Berlusconi attacca: da Napolitano un dovere morale darmi la grazia

SILVIO BERLUSCONI 2

Ancora un’intemerata di Berlusconi contro il Capo dello Stato, ormai diventato l’obiettivo principale della sua campagna elettorale, dopo che i giudici di sorveglianza di Milano lo hanno diffidato dall’attaccare la magistratura. Eccolo, dunque, alla sua seconda uscita televisiva, a beneficio di Corrado Formigli per La 7, raccontare di «aver detto a Napolitano di concedermi la grazia motu proprio». E riaffermare che il presidente della Repubblica «aveva il dovere morale di concedermela, anche in assenza di un mio atto formale di richiesta». E perchè non ha chiesto lei la grazia?, chiede Formigli. «Perchè mi ritengo innocente, sono vittima di una sentenza mostruosa, anzi ridicola. Vedrete che sarà smentita dopo la revisione del processo che abbiamo chiesto a Brescia, o decadrà grazie al tribunale europeo per i diritti dell’uomo».
IL TEATRINO DELLE FESTE

L’ex Cavaliere sferra il suo ennesimo fendente da Arcore, seduto in una delle poltrone rosse del teatrino di damasco porpora della tavernetta che tanto ha fatto discutere durante la vicenda delle escort. Scuro in volto, assicura di essere «assolutamente sereno» di fronte alla prospettiva di assistere gli anziani della Sacra Famiglia.«Attendo la telefonata dell’assistente sociale per cominciare. Vedrete che tutto questo si trasformerà in un boomerang per chi ha voluto fermarmi. Magari andrò anche tutti i giorni. A fare cosa? Credo che parlerò, racconterò la mia storia, le mie esperienze, alle quali penso che molti saranno interessati». Però, sospira «è ridicolo pensare che si possa rieducarmi consegnandomi a dei servizi sociali e a dei colloqui quindicinali con assistenti sociali».
La sua campagna elettorale, comunque, non subirà interruzioni. «Come è normale per l’unico leader che ha saputo guidare il centrodestra, tenendolo unito», osserva. D’altronde, argomenta,«contro di me ci sono stati attacchi di tutti i tipi. E dire- si vanta- che nei miei 3.340 giorni di governo sono stato il miglior premier che l’Italia abbia mai avuto dal dopoguerra».E a Formigli, che lo rimprovera di «non aver fatto nessuna riforma», ricorda che «a bloccarmi sono stati prima Scalfaro e poi Napolitano, che si è fatto parte attiva per sostituirmi al governo con presidenti del Consiglio non eletti dai cittadini». E, torna a minacciare «ove ci fosse un’esigenza giurisdizionale, di fare i nomi dei testimoni che hanno sentito una telefonata, nel 2010, nella quale si prometteva a Fini il premierato, in cambio dello spostamento a sinistra di una parte dei suoi parlamentari per formare una una nuova maggioranza».
AVANTI SULLE RIFORME

Non è andata così, «grazie al nostro senso di responsabilità». «Che ci sarà ancora perchè- assicura- collaboreremo al processo delle riforme, a cominciare dalla legge elettorale, che va fatta al più presto. Ma questa volontà riformatrice non può essere intestata a Renzi- dice, alzando la voce- perchè i veri riformatori siamo noi, che, per primi volevamo cambiare il Senato nel 2005, ma siamo stati bloccati da un referendum assurdo. All’attuale premier, confessa «invidio l’età» e ammette di «non considerarlo davvero un avversario.L’avrei voluto in Forza Italia perchè non è comunista- sospira- ma poi si è fatto condizionare dal Pd del quale ha la maggioranza in segreteria, ma non nel Parlamento. Infatti- ridacchia- il suo job act è diventato un Cgil act».
Sarebbe Renzi l’erede ideale, fa capire. Nega invece che dopo di lui possa esserci un altro Berlusconi. «Nè Marina, nè Barbara», ripete. E, dopo aver smentito, una volta di più, la gravidanza di Francesca Pascale, risponde con una faccia attonita, che vale più di un no, alla domanda su probabili prossime nozze. Conclude con la difesa appassionata di Marcello Dell’Utri, «persona perbenissimo, cattolicissimo e coltissimo, torturato da 20 anni da un’accusa assurda, concorso esterno in associazione mafiosa, che deriva da un reato che non è previsto da codici, ma è un’invenzione».

Il Messaggero