Berlusconi «esaminato» dall’assistente sociale

SILVIO BERLUSCONI 3

Meno due giorni all’udienza del Tribunale di sorveglianza di Milano che dovrà decidere sul destino di Silvio Berlusconi. Il caso dell’ex premier sarà preceduto da altre 58 «pratiche» analoghe e i giudici, a norma di legge, potrebbero prendersi fino a cinque giorni per il verdetto definitivo che quindi, in teoria, dovrebbe arrivare al massimo per martedì 15 aprile. Anche se, vedremo, non si può escludere un ulteriore rinvio.

L’iter che porterà all’esecuzione della pena per il processo Mediaset è comunque proseguito. Un assistente sociale dell’Uepe, l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna si è occupato di redigere un questionario in cui ha messo nero su bianco lo stile di vista del leader di Forza Italia per capire se ci sono i presupposti per il reinserimento di Berlusconi. Si tratta di un modello che si utilizza per i condannati che devono scontare pene di un anno o superiori e che farà parte della documentazione a disposizione dei giudici del Tribunale di Sorveglianza. L’inchiesta è mirata alla conoscenza della situazione familiare, relazionale e sociale del condannato e dovrebbe dare anche indicazioni sull’eventuale pentimento di Berlusconi e sull’idoneità della residenza dell’ex premier in caso di domiciliari. L’assistente sociale in questione, tra l’altro, avrebbe anche stilato per grandi linee un ipotetico programma di riabilitazione per l’ex Cavaliere.

Questo documento sarà valutato dal collegio del tribunale presieduto da Pasquale Nobile de Santis. Ad affiancarlo Beatrice Crosti e due esperte: una ricercatrice di diritto penitenziario e una di psicologia. A leggere la relazione sul caso sarà la Crosti, poi toccherà al pg Antonio Lamanna avanzare la sua richiesta nei confronti di Berlusconi prima che la parola passi alla difesa e a eventuali dichiarazioni spontanee dell’ex Cavaliere. Non è chiaro se Berlusconi deciderà di presenziare all’udienza, né se i suoi avvocati decideranno di proporre una struttura dove prestare gli eventuali servizi sociali. In questo caso, il Tribunale potrebbe prendersi ulteriore tempo per verificare la congruità della proposta. Così l’esecuzione potrebbe tardare di qualche altra settimana e cadere ancora più vicina alle elezioni Europee.

Non sembra questa, comunque, l’intenzione dei legali del leader di Forza Italia. A questo punto, le ipotesi in campo restano due: i domiciliari e i servizi sociali. In entrambi i casi, dopo i primi sei mesi, Berlusconi potrà chiedere una riduzione della pena di 45 giorni. Il periodo, quindi, si restringerebbe a dieci mesi e mezzo. A far pendere l’ago della bilancia verso i domiciliari, diversi fattori: il primo, è l’assenza – finora – di segni di pentimento da parte del condannato. «In questa fase – spiegano noti giuristi – si prescinde dal reato e si giudica la persona». E la persona non ha mai interrotto la propria personale guerra contro la magistratura. Inoltre, potrebbe pesare il fattore «fisico»: un Berlusconi in condizioni di salute non ottimali (a causa, ad esempio, del recente malanno al ginocchio che gli ha impedito di camminare) potrebbe non essere in grado di ottemperare ai servizi sociali.

Se si decidesse per questi ultimi, invece, il margine di manovra per i giudici sarebbe ampissimo. Con la possibilità – dato il caso in questione, praticamente senza precedenti – che il Tribunale di sorveglianza applichi con l’ex premier una formula molto «light», che potrebbe prevedere semplicemente alcuni incontri con un assistente sociale – magari a cadenza mensile – e una serie di permessi all’ex premier per recarsi a Roma per svolgere il proprio «lavoro», che è quello di leader politico. Sarebbe una formula che permetterebbe a Berlusconi di fare, con qualche limitazione, anche campagna elettorale. Ma fare ipotesi, nel controverso rapporto tra l’ex premier e la giustizia, può rivelarsi quantomai pericoloso.

IL TEMPO