Berlusconi: il premier rispetti i patti

SILVIO BERLUSCONI 2

Il fantasma del tradimento si aggira nelle stanze di Villa San Martino. Silvio Berlusconi ne parla apertamente con chi lo va a trovare nel fine settimana: «Non mi piace che Renzi stia accelerando così sulla riforma del Senato. I patti non erano questi. Il nostro accordo prevedeva che innanzitutto si varasse la riforma elettorale. Invece così i tempi si allungano. Cosa rischiosissima». Il premier si affretta a garantire «il rispetto degli accordi». Ma chi non si è mai fidato delle rassicurazioni di Renzi apre un altro fronte. «Visti i mal di pancia in casa del Pd, perché mai dovremmo essere noi forzisti a garantire il buon esito delle riforme?», domandano il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta e il vice presidente del Senato, Maurizio Gasparri.
PUNTI FERMI

Di qui, la decisione del presidente di Forza Italia di mettere nero su bianco alcuni punti fermi e di pretendere una conferma del patto, magari attraverso un nuovo contatto diretto. In mattinata, arriva la nota congiunta dei presidenti dei gruppi parlamentari, Brunetta e Paolo Romani, che avvertono: «In questo clima di preoccupanti convulsioni dentro il Partito democratico e tra presidente del Consiglio e presidente del Senato occorre ribadire che la prima riforma da realizzare per mettere in sicurezza il funzionamento istituzionale è la riforma elettorale». Ma poco dopo è proprio Berlusconi che sente il bisogno di parlare chiaro. «Noi rispetteremo fino in fondo gli accordi che abbiamo sottoscritto e siamo pronti a discutere tutto nel dettaglio», scrive nel suo comunicato. Ma, attenzione, ammonisce, «non accettiamo testi preconfezionati. Piuttosto, lavoriamo insieme per costruire le riforme migliori per il nostro Paese. Abbiamo dimostrato la nostra serietà approvando alla Camera la legge elettorale che ora vorremmo vedere in aula al Senato quanto prima – continua – e speriamo che le divisioni emerse nel Pd non affossino il tentativo di modernizzare le nostre istituzioni. La sinistra non scarichi ancora una volta sugli italiani i propri problemi».
IL DISAGIO

E qui si coglie l’altro aspetto del disagio che sta montando tra i forzisti. Il presidente del Consiglio viene anche accusato di non aver neanche consultato Berlusconi e i suoi prima di stilare il testo della riforma del Senato che, per inciso, non piace affatto agli azzurri che la giudicano «un vero pasticcio». Le critiche più severe riguardano i criteri di nomina dei senatori. «Perché farli scegliere al presidente della Repubblica? Non si doveva mettere la parola fine al Parlamento dei nominati?», chiede Gasparri, che annuncia una riunione tra i forzisti «per mettere a punto un nostro testo, che sarà la base per una mediazione con le norme del Pd». Punto qualificante, l’elezione diretta del premier o del presidente della Repubblica. «E vedremo se Renzi, l’alfiere delle primarie, avrà questo coraggio..». Insomma, i forzisti temono che l’accelerazione del premier e le beghe del Pd finiscano per vanificare il patto del Nazareno. Il primo effetto riguarda l’accantonamento, pur temporaneo, della riforma elettorale. Per questo, Berlusconi mette paletti per tornare a essere protagonista del processo riformatore. Di qui l’esigenza di rinfrescare l’accordo, magari con un nuovo incontro, o una telefonata tra Renzi e Berlusconi. Ma il tempo stringe perché è impensabile che il presidente del Consiglio voglia e possa incontrare l’ex Cavaliere dopo il 10 aprile, quando dovrebbe essere affidato ai servizi sociali o costretto ai domiciliari. Di qui l’inasprimento della posizione di FI, che, nell’ufficio di presidenza è tornata a ipotizzare un’opposizione dura al governo Renzi in Parlamento.

Il Messaggero