatore”, ma lui lo ha coccolato per un anno intero».

Il Messaggero