Berlusconi deluso: fanno i furbi su intercettazioni e prescrizione

BERLUSCONI

ROMA «Io voglio collaborare sulla riforma della giustizia. Ma Renzi deve decidere se vuole farla davvero. Pensavo fosse più coraggioso». Silvio Berlusconi vive ad Arcore tutto il suo scetticismo. Amerebbe applicare anche alla riforma della giustizia – che per lui è la riforma delle riforme, il condensato della sua battaglia ventennale, il risarcimento politico-morale a tutte le pene che crede di aver ingiustamente dovuto sopportare gridando invano contro la «malagiustizia» – quell’approccio non divisivo e da padre costituente che ha adottato con successo sulla riforma del Senato. Ma per ora non se la sente di apprezzare il lavoro svolto dal governo. «Il 28 sapremo che cosa hanno prodotto – dice il leader forzista da Arcore ai suoi interlocutori riferendosi al consiglio dei ministri di fine mese – e poi giudicheremo». 
PALETTI
Ma già da adesso due o tre paletti l’ex Cavaliere li pianta sul terreno: «Hanno rinviato il nodo della costituzione del Csm. Fanno i furbi sulle intercettazioni e sulla prescrizione. E sul falso in bilancio, vogliono smontare tutta la nostra riforma. Così proprio non va». Spirito collaborativo insomma, ma solo spirito: una trattativa vera e propria tra Berlusconi e Renzi sulla giustizia non è ancora cominciata, l’uomo delle mediazioni – Denis Verdini – si sta applicando al negoziato sulla legge elettorale e non alla riforma della giustizia e le perplessità di Berlusconi su tutto quanto attiene alla parte penale della riforma sono di non poco conto. Riuscirà l’incontro tra l’ex premier e l’attuale premier, previsto nei primi giorni di settembre, ad avviare un dialogo vero per una riforma condivisa? «Io dirò a Renzi tutti i punti che secondo me non vanno – spiega l’ex Cavaliere – e farò di tutto per fargli capire come va affrontata la materia. Io di Renzi mi fido. Ma vedo troppe furbate per adesso». 
E’ un Berlusconi double face quello di queste ore. Non chiude del tutto e apprezza gran parte del lavoro di riforma sulla giustizia civile. Vuole tuttavia che Renzi sia fedele alle premesse e alle promesse. «Ha detto fin dall’inizio cose condivisibili sulla giustizia, si è subito rivelato come l’unico esponente non giustizialista della sinistra e anche Orlando non è mai stato un pasdaran. E però – incalza il padrone di Arcore – le parole non bastano. Dove sono i fatti?». Le perplessità di Berlusconi sono anche quelle che l’ex sottosegretario Caliendo, suo emissario nell’incontro di ieri, ha espresso al ministro Orlando. Il quale viene giudicato «molto evasivo» dai berluscones. L’ex premier vede la possibilità di una grande occasione ma si aspettava di più. «Ora forse ci sono le condizioni per cambiare radicalmente la giustizia – ragiona il leader forzista – perchè la sinistra è diversa da quella di prima in molte sue parti. Ma la casta dei magistrati e il loro strapotere incutono ancora troppo timore a tutti». Il leader forzista, per esempio, giudica «troppo blande» le nuove misure del governo sulla responsabilità civile indiretta dei giudici. In virtù delle quali, il cittadino vittima di malagiustizia potrà rivalersi non direttamente contro i magistrati ma attraverso lo Stato. Il quale, se la colpa sarà riconosciuta, potrà trattenere fino alla metà dello stipendio del giudice colpevole. 
Comunque il leader di Forza Italia ha dato ordine ai falchi di non sparare troppo. Tiene assai al dialogo con Renzi e con la maggioranza, e non vuole fare della giustizia la mina su cui salta tutto. Anche perchè questo è un terreno che, agli occhi dell’ex Cavaliere, si presta bene per la ricostruzione del centrodestra. Le identità di vedute con gli ex amici del Nuovo Centrodestra – su prescrizione, intercettazioni e responsabilità civile dei giudici – sono profonde e vengono da lontano. 
TRATTATIVA 
«Quello della giustizia – spiega Berlusconi ai suoi interlocutori – è un terreno sul quale possiamo ritrovarci e guai a sprecare l’occasione». Perciò Silvio un po’ morde e un po’ sta a vedere e vuole trattare su questa materia. Perchè comunque la trova adattissima a farlo stare nel grande gioco e al centro del teatro politico dal quale i frettolosi pensavano fosse stato estromesso. Il Nuovo Centrodestra teme però che un coinvolgimento vero di Berlusconi nella riforma della giustizia, proprio perchè le sue posizioni sono in buona parte le loro, faccia perdere al partito di Alfano visibilità e ruolo nel negoziato con Renzi e Orlando. 

IL MESSAGGERO